NEGOZI CHIUSI ALLA DOMENICA, M5S E LEGA AVVIANO ITER/ Ultime notizie: solo 8 aperture, previste deroghe

- Niccolò Magnani

Domeniche con negozi e centri commerciali chiusi: la proposta Lega-M5s, “solo 8 aperture all’anno”. Iter di legge contro il “Salva Italia” di Monti, guerra alle liberalizzazioni

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Il Movimento 5 Stelle e la Lega potrebbero rivoluzionare il mondo del commercio e la settimana lavorativa. L’idea è di reintrodurre l’obbligo di chiusura la domenica e nei giorni festivi per i negozi, fatta eccezione per dicembre e altre quattro domeniche durante l’anno, per un totale dunque di 8. Gli esercizi commerciali delle località prettamente turistiche dovrebbero rientrare tra le eccezioni. L’obiettivo è di mandare in soffitta le liberalizzazioni di Monti. In commissione Attività produttive della Camera ci sono quattro proposte di legge: una della Lega, firmata dalla presidente della commissione Barbara Saltamartini, una di M5s, una del Pd e una di iniziativa popolare. «Oggi in commissione abbiamo iniziato l’iter per rivedere le assurde liberalizzazioni del governo Monti sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Cambiamo rotta per non penalizzare più i piccoli commercianti e le botteghe storiche, e ridare a lavoratori e famiglie la libertà della domenica», ha dichiarato Saltamartini su Facebook. (agg. di Silvana Palazzo)

CAMERA COMMERCIO: “PAESE HA BISOGNO DEI CONSUMI”

Sulla stessa scia di Gradara (come potete leggere qui sotto) è anche il Presidente del Comitato Nazionale Italiano della Camera di Commercio Internazionale, Ettore Pietrabissa. La proposta del Governo che presenterà a breve alla Camera vede delle nuove norme che «andrebbero in controtendenza  con il momento che viviamo, in cui i consumi, le aziende e imprese che investono devono essere più sostenute e agevolate». Nonostante non abbia portato gli effetti e i benefici sperati, secondo Pietrabissa il “Salva Italia” del Governo Monti «lasciava ai commercianti la decisione se aprire o chiudere la domenica per consentire un ulteriore sviluppo dei consumi. Il nostro paese ne ha bisogno per far progredire ricchezza, Pil, sviluppo economico». 

FEDERDISTRIBUZIONE: “COSÌ CONSUMI A RISCHIO

Secondo il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, la proposta del Governo di tenere negozi chiusi la domenica è da bocciare in toto: intervistato dal Quotidiano.net, il rappresentante di molti commercianti esprime tutta la sua contrarierà alla norma che rivisiterebbe la “Salva Italia” del Governo Monti. «Per quel che riguarda le aziende che rappresento, quindi la grande distribuzione, parliamo di un mondo del lavoro dove c’è il 90 per cento dei dipendenti a tempo indeterminato e i contratti tengono conto del maggior disagio creato dal lavoro domenicale e festivo. Siamo all’interno di un mercato regolamentato che questo provvedimento vuole regalare all’e-commerce, settore che presenta meno tutele nella gestione dei rapporti di lavoro», spiega Gradara che poi precisa ancora, «Il dato è che siamo ancora sotto i consumi che avevamo nel 2010 e stimiamo che, ripristinando le chiusure festive e domenicali, ci potrà essere un calo dell’1 per cento nel settore alimentare e del 2 per cento in quello non alimentare. Con un indubbio vantaggio a favore dell’e-commerce». 

A RISCHIO 400MILA POSTI DI LAVORO?

Di Maio aveva anticipato il DDL che potrebbe portare alla chiusura domenicale degli esercizi commerciali, fata eccezione per le domenica di dicembre e altre 4 a scelta durante l’anno. La decisione aveva fatto discutere per tutta l’estate e aveva resto preoccupate diverse associazioni di categoria. Stime particolarmente negative erano state stilate ad esempio da Confimprese, che aveva previsto per gli esercenti una contrazione molto importante del fatturato, intorno al 10%, e che vedeva a rischio circa quattrocentomila posti di lavoro. I riposi festivi condizionano infatti i turni anche nel mezzo della settimana e richiedono meno forza lavoro, a livello nazionale le stime portano a perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ma dall’altra parte i difensori del DDL parlano comunque di un sistema che infliggerà un colpo alla precarietà proprio in virtà dei turni più stabili. (agg. di Fabio Belli)

CONFESERCENTI: “SOSTEGNO A DDL”

La maggioranza, ancora una volta compatta (anche se la proposta arriva da esponenti della Lega), si muove per dare uno stop deciso alle aperture domenicale dei negozi con un apposito ddl. L’esecutivo insomma si prepara a intraprendere quella che, viste le premesse, si prospetta una vera e propria battaglia sul fronte delle liberalizzazioni, con gli esercenti che avranno un limite di sole otto aperture domenicali nel corso dell’anno (di cui quattro nel mese di dicembre). La proposta è arrivata dalla 46enne deputata del Carroccio, Barbara Saltamartini, che l’ha presentata in Commissione Attività Produttive e che prevede, inoltre una revisione della regolamentazione degli orari di apertura, con le relative deroghe in determinati giorni e zone del territorio. La proposta di legge può quindi cominciare il suo iter alla Camera: “Tuteleremo chi lavora nei centri commerciali e i piccoli negozianti che sono distrutti dalla grande distribuzione” ha spiegato Giorgia Andreuzza, capogruppo della Lega in Commissione, e a stretto giro di posta la posizione di Confesercenti che, in una nota, ha spiegato di apprendere “con soddisfazione” la notizia della proposta di legge che darebbe “un segnale a migliaia di italiani, imprenditori e lavoratori, che aspettano un intervento correttivo sulla deregulation totale oggi in vigore”. (agg. di R. G. Flore)

CHIUSURA DOMENICALE DEI NEGOZI

Il Governo Lega-M5s tira dritto verso uno dei temi affrontati in campagna elettorale tanto dal Carroccio quanto dai grillini: si va verso la modifica della norma che consente a negozi e supermercati di restare aperti senza alcuna restrizione alla domenica. Un iter annoso che porta dentro plurimi ambiti di discussione – dal fronte sociale a quello religioso fino a quella strettamente economico – arriva ora sul tavolo del Governo gialloverde che intende mettere mano al decreto “Salva Italia” dell’esecutivo Monti: l’obiettivo, di fatto, è quello di combattere quelle liberalizzazioni sul fronte attività produttive, proprio come le chiusure domenicali nei negozi e centri commerciali sul territorio. «Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane», ha spiegato in Commission Attività Produttive della Camera, dove ha presentato un iter per rivedere il “Salva Italia”, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Michele Dell’Orco (Movimento 5 Stelle).

IMPRENDITORI NON CONVINTI

«Tuteleremo chi lavora nei centri commerciali e i piccoli negozianti distrutti dalla grande distribuzione», ha poi aggiunto ancora il deputato grillino, intenzionato a dar atto all’accordo siglato in Contratto di Governo anche con la Lega. «La Lega ha incardinato in commissione Attività produttive della Camera la proposta di legge, a prima firma Saltamartini, che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali», ha chiarito Giorgia Andreuzza, capogruppo della Lega in commissione. Secondo il governo gialloverde, le liberalizzazioni di Monti non hanno prodotto gli effetti sperati, «Occorre dunque una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall’altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d’uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività» ha spiegato ancora Andreuzza. Non sono per niente convinti, in tutto questo, gli imprenditori che vedono possibilità di perdite economiche e sconvolgimenti degli orari produttivi: i commercianti e le organizzazioni di categoria temono perdite fino a 400mila posti di lavoro e si stanno già preparando per discutere e opporsi il più possibile all’idea lanciata da Lega e M5s. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, «L’obbligo di chiusura domenicale e festiva non si applica agli esercizi commerciali di località turistiche, di montagna e balneari per i quali l’orario di apertura e chiusura non è soggetto ad alcun obbligo».

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