Sergio Cervellin, l’inventore del Mocio Vileda/ Il signore del castello del Catajo: “Un posto magico”

Sergio Cervellin, l’inventore del Mocio Vileda è diventato il signore del castello del Catajo: “Un posto magico: le ore passano senza che me ne accorga”.

01.01.2019 - Carmine Massimo Balsamo
Sergio Cervellin
Sergio Cervellin

Ideatore del Mocio Vileda, Sergio Cervellin è uno degli imprenditori più noti del nord Italia e da qualche tempo non sono le per le fortune della sua impresa e per il suo fatturato. Impegnato ora nel campo delle «nuove tecnologie per i carrelli», dal 2016 è proprietario del Castello di Battaglia Terme, diventato polo museale e ricettivo. Il castello è quello del Catajo, costruito nel Cinquecento e affrescato dallo Zelotti, ed è avvolto dalla leggenda. Cervellin, intervistato da Il Gazzettino, ha ripercorso il suo cammino: «Nel 1985 ho aperto la mia prima attività, la Euromop, credevo già nell’Europa, una società tra me e la prima moglie, in cinque anni passata da 170 milioni a 5 miliardi di fatturato. Allora la banca del territorio ti aiutava, credeva nelle aziende e nelle persone. Quando sono diventato Mister Mocio Vileda? Capii che copiare non bastava più, eri costretto a rincorrere la concorrenza, così cominciai a creare i brevetti che dal 1990 ho venduto al gruppo Vileda, tra gli altri uno che ancora adesso è in produzione, copiato in tutto il mondo: un telaio di un mocio che prima aveva 300 viti, io l’ho trasformato senza una vite, tutto a incastro. E’ il famoso Mocio Vileda venduto in milioni e milioni di pezzi».

IL CASTELLO DEL CATAJO, UN POSTO MAGICO

Sergio Cervellin poi parla del suo castello: «Non sono un uomo di cultura, però un giorno passando davanti al castello lo vidi tetro e abbandonato. Mi sono domandato subito: come mai nessuno ha pensato di comprarlo? Credevo non fosse alla mia portata. Nel 2015 era in vendita, l’avevano messo all’asta: da 11 milioni si era scesi a tre. Ero libero, avevo appena venduto l’azienda, ho pensato che questo sarebbe stato il mio gioiello e ho partecipato, convinto che ci fosse grande concorrenza. Invece, mi sono trovato l’unico e a marzo 2016 mi è stato consegnato il castello. I Beni Culturali si erano ben guardati da esercitare la prelazione. Il giorno dopo la consegna c’erano 40 persone che lavoravano, mi sembrava già bello». E sottolinea, ai microfoni de Il Gazzettino: «Volevo mettere un bene storico alla portata di tutti, non farne la mia residenza. Tutti dovevano sapere che all’interno del castello c’erano bellissimi affreschi di cinquecento anni fa. Questo è il mio gioiello, ma non è il mio. Quanto costa mantenerlo non lo so, questa è un’opera senza fine. Se cambi una trave rischi ogni volta di dover cambiare il tetto. Abbiamo registrato quasi 50 mila visitatori, il record per una dimora storica: prima erano 5 mila e zero eventi, oggi per sposarti qui devi prenotarti anni prima. L’attività principale è quella museale, ci rivolgiamo alle scuole, abbiamo un festival per bambini. Questo è un posto magico, un posto di tranquillità, le ore passano senza che me ne accorga».



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