Veronica Panarello farà ricorso in Cassazione/ Omicidio Lorys Stival, “condanna ingiusta”: piano difesa in 3

- Niccolò Magnani

Veronica Panarello, la difesa presenterà ricorso in Cassazione dopo la condanna in Appello a 30 anni di reclusione: omicidio di Lorys Stival, il piano della Difesa in 3 punti

veronica_panarello_quarto_grado_01_2017
Veronica Panarello

Dopo le motivazioni uscite sulla condanna in Appello a Veronica Panarello – «capace di intendere e di volere», qui il focus sulla condanna a 30 anni di reclusione – la mamma di Lorys Stival non si arrende e con l’avvocato della difesa medita la strategia per fare ricorso in Cassazione, nel terzo e ultimo grado di giudizio. L’avvocato Francesco Villardita, legale storico della Panarello fin dalle prime accuse ricevute, vuole rigettare le conclusioni dei giudici dopo la condanna durissima ricevuta in Appello dalla mamma del bimbo ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. Secondo la giustizia italiana la donna è l’unica responsabile dell’omicidio, con una «lucida crudeltà utilizzata per commettere il delitto e provare poi a depistarlo» riportano i giudici nelle motivazioni della sentenza. Oggi a Pomeriggio 5 il caso viene di nuovo affrontato proprio per capire su come e su quali elementi verterà la strategia della difesa Panarello nei prossimi mesi.

L’AVVOCATO DI VERONICA PANARELLO: LA STRATEGIA DIFESA IN 3 PUNTI

«Presenteremo il ricorso in Cassazione, ci stiamo già lavorando» ha spiegato l’avvocato di Veronica Panarello lo scorso 8 gennaio, il giorno dopo le motivazioni depositate dalla Corte d’Appello. Il ricorso verterà su tre punti, «il primo è certamente l’elemento soggettivo del reato – dice il penalista all’Ansa -. Si parla di dolo d’impeto, ma anche di pianificazione con il sopralluogo di Veronica Panarello al canalone, e questa è una contraddizione». Il secondo punto dovrebbe essere l’assenza sostanziale di movente che in un delitto del genere difficilmente comunque può essere “spiegato”, mentre il terzo e ultimo punto della strategia difensiva verterà «la capacità di intendere e volere dell’imputata, scompare la criticata sindrome di Medea, finita nel dimenticatoio».



© RIPRODUZIONE RISERVATA