Maria Teresa Dell’Unto, infermiera uccisa dal collega/ Angelo Stazzi, serial killer all’ergastolo (Commissari)

- Emanuela Longo

Maria Teresa Dell’Unto, il caso dell’infermiera uccisa dal collega Angelo Stazzi, condannato all’ergastolo per altri omicidi, oggi a Commissari

Maria Teresa Dell'Unto
Maria Teresa Dell'Unto (Chi l'ha visto)

Sarà il caso di Maria Teresa Dell’Unto al centro della nuova puntata di “Commissari – Sulle tracce del male”, la trasmissione in onda nella terza serata di Raitre e condotta da Pino Rinaldi incentrata sull’attività di indagine di alcuni commissari impegnati nei principali casi di cronaca giudiziaria. Il giallo di Maria Teresa Dell’Unto, infermiera romana nel reparto pediatria dell’ospedale Gemelli, ha inizio il 29 marzo del 2001. Dopo essere uscita dalla sua abitazione a Tragliatella, una frazione di Roma, nella zona di Bracciano, la donna salì a bordo della sua Fiat Punto. Quel giorno mise la carne a scongelare, come se dovesse fare ritorno ma di lei, da quel momento, si persero le tracce. Solo più tardi il marito, chiamando in ospedale, apprese che Maria Teresa era di riposo. La sua auto fu ritrovata il giorno seguente davanti alla stazione di Anguillara, mentre dal bancomat emersero alcuni prelievi in diverse zone di Roma, prima che questo venisse bloccato. Il caso finì per essere archiviato per l’assenza di elementi utili a condurre le indagini ma solo nel 2009, otto anni dopo, subì una svolta inaspettata che portò alla sua soluzione. E’ il 29 ottobre 2009 quando Angelo Stazzi, romano 64enne, ex collega della donna ora in pensione, fu arrestato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Dalle prime indagini condotte dalla speciale Unità Delitti Insoluti iniziò ad emergere anche il possibile movente: Maria Teresa quasi certamente sarebbe stata uccisa dopo aver deciso di non essere più garante dei debiti del suo assassino. L’ultimo era stato di ben 18 milioni di vecchie lire per una nuova cucina e per questo lui l’avrebbe uccisa. L’uomo, come rammenta Chi l’ha visto che sin da subito si era occupato del caso, era finito al centro delle indagini sin dal momento della scomparsa dell’infermiera ma gli elementi a suo carico furono ritenuti dal gip “equivoci” e perciò non sufficienti per procedere con l’arresto.

MARIA TERESA DELL’UNTO, IL COINVOLGIMENTO DEL COLLEGA ANGELO STAZZI

Con la riapertura del caso di Maria Teresa Dell’Unto, avvenuta nel 2008, gli inquirenti collezionarono numerosi elementi di colpevolezza a carico di Angelo Stazzi. L’uomo infatti aveva messo in scena un allontanamento volontario della donna con un telegramma, inviato da Torino, in cui la vittima spiegava alla famiglia di stare bene e di voler essere lasciata in pace. Tra gli altri indizi a suo carico, un orologio precedentemente appartenuto all’infermiera ma che l’uomo aveva regalato ad una sua compagna, successivamente riconosciuto dalla famiglia di Maria Teresa come di sua proprietà. Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere davanti al pm, Stazzi confessò il delitto, come rivelato dal capo della squadra mobile di Roma, Vittorio Rizzi: “l’uomo ha ammesso di aver ucciso Maria Teresa Dell’Unto e ci ha anche accompagnato sul luogo dove avrebbe sepolto la donna, un campo nei pressi di Anguillara Sabazia”, aveva dichiarato nel novembre 2009. Gli inquirenti confermarono che la donna fu uccisa il giorno stesso del loro incontro per motivi prettamente economici. I resti della vittima furono ritrovati nella vecchia abitazione dell’uomo, nei pressi di Roma, come indicato dal killer reo confesso e, come dichiarò la sua difesa, il suo arresto andò a coincidere con la volontà di Stazzi di liberarsi di un peso che da tempo si portava dietro.

Nel maggio dell’anno seguente, Stazzi fu coinvolto in un altro terribile caso: l’uomo fu accusato di aver compiuto in pochi anni una serie di delitti con vittime anziani ricoverati in una struttura sanitaria tra Tivoli e Guidonia. Accuse respinte dalla sua difesa: “Non è un omicida, né tantomeno è un omicida seriale”. Per il delitto della collega, Stazzi fu condannato a 24 anni di carcere; nel marzo 2014 giunse anche la condanna da parte della Corte di Cassazione di Roma che condannò l’uomo all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso sette anziani ricoverati in una casa di riposo alle porte della Capitale, in seguito alla somministrazione massiccia di insulina in soggetti non diabetici e, in due casi specifici, di psicofarmaci.

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