Cesare Battisti arrestato, Carla Bruni difende Sarkozy/ “Mio marito non ha mai negato l’estradizione”

Cesare Battisti arrestato, Carla Bruni difende Sarkozy: “Mio marito non ha mai negato l’estradizione”

16.01.2019 - Davide Giancristofaro Alberti
Cesare Battisti a Ciampino
Cesare Battisti (LaPresse, 2019)

Sul caso riguardante l’arresto di Cesare Battisti interviene anche l’ex Premier Dame, Carla Bruni. La moglie dell’ex presidente francese, Nicola Sarkozy, è uscita allo scoperto in queste ore per difendere l’operato di sua marito, accusato da molti di aver coperto il noto latitante italiano arrestato sabato scorso, durante la sua fuga in Francia. «Battisti non lo conosco – le parole dell’ex modella rilasciate ai microfoni de La Stampa non l’ho mai incontrato, non l’ho mai difeso ed è una grave calunnia quella di sostenere che mi sia battuta per negarne l’estradizione dalla Francia all’Italia». Al quotidiano torinese la Bruni racconta come sono andate le cose, schierandosi dalla parte del proprio consorte: «Mio marito non ha protetto Battisti durante i suoi anni di presidenza. Non so per quali ragioni questa menzogna sia stata inventata. Mi piacerebbe ci fosse silenzio, silenzio e non bugie, non pettegolezzi – conclude – al fine di rispettare il dolore mai sopito e in questi giorni vivo più che mai, dei familiari delle vittime».

CESARE BATTISTI: CARLA BRUNI DIFENDE SARKOZY

Ma perché viene tirato in ballo Nicolas Sarkozy, ex presidente della nazione transalpina? Semplicemente perché nel 2004 Cesare Battisti si trasferì in Francia dove vigeva una legge indetta da Francois Mitterand che permetteva a coloro che si fossero rifugiati in Francia di non venire estradati anche se avessero commesso gravi reati. Lo stesso Sarkozy spiegò il proprio coinvolgimento nella vicenda in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2015: «Quello di Battisti – disse allora l’ex presidente francese – è un caso doloroso, all’epoca dei fatti ero in carica. Tutto è legato a Francois Mitterrand, che in passato, ai tempi degli attentati, nei confronti anche di gente che aveva sangue sulle mani ma si era rifugiata in Francia, aveva promesso di non estradarli. Quella però rimase una promessa, non si tradusse in fatti. Ciò fa sì che ci siano procedure giudiziarie che in Italia vanno avanti».



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