OMICIDIO NOEMI, NUOVE INDAGINI SUI GENITORI DI LUCIO/ Esami su sassi e abiti vittima: non ha agito da solo?

Omicidio Noemi, nuove indagini sui genitori di Lucio Marzo. Il padre della vittima, Umberto Durini, a La Vita in Diretta: “Perdono? Deve dirmi tre cose prima”

02.01.2019, agg. alle 18:50 - Silvana Palazzo
Noemi e Lucio
Noemi Durini e Lucio Marzo (Web, 2018)

La riapertura del caso circa la morte di Noemi Durini, con la mancata archiviazione della posizione dei genitori di Lucio Marzo, esecutore materiale dell’assassinio della fidanzata (e condannato a 18 anni di carcere) è stato uno dei temi trattati nell’odierna puntata de La Vita in Diretta, con Tiberio Timperi che he ha discusso in studio con la criminologa Flaminia Bolzan e con l’avvocato Giuseppe Marazzita. Con i suoi ospiti Timperi ha cercato di capire in che direzione potrà andare questo supplemento di indagini e quali saranno i punti salienti per verificare un eventuale coinvolgimento dei coniugi Marzo nella torbida vicenda, capendo anche se il figlio possa davvero aver fatto tutto da solo o abbia avuto anche un altro complice, tenuto conto non solo dello stato alterato in cui si trovava il ragazzino in quelle ore ma anche in relazione al fatto che i sassi utilizzati sul cadavere di Noemi erano troppo pesanti per una persona sola. A detta della Bolzan, restano molti dubbi che possa aver agito da solo, anche se si dovrebbe andare cauti con i rilievi del Dna sugli indumenti della vittima dato che la ragazza potrebbe essere stata con quegli abiti a casa Marzo in altre circostanze, fuorviando gli inquirenti. Secondo Marazzita, il supplemento di indagini non è solo necessario ma pure importante dal punto di vista investigativo anche se a suo dire porrebbero non essere dirimenti e mostrare comunque se non un coinvolgimento diretto nel crimine quantomeno in un momento successivo. (agg. di R. G. Flore)

RIAPERTO IL CASO DELL’OMICIDIO DI NOEMI DURINI

Resta aperto il caso dell’omicidio di Noemi Durini. Il fidanzato Lucio Marzo è stato condannato lo scorso ottobre con rito abbreviato a 18 anni di carcere, ma resta il dubbio sull’eventuale complicità dei genitori. Per questo sono stati disposti altri quattro mesi di indagini. Lo ha deciso il giudice Vincenzo Brancato che ha respinto l’istanza di archiviazione presentata nei confronti dei genitori del reo confesso. Bisognerà verificare il traffico telematico dello smartphone e delle sim card riferibili a Noemi Durini, a Lucio Marzio e ai suoi genitori, dal giorno precedente dell’omicidio all’arresto del ragazzo. Inoltre, bisognerà acquisire ed esaminare i filmati delle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso la Fiat 500 dal luogo di residenza degli indagati a quello del delitto. Si dovrà procedere poi con il sequestro di altri massi usati per seppellire la ragazza per valutare la presenza di eventuali tracce degli indagati. Infine, si effettueranno altri accertamenti sugli indumenti indossati da Noemi Durini per verificare eventuali tracce biologiche degli indagati.

IL PADRE DI NOEMI DURINI: “PERDONO? LUCIO DEVE DIRMI TRE COSE PRIMA”

La notizia è stata commentata dal padre di Noemi, Umberto Durini, a La Vita in Diretta. «Mia figlia è stata uccisa da Lucio, ma deve essere stato aiutato dai genitori. Avrà raccontato tutto a suo padre che deve aver pensato alle pietre per seppellirla, mentre la madre avrà lavato la macchina. Loro lo hanno coperto». Questa è l’idea che si è fatta dopo l’omicidio della figlia. Il padre di Noemi Durini è disposto a perdonare Lucio, ma solo ad una condizione: «Deve dire la verità. Perché ha ucciso mia figlia, come e se c’entrano i suoi genitori. Potrei anche abbracciarlo. Ma non posso perdonare i suoi genitori. Sua madre non ha mai espresso dispiacere per mia figlia, ha un odio incredibile. Se loro non c’entrano, sono disposto a chiedere scusa». Umberto Durini ha rivelato di aver scritto una lettera alla figlia per il suo 18esimo compleanno. Lo ha fatto tra le lacrime, ricordano alcuni momenti. «Mi manca da morire, le voglio un bene immenso e mi dispiace di non averla capita. Dovevo capirla e aiutata, invece non l’ho fatto perché avevo i miei problemi».

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