SISSY TROVATO MAZZA: INDAGINI SU PISTOLA E PC/ Ex detenuta: “Forse tentativo di intimidazione finito male”

Sissy Trovato Mazza, indagini su pistola e pc. Accolta in parte l’opposizione all’archiviazione della famiglia. Ex detenuta rivela: “Forse vittima di tentativo di intimidazione finito male”

24.01.2019, agg. il 25.01.2019 alle 15:27 - Silvana Palazzo
Agente Sissy Trovato Mazza (foto da Twitter)

Il pm Elisabetta Spigarelli ha chiamato la genetista Luciana Caenazzo e l’ingegnere Nicola Chemello per fare luce sul caso di Sissy Trovato Mazza, la poliziotta 29enne trovata in un lago di sangue all’interno di un ascensore dell’ospedale di Venezia per un proiettile in testa. Ieri mattina il magistrato ha affidato l’esame del Dna sulla pistola e l’analisi del computer, accogliendo in parte l’opposizione all’archiviazione presentata dalla famiglia dell’agente morta due settimane fa dopo due anni di agonia. Negli ultimi giorni si è parlato molto delle scoperte che avrebbe fatto Sissy Trovato nel carcere femminile della Giudecca. C’è chi ha parlato di spaccio di droga, di festini con cellulari, di baci tra agenti e detenute. Il sito Fanpage ha raccolto la testimonianza di un’ex detenuta che ha raccontato come la giovane avesse intercettato cocaina in carcere: arrivava in lavanderia e poi veniva nascosta nella plafoniera di una stanza, evitando così i cani anti-droga. «Temo che quel giorno Sissy sia stata vittima di un tentativo di intimidazione finito male», si è lasciata sfuggire. C’è più di un giallo dunque: quello delle impronte digitali, visto che sulla pistola non sono state trovate neppure quelle di Sissy Trovato; quello del computer portatile, che lei stava usando ma che alla famiglia è arrivato formattato. (agg. di Silvana Palazzo)

LA SORELLA, “ERA UNA PERSONA RARA”

Di Sissy Trovato Mazza ha parlato anche la sorella, intervistata da La Vita in Diretta. «Era una viaggiatrice, una sognatrice. Era altruista e buona, amante degli animali. Era tante cose, cose tutte belle». Un bel ricordo che l’agente di polizia penitenziaria ha lasciato a tutte le persone che la conoscevano. «Era apprezzata per quello che faceva e come si comportava». Ma da sorella era particolare: «Ti diceva certe cose per aiutarti a crescere. Mi dava tanti consigli, parlavamo dei nostri genitori e di quanto loro la stressavano». Parlando della sorella e di quello che le è successo si è inevitabilmente commossa: «Ora tutto è cambiato, non si sa cosa è successo, questa è la cosa più brutta». Sul suo volto però torna il sorriso nel ricordo delle qualità di Sissy: «Era preziosa, una persona rara». Neppure la sorella crede alla tesi del suicidio e si aspetta risposte dalla magistratura. (agg. di Silvana Palazzo)

IL PADRE, “HO INCONTRATO IL MINISTRO BONAFEDE”

È morta senza un perché Sissy Trovato Mazza: lo cerca la sua famiglia che non ha mai creduto alla tesi del suicidio. E ora spunta una lettera segreta scritta il 30 settembre 2016. «Noi abbiamo sempre cercato la verità. Ci sono cose molto importanti che abbiamo mostrato alla magistratura», ha dichiarato il padre a La Vita in Diretta. Ma cosa sia successo a Sissy è ancora un mistero: «Non so cosa sia successo a mia figlia. Sicuramente in quell’ascensore era andata per chiarire qualcosa con qualcuno. Per noi è assurdo che sia andata lì per suicidarsi, non ne aveva motivo». Il padre sapeva che la figlia aveva scoperto qualcosa del suo luogo di lavoro: «Io le dicevo di farsi i fatti suoi, lei diceva che non poteva ignorare. Perché nessuno ci vuole vedere chiaro? Quale mano sta nascondendo tutto?». Ma il padre di Sissy Trovato Mazza può contare sul supporto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: «Di fronte ad un padre che ha subito una tragedia del genere, il minimo che posso fare è dargli un abbraccio per dirgli che lo Stato è fatto di persone. Io sono pronto ad affrontare tutti i terreni, anche se sono scivolosi. Io chiedo sempre di verificare le segnalazioni. Lavoriamo affinché la giustizia funzioni bene e sia credibile». Una vicinanza che ha rincuorato la famiglia: «Questo ministro mi sta vicino. Sono sicuro che arriveremo alla verità». Intanto si attendono risposte dagli esami: risposte certe arriveranno a febbraio. (agg. di Silvana Palazzo)

“HO SCOPERTO COSE GRAVI SULLE MIE COLLEGHE”

Una lettera segreta getta nuove ombre sulla morte di Maria Teresa Trovato Mazza, per tutti Sissy. L’ha trovata il padre Salvatore mentre metteva a posto i cassetti della figlia, morta il 12 gennaio scorso dopo essere finita in coma l’1 novembre 2016 per un colpo di pistola esploso nell’ascensore dell’ospedale civile di Venezia. Quel foglio ora è parte del fascicolo aperto per induzione al suicidio, contro ignoti. «Sono venuta a sapere di fatti gravi che riguardano le mie colleghe», scriveva la 29enne agente di polizia penitenziaria del carcere femminile della Giudecca. La lettera, scritta a mano e trovata nei documenti che l’agente conservava a casa, è stata pubblicata in esclusiva da Fanpage. Era indirizzata all’ex direttrice del carcere, Gabriella Straffi, oggi in pensione. Le parole sono poche, ma fotografano bene la posizione della poliziotta, che stava denunciando comportamenti illeciti dei colleghi e del personale carcerario nei confronti delle detenute. «Essendo la cosa molto delicata ho cercato di non ascoltare e di riferire tutto subito all’ispettore, la quale mi ha consigliato di parlare al più presto con la signoria vostra».

SISSY TROVATO MAZZA E LA LETTERA SEGRETA

Dalla lettera si evince tutta la preoccupazione di Sissy Trovato. Spaventata, chiede l’aiuto della direttrice che però, stando a quanto riferito dai parenti, avrebbe chiesto alla ragazza di limitarsi a fare il suo lavoro. Nella lettera ci sono i nomi delle detenute che avevano denunciato gli episodi, e la cui testimonianza Sissy aveva messo a rapporto. Ora è contenuta agli atti delle indagini della Procura di Venezia. Come riportato da Fanpage, alcuni mesi dopo quel misterioso colpo di pistola alla testa, molti agenti sono stati trasferiti dal carcere, mentre il medico carcerario ha patteggiato una condanna di 18 mesi per molestie sessuali alle detenute. «Era sempre disposta ad ascoltare e aiutare noi detenute nelle ingiustizie che succedevano all’interno dell’istituto. Ha sempre svolto il suo lavoro al meglio, solo che per il resto del personale non andava bene», ha raccontato una delle detenute a Fanpage. «Spero in una giustizia che non dimentichi ciò che è successo. Sarà sempre nel mio cuore e la ringrazierò sempre per quello che ha fatto per me».

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