Stefano Cucchi, legale famiglia: “Ancora pressioni e depistaggi”/ Pm: “Testimoni avvicinati da vertici Arma”

- Silvana Palazzo

Stefano Cucchi, il legale della famiglia: “Ancora pressioni e depistaggi”. Invece il pm Giovanni Musarò rivela: “Testimoni avvicinati da vertici Arma”

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Ilaria e Stefano Cucchi (LaPresse)

Testimoni nel processo bis sulla morte di Stefano Cucchi sono stati avvicinati, anche recentemente, dai vertici dell’Arma per modificare alcune deposizioni. È il pm Giovanni Musarò a rivelarlo, parlando di «fatti inquietanti». Il concetto è stato poi rafforzato anche dall’avvocato Fabio Anselmo della parte civile: «Al di là del fatto che queste attività di depistaggio sono proseguite anche di recente e che continuino durante una attività processuale così complessa questa circostanza è di una gravità inaudita». Nell’udienza odierna del processo per la morte del giovane geometra romano ha parlato il maggiore Emilio Bucceri, comandante della stazione Appia all’epoca dell’arresto di Cucchi. In quel periodo il militare non era in servizio in quanto impegnato «in un corso di riqualificazione professionale». In udienza ha dichiarato: «C’era una frase di Mandolini riferita alla polizia penitenziaria, mi disse “glielo l’abbiamo consegnato che era sano, ci vogliono tirare dentro per la giacchetta”». Il maggiore Roberto Mandolini in quel periodo era il suo vice e svolse funzioni ad interim in assenza del comandante.

STEFANO CUCCHI, PARLA COMANDANTE STAZIONE APPIA

Emilio Bucceri ha riferito nell’udienza del processo bis, davanti alla I Corte d’assise del Tribunale di Roma, che una ventina di giorni dopo la morte di Stefano Cucchi fu convocato un briefing presso la caserma di Cecchignola dall’allora comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Vittorio Tomasone, durante la quale vennero affrontate le vicende che vedevano coinvolto l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, per un’estorsione di cui fu vittima e per la quale sono stati condannati quattro carabinieri, e per il decesso del giovane geometra romano. Dieci giorni prima si era tenuta un’altra riunione nella sede del comando a piazza San Lorenzo in Lucina a cui però Bucceri non prese parte. «Non fui convocato, molto dopo seppi di quella riunione». Sulla ragione dell’accostamento tra i casi Marrazzo e Cucchi, il maggiore ha spiegato: «C’era stata risonanza mediatica e per questo erano interessati».

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