Bomba alla scuola di Brindisi, indagine di Vincenzo Nicolì/ Ergastolo a Vantaggiato: morì 16enne (Commissari)

- Emanuela Longo

Bomba alla scuola di Brindisi, indagine di Vincenzo Nicolì: Giovanni Vantaggiato condannato all’ergastolo. Nella strage perse la vita Melissa Bassi

Commissari
Commissari, Rai3

Sono le 7.50 circa del 19 maggio 2012 quando una bomba esplode davanti alla scuola Falcone-Morvillo di Brindisi. Mancano pochi giorni al ventennale della strage di Capaci in cui persero la vita oltre al giudice Falcone anche la moglie e tre agenti della scorta e quanto avvenuto nella cittadina pugliese assume sin da subito i contorni di un attentato in piena regola. Sarà “La Bomba” il titolo della nuova puntata – la settima – di Commissari – Sulle tracce del male”, la trasmissione condotta da Pino Rinaldi su Raitre ed in onda nella terza serata di oggi 26 gennaio. Un titolo semplice dietro al quale si cela una strage terribile avvenuta per mano di un uomo Giovanni Vantaggiato, 70enne di Copertino accusato di avere scagliato la bomba contro l’istituto professionale. I giovani studenti erano in procinto di entrare in classe quando un ordigno rompe la serenità di un normale sabato mattina. All’improvviso esplode un cassonetto e la scena che si presenta davanti è una delle più angoscianti: ragazzi a terra tra le lacrime, libri in fiamme, quaderni sporchi di sangue. Poco prima del suono della campanella furono tre in tutto le deflagrazioni davanti alla scuola. Una giovane studentessa, Melissa Bassi di Mesagne, muore sul posto, altri coetanei rimasero feriti. Le schegge prodotte dall’esplosione raggiunsero i negozi, mentre le urla dei genitori raggiunsero ben presto il luogo dell’attentato, insieme alle numerose ambulanze.

BOMBA DAVANTI ALLA SCUOLA DI BRINDISI: LE INDAGINI

Quella bomba esplosa davanti la scuola a Brindisi, colpì letteralmente il cuore della città e dell’Italia intera. Il Commissario Vincenzo Nicolì, ripercorre alla trasmissione di Raitre di tutte le fasi delle complesse indagini che alla fine portarono ad individuare il responsabile ed a rendere giustizia alle giovani vittime. Inizialmente il governo inviò sul posto centinaia di uomini di polizia e carabinieri per il controllo del territorio e le indagini. Le piste da seguire furono molteplici: il gesto di un attentatore solitario, il terrorismo, la strage mafiosa. Questo è stato anche l’ordine con il quale gli inquirenti hanno lavorato senza sosta prima di giungere ad un presunto responsabile. L’ombra della Sacra Corona Unita sembrava tuttavia sempre presente al punto che proprio il sindaco di Brindisi parlò di uno dei peggiori attacchi mai sferrato dall’organizzazione criminale mafiosa. Con il passare dei giorni però, emerse sempre più con maggiore chiarezza l’estraneità della mafia dall’attentato davanti alla scuola di Brindisi nel quale perse la vita la studentessa sedicenne. Grazie alle immagini delle telecamere fu possibile infatti risalire al colpevole, Giovanni Vantaggiato, identificato ed arrestato il 6 giugnocommissari, a meno di un mese dalla strage.

GIOVANNI VANTAGGIATO ALL’ERGASTOLO

Fu lo stesso Vantaggiato ad ammettere poi davanti ai magistrati le sue responsabilità. Prima dichiarò di aver agito senza una ragione precisa, poi gli inquirenti appurarono che dietro al gesto si celava una truffa da 342mila euro di cui fu vittima l’azienda della moglie di Vantaggiato, per una partita di carburante non pagato. Per questo motivo l’uomo, già accusato di tentato omicidio nei confronti del presunto truffatore, escogitò una vendetta eclatante per far conoscere a tutti la truffa subita. Nel corso del processo di primo grado, emerse tutto l’odio che Vantaggiato aveva maturato nei confronti dello Stato, con la sua convinzione che anche un maresciallo dei Carabinieri fosse implicato nella truffa ai suoi danni. Vantaggiato è poi stato condannato all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio. Nell’ambito dei vari processi, i giudici riconobbero l’aggravante della finalità terroristica dell’attentato, sulla cui contestazione si è giocato l’intero processo d’Appello. Secondo l’accusa l’uomo voleva “protestare contro la giustizia, intimidire la comunità infangando quelli che per noi sono eroi, Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, che meglio rappresentano l’ideale di giustizia e lo fece anche nell’approssimarsi della strage di Capaci”. Con la sua condanna fu fatta giustizia alla giovane Melissa, studentessa uccisa.



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