Giuseppe Difonzo, soffocò figlia 3 mesi: chiesto ergastolo/ Pm: “Indagare su assistenti sociali e psicologa”

Bari, chiesto ergastolo per Giuseppe Difonzo, il 31enne che soffocò la figlia di 3 mesi. Ma la procura chiede anche di “indagare su assistenti sociali e psicologa”

11.02.2019 - Silvana Palazzo
tribunale_processo_avvocati_magistrati_giudici_aula_crocifisso_lapresse_2017
Il processo in aula (LaPresse)

Giuseppe Difonzo, accusato di aver ucciso la figlia di tre mesi soffocandola nel sonno, rischia l’ergastolo. Lo ha chiesto la procura di Bari, che – come riportato dall’Ansa – vuole anche l’isolamento diurno per il 31enne di Altamura. L’uomo è accusato di omicidio volontario premeditato pluriaggravato e di due precedenti tentativi di omicidio. La bambina era nata nell’ottobre 2015 e fu ricoverata a inizio 2016 a causa di crisi respiratorie provocate, secondo l’accusa dal padre. I pm Simona Filoni e Domenico Minardi, al termine della requisitoria, hanno anche chiesto ai giudici della Corte di assise di trasmettere gli atti alla procura per «valutare le condotte delle due assistenti sociali e della psicologa del consultorio familiare» di Altamura che avevano preso in carico la bambina. Le loro relazioni, fatte pochi giorni prima della morte della bambina, esclusero l’ipotesi dei maltrattamenti e convinsero i giudici minorili a revocare quel provvedimento di affidamento in comunità che era stato già disposto per la piccola.

GIUSEPPE DIFONZO, SOFFOCÒ FIGLIA 3 MESI: CHIESTO ERGASTOLO

Giuseppe Difonzo avrebbe soffocato la figlia Emanuela, di soli tre mesi, nel suo letto di ospedale, stando a quanto emerso dalle indagini dei carabinieri. È accaduto nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 2016. Il 31enne, che era presente in aula, è detenuto dal novembre 2016. All’epoca dei fatti era già in carcere per violenza sessuale su una minorenne, una ragazza di 14 anni, per la quale era stato condannato con rito abbreviato alla pena di tre anni di reclusione. Ma oggi in aula c’era anche la mamma della piccola Emanuela, con il figlio di soli 7 mesi nel passeggino. La donna, come riportato dall’Ansa, è scoppiata in lacrime al termine della requisitoria. L’avvocato di parte civile in suo nome ha chiesto un risarcimento danni con provvisionale di 500mila euro. La prossima udienza si terrà il 22 febbraio: la parola passerà alla difesa, rappresentata dall’avvocato Antonello Contaldi. La sentenza è prevista per l’11 marzo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA