12enne diventa cieco per non vedere più il bullo a scuola/ Torino, il bambino: “Il cervello è andato in tilt”

- Paolo Vites

Malattie psicosomatiche: perde la vista per non vedere il bullo che lo perseguita

bullismo sam connor
Immagine di repertorio

I bambini possono essere le creature più mostruose, le famiglie il luogo dell’indifferenza e della solitudine dove questa cattiveria si alimenta. E’ quello che si deduce da questa storia riportata dal Corriere della Sera, quella di Andrea, oggi 12enne, che per dieci giorni perde l’uso della vista, quindi diventa cieco, “per non vedere più il bullo che lo perseguitava a scuola”. In realtà la storia, sempre da quello che si legge, è molto più complicata. Una sorta di triangolazione infantile dove la carenza affettiva ha prodotto risultati molto pesanti. La prima carenza è l’assenza di genitori e educatori, gli insegnanti, che, dicono, “non ci eravamo accorti di nulla”. Erano tre bambini, alle elementari, diventati un gruppetto di amici affiatato. Ma uno di loro non sopportava la presenza di Andrea, si è capito poi con il senno di poi perché lo vedeva come l’intruso che gli avrebbe portato via l’esclusiva dell’altro amico. E allora prese in giro pesanti, insulti, umiliazioni varie. Il tutto senza che nessuno si accorgesse di niente: “Li vedevo alle feste di compleanno divertirsi tutti insieme” dice la madre di Andrea. Quando la madre di questi ha provato a parlare con i genitori di quel bambino, loro hanno respinto ogni accusa. Famiglie che vedono i figli non come persone concrete, ma entità immaginarie, quello che hanno in mente di loro. E’ il crollo di ogni valore educativo, di ogni evidenza. E’ quello che succede continuamente. Quando Andrea perde la vista, si teme un tumore al cervello, ma la tac lo esclude. La diagnosi invece è un pesante disagio psicologico.

DIVENTA CIECO PER NON VEDERE IL BULLO

Ha passato due mesi nel reparto di neuropsichiatria infantile dove è riuscito a guarire tirando fuori tutto. Ha dovuto cambiare scuola, per non vedere più l’ex amico: «Oggi sono cambiato — dice Andrea, che continua ad essere seguito dallo psicologo —. Sono riuscito a capire quello che è successo: lui si sentiva minacciato da me». Dice che il suo amico non era un bullo, ma un carnefice: «Non lo odio, non lo voglio vedere morto per intenderci. Ma ancora non riesco a capire il motivo di tanta cattiveria. In fondo l’ha avuta vinta lui, sono stato io a dover lasciare e ad andarmene» dice. Una cosa buona almeno da questa storia è venuta fuori. Oggi Andrea partecipa come mediatore di conflitti al progetto Dallo scontro all’incontro: mediando si impara organizzato dal garante nazionale dell’infanzia. Tutto questo Andrea l’ha raggiunto da solo: famiglia e educatori dove erano?



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