“Gesù e San Giuseppe non erano falegnami”/ Cattiva traduzione dal Vangelo “scalpellini e costruttori di case”

Qual era il vero lavoro di Gesù prima di intraprendere la sua missione? Sarebbe stato un costruttore di case e non un falegname: ecco il “motivo”

12.02.2019 - Paolo Vites
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Guercino, Gesù e la samaritana al pozzo (1620 c.a) (Immagine d'archivio)

Ancora una volta si pare il caso della cattiva traduzione dal greco (originale) dei Vangeli al latino. Non è un caso eclatante come quello del Padre Nostro che recentemente ha tenuto banco, ma è comunque significativo per capire che sia stato Gesù nella vita precedente all’inizio della Sua missione e anche del padre san Giuseppe. Da sempre infatti Giuseppe e Gesù sono stati definiti dei falegnami. Secondo un approfondito studio di Daniel Esparza pubblicato sul sito Aleteia, il termine greco usato nei Vangeli di Marco e Matteo, téktōn, può essere tradotto in vari modi. In primo luogo, spiega, la zona dove viveva la Sacra Famiglia era povera di alberi, la maggior parte delle case era costruita con pietre, quindi il falegname classico non era esattamente un lavoro che si usava in quella regione. La parola greca veniva usata per indicare artigiani e lavoratori del legno, ma si riferiva anche agli scalpellini, ai costruttori e a quei maestri che insegnavano il lavoro ai giovani. Anche faber, la parola con cui è stata tradotta in latino, veniva usata per indicare lavoratori e artigiani. Ma l’autentico falegname, colui che lavora il legno, in latino si diceva “lignarius”.

FALEGNAME O COSTRUTTORE?

Secondo il professor James Tabor studioso biblico dell’Università del North Carolina, la traduzione costruttore (nel senso di muratore) o scalpellino sarebbe la traduzione giusta della parola greca. Infatti, spiega, Gesù nelle sue parabole e nei suoi insegnamenti usa spesso termini riferiti a quel tipo di lavoro, come pietre angolari o solide fondamenta, cose che farebbe pensare che se ne intendesse di quei lavori. Sempre secondo lo studioso, la parola téktōn si trova anche nel libro di Isaia e nella lista degli operai che costruivano o riparavano il Tempio di Gerusalemme, per distinguerli dai falegnami. C’è poi l’interpretazione del biblico ungherese Géza Vermes che dice che la traduzione in greco viene dall’aramaico, cosa logica, la lingua con cui originariamente sarebbero stati scritti i Vangeli. Non sarebbe, dice, stata tradotta dall’ebraico kharash che significa falegname, ma dall’aramaico naggara che significa maestro, uomo istruito quale sarebbe stato Giuseppe, una sorta di capo cantiere che insegnava il lavoro agli operai.



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