Napoli, bambini usati per spacciare cocaina/ 12 arresti, a capo Giovanni Gravino

- Davide Giancristofaro Alberti

Bambini utilizzati per spacciare cocaina a Napoli: 12 persone finite in manette

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Fa senza dubbio discutere quanto scoperto in queste ore a Napoli, dove 12 persone sono finite in manetta per spaccio, colpevoli di aver utilizzato anche minorenni, a volte bambini minori di 14 anni, per vendere la droga. L’andazzo illegale avveniva nel quartiere Ponticelli di Napoli, dove era tra l’altro presente anche la base operativa della stessa organizzazione criminale finita in manette. E sempre oggi le forze dell’ordine hanno arrestato un’altra coppia di spacciatori, due giovani di 32 e 25 anni, tali Emanuele Padulo e Antonio D’Angelo, residenti a Caivano, comune di circa 38mila abitanti in provincia del capoluogo campano. I due spacciatori sono stati colti sul fatto, visto che nell’appartamento sono stati rinvenuti 15 grammi circa di cocaina e una somma in contanti pari a 900mila euro, soldi derivanti dai guadagni illeciti dopo la vendita della droga. Padulo e D’Angelo sono stati arrestati in flagranza di reato e condotti presso la casa circondariale di Poggioreale. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

NAPOLI, BAMBINI COME POSTINI DELLA DROGA

Bambini, ragazzini, adolescenti usati come “postini” della cocaina da anni: la banda sgominata a Napoli e dintorni è un risultato importante delle forze dell’ordine che interrompono così un “iter” criminale e allucinante che da tempo proseguiva all’interno dei vicoli adiacenti la piazza di spaccio a Ponticelli, dove avvengono continue cessioni e smercio della droga utilizzando un linguaggio e segni di riconoscimenti “convenzionali”. I “postini della droga” venivano mandati dagli spacciatori in ogni angolo della città partenopea, nascondendo addosso i forti quantitativi di cocaina da smerciare come pattuito tra clienti e “rete” della droga. All’interno di questo contesto disumano e criminale, i fratelli Gravino (Giovanni ed Enzo), secondo la Procura di Napoli, «hanno mostrato di non avere remore a coinvolgere anche minori sotto i 14 anni nelle attività illecite». (agg. di Niccolò Magnani)

SGOMINATA LA BANDA GRAVINO

Dodici camorristi sono stati arrestati a Napoli, accusati, fra gli altri crimini, di aver utilizzato dei bambini per spacciare droga. Come riferisce Il Messaggero, i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Dda, nei confronti di 12 soggetti, tutti appartenenti alla malavita organizzata campana. Una serie di arresti che giungono dopo una lunga indagine nata a seguito dell’omicidio di Mariano Bottari, ucciso a luglio del 2014 a Portici. Le forze dell’ordine sono risalite a tale “Giovanni”, nominato durante una conversazione telefonica di un altro pregiudicato, identificato poi in Giovanni Gravino, classe 1980. Nonostante l’inchiesta non abbia permesso di appurare con certezza l’assassino del pensionato Bottari, si è potuto scoprire l’esistenza di una piazza di spaccio di cocaina nel quartiere di Ponticelli, promossa e organizzata dallo stesso Gravino con l’aiuto di Maria Pina Sartori, la sua convivente.

BAMBINI USATI PER SPACCIARE COCAINA A NAPOLI

La base operativa dello spaccio era l’abitazione della stessa coppia Gravino-Sartori, un appartamento di Ponticelli dove gli stupefacenti veniva custoditi, confezionati in piccole dosi, e quindi smerciati agli spacciatori che facevano da tramite con i clienti. La stessa abitazione era spesso usata come “rivendita al dettaglio” della cocaina, e allo spaccio partecipavano anche alcuni famigliari della coppia, come Anna Sartori, Patrizia Ariosto e Enzo Gravino, con ognuno che forniva il proprio contributo all’attività illecita. Un’organizzazione criminale che si avvaleva anche di baby spacciatori, visto che, come hanno potuto appurare gli inquirenti, molti ragazzini anche al di sotto dei 14 anni venivano usati per vendere la roba ai clienti. Le forze dell’ordine hanno arrestato, fra gli altri, anche Castrese Brusco, che acquistava grosse quantità di cocaina da Gravino, per poi rivenderla autonomamente. La droga veniva confezionata in dosi da 0.2, 0.5 e 0.8 grammi, e venduta a 55/60 euro ogni grammo.

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