Italiano ex jihadista/ “Sono stato un terrorista ma ne sono uscito vivo”

Italiano ex jihadista, le confessioni di un combattente Isis a Fausto Biloslavo: “Sono stato un terrorista ma ne sono uscito vivo”

Italiano ex jihadista (Porta a Porta)
Italiano ex jihadista (Porta a Porta)

Italiano ex jihadista, le confessioni di un detenuto come combattente straniero in Siria a Fausto Biloslavo per Porta a Porta. Samir ha combattuto quattro anni con l’Isis per poi arrendersi e ha raccontato: «Vengo dall’Italia, ero nello stato islamico: penso di essere stato un terrorista non così grande, so cosa ho fatto e cosa non ho fatto, ma ora ne sono uscito e grazie a Dio sono vivo». Prosegue l’ex terrorista: «Sono nato in Provincia di Brescia e ho frequentato la scuola fino alle superiori, sono ancora legato all’Italia: ci penso sempre, ancora di più da quando mi hanno imprigionato, mi hanno detto che forse verrò trasferito in Italia». E spiega come è nata la sua affiliazione: «Quando ero nello stato islamico lo sapevano solo i miei genitori e mio fratello: nel 2012 mi sono trasferito in Germania e ho iniziato a frequentare un po’ di moschee. In Siria è iniziata la guerra, ho iniziato a vedere video su internet di tanti europei partiti per la Siria e ho deciso di farlo anche io. Conoscevo uno che è andato in Siria, mi ha dato il numero di una persona che si trovava in Turchia: a Istanbul l’ho chiamato e mi ha chiesto di venire in un posto. Un siriano ci ha preso con la macchina di notte: non era difficile, non c’era la polizia e nessun controllo».

“SPERO UN GIORNO DI POTER VIVERE UNA VITA NORMALE”

«Ho conosciuto dei ribelli, dei ragazzi europei, sono entrato nella loro brigata: venivano da Francia e Germania, mi hanno addestrato su come usare le armi. I combattenti più duri e più cattivi erano quelli che venivano dalla Russia: non avevano misericordia», aggiunge l’italiano ex jihadista, rivelando: «Nelle moschee ci veniva detto di uccidere gli infedeli, loro andavano all’inferno e noi in paradiso». Continua Samir ai microfoni di Fausto Biloslavo: «A fine 2014 mi hanno arruolato in un gruppo di guardia della città. Ho tre figli, li ho avuti tutti e tre qui in Siria. Ero un soldato e lo stato islamico ti dà una casa e un piccolo stipendio, 150 dollari. L’unica chiesa che ho visto a Raqqa è diventata la base quando il Califfo ha fatto il suo discorso. Ho aiutato gente, che ci ringraziava di essere andati ad aiutarli: all’inizio l’ho vista come una bella cosa, ma poi ho realizzato di aver fatto un grande errore». Fino agli attentati in Europa: «Mettevano maxi-schermi nelle strade e nelle piazze per farli vedere alle famiglie. Nel 2015 è cambiato tutto: non sapevi se vivevi o meno, ho avuto paura per mia moglie e per i miei figli. Nel 2016 sono uscito da Raqqa per raggiungere dei trafficanti che aiutavano chi voleva uscire dallo stato islamico: volevo raggiungere l’ambasciata italiana di Istanbul per consegnarmi e non avere più problemi. Ho pensato alla prigione, ma non avevo altra scelta». Infine, una speranza: «Spero un giorno di poter vivere una vita normale con mia moglie e con i miei figli, magari in Italia».



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