SERENA MOLLICONE, LA PERIZIA INCASTRA I CARABINIERI/ Il padre “Da 18 anni lo ripeto”

- Davide Giancristofaro Alberti

Serena Mollicone, la perizia incastra i carabinieri: uccisa in caserma dal figlio dell’ex maresciallo Mottola

serena_mollicone_twitter
Serena Mollicone, Quarto Grado

Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, dal figlio dell’ex maresciallo Franco Mottola, Marco. E’ questa la conclusione è a cui è giunta la super perizia degli investigatori dopo 18 anni di indagini. Marco Mottola avrebbe avuto un alterco con la ragazza, che avrebbe poi sbattuto la testa contro la porta, forse dopo aver ricevuto un colpo, rimanendo gravemente ferita. Credendola morta, il maresciallo, il figlio e la moglie, l’avrebbero quindi legata e portata in un boschetto della zona, per poi accorgersi che fosse ancora viva e strangolarla. Ed è proprio verso quella caserma che il padre di Serena, Guglielmo Mollicone, punta il dito ormai da 18 anni a questa parte «Il maledetto giorno in cui mia figlia è scomparsa – rivelava in una recente intervista – e poi è stata uccisa, era andata in Caserma. E’ lì che è stata assassinata. Sono diciotto anni che lo sostengo». Un cold case forse risolto, e che nel corso dei suoi quasi 20 anni ha visto anche un’altra vittima, il brigadiere Tuzi, che avrebbe voluto testimoniare, ma che si è suicidato il giorno prima di parlare: «Si è tolto la vita – le parole del padre – perché, probabilmente, le sue dichiarazioni inguaiavano i responsabili del delitto di Serena». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SERENA MOLLICONE, LA PERIZIA INCASTRA I CARABINIERI

Ad uccidere Serena Mollicone, il figlio dell’ex comandante dei carabinieri di Arce. Sono convinti i carabinieri che stanno indagando sulla morte della diciottenne dal 2001, tesi esposta al sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, Maria Beatrice Siravo, come sottolinea l’edizione online di Repubblica. L’indagine è di fatto ripartita da zero, e dopo numerosi indizi i militari dell’arma sono sicuri di avere ricostruito l’intera vicenda di quello che è considerato uno dei cold case più importanti d’Italia . A questo punto la palla passa nelle mani della procura della repubblica, che dovrà decidere se rinviare o meno a giudizio i soggetti coinvolti, come indicato appunto dai carabinieri. Serena scomparve da Arce, in provincia di Frosinone, l’uno giugno del 2001, e venne trovata senza vita in un boschetto di Anitrella, vicino a Monte San Giovanni Campano, con le mani e i piedi legati, e un sacchetto in testa. La prima indagine portò all’arresto nel 2003 di Carmine Belli, carrozziere della zona, poi assolto dopo un anno e mezzo di carcere.

OMICIDIO SERENA MOLLICONE

La procura di Cassino continuò ad indagare, anche perché la ricostruzione dei carabinieri di Arce continuava ad avere diverse lacune, e nel 2008, poco prima dell’interrogatorio, si tolse la vita il brigadiere Santino Tuzi. Fu di fatto la goccia che fece traboccare il vaso e che indusse gli inquirenti ad approfondire l’ambiente dell’arma, dove la giovane Serena si era recata il giorno della sua morte per denunciare degli strani traffici che si svolgevano in paese. La ragazza sarebbe stata quindi portata in un alloggio a disposizione della famiglia dell’ex comandante, e lì aggredita. La giovane avrebbe sbattuto violentemente la testa contro una porta, e credendola morta i carabinieri l’avrebbero portata nel boschetto. Una volta trasportata, si accorsero che la ragazza respirava ancora e di conseguenza venne strangolata con un sacchetto. Sotto indagini, con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, l’ex comandante della stazione di Arce, il maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna, mentre con l’accusa di concorso morale nell’omicidio e per istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi, il luogotenente Vincenzo Quatrale, e con quella di favoreggiamento, l’appuntato Francesco Suprano. Secondo gli investigatori, ad uccidere materialmente Serena sarebbe stato proprio Marco Mottola, specificando anche il ruolo degli altri nella vicenda.

© RIPRODUZIONE RISERVATA