Boss Camorra a figlio di 5 anni “Devi sparare ai carabinieri”/ Intercettazione choc

Boss della Camorra istruisce il figlio di 5 anni alla violenza “Se vedi i carabinieri gli devi sparare”

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Immagine di repertorio (LaPresse, 2019)

Un boss della camorra ha istruito il figlio di soli 5 anni a sparare contro i carabinieri. E’ questa una delle tante intercettazioni, forse non la più significativa ma senza dubbio la più scioccante, riguardante Antonio Puoti, nome di spicco della malavita campana che si è insinuata anche nel Veneto e che negli scorsi giorni ha portato le forze dell’ordine ad arrestare 50 persone. I carabinieri hanno perquisito la casa di Antonio Puoti, e pare che il piccolo si sia spaventato per la presenza dei militari dell’arma nell’abitazione. A quel punto si sente il discorso dello stesso boss al piccolo. «Sono venuti i cornuti, figli di p* giù e ti metti paura?». «Sì», le parole del bimbo. «Tu adesso scendi giù a babbo, hai capito? Se no babbo si incazza! Tu lo sai dov’è la pistola, prendi la pistola e spara ai carabinieri e dici che è stato babbo. Sono loro che devono avere paura di te, non tu di loro, se loro ti danno fastidio babbo ti fa vedere di cosa sono in grado le sue azioni… Io nella mia vita ho sempre fatto il ladro e il mafioso». «Loro – conclude – contano quanto il re alla briscola: niente».

BOSS CAMORRA A FIGLIO DI 5 ANNI “DEVI SPARARE AI CARABINIERI”

Parole che mettono i brividi, soprattutto perché un padre, indipendentemente dal fatto che sia malavitoso o meno, dovrebbe insegnare sempre l’educazione e il rispetto ai propri figli, tanto più se si tratta di un bambino così piccolo come appunto il primogenito del boss camorrista. Antonio Puoti è originario dell’agro-aversano, ma da tempo si era trasferito ad Eraclea, in provincia di Venezia, per amministrare da lì la malavita. Il blitz delle forze dell’ordine di questa settimana ha permesso per la prima volta di accertare la presenza della Camorra in Veneto e in tutto il nord-est. I capi del sodalizio, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, erano Luciano Donadio e Raffaele Buonanno, entrambi originari della Campania ma trasferitisi in Veneto da quasi 30 anni. Con loro anche Antonio Puoti, Antonio Pacifico, Antonio Basile, Giuseppe Puoti e Nunzio Confuorto, gruppo di Casal di Principe, che avevano assoldato altri campani e veneziani come Girolamo Arena, Raffaele Celardo e Christian Sgnaolin.



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