Mauro Iovenitti, scomparso nel 1994 da Cogliate/ Il padre “Vorrei riabbracciarlo”

Il 25enne Mauro Iovenitti è scomparso da Cogliate durante la finale dei mondiali del 1994: l’appello del padre

Romano Iovenitti padre dello scomparso Mauro
Romano Iovenitti (Rai)

A Chi l’ha Visto? torna d’attualità un vecchio cold-case riguardante un ragazzo di 25 anni, tale Mauro, scomparso da Cogliate, in provincia di Monza, nel lontano 1994. Suo padre Romano Iovenitti, ha diramato un appello alla nota trasmissione di Rai Tre: «Mio figlio Mauro è un pezzo di cuore, come si suol dire, ci penso quando chiudo gli occhi alla sera, che vado a dormire, e quando li riapro la mattina, penso a quando ce l’avevo in braccio da piccolo, sentivo un bel calore…». Mauro scomparve la sera del 17 luglio del 1994, non una giornata qualunque: si giocava infatti la finale mondiale fra l’Italia e il Brasile, e come nel resto della nostra penisola, Cogliate era deserta per il grande evento, tutti erano in casa o nei bar a guardare il big match. Peccato però che quel giorno Romano e il figlio litigarono: «Avevamo bisticciato, non litigato – precisa Romano che poi aggiunge cosa gli disse – “Se non ti trovi bene vattene”. Io avevo un po’ paura di lui perché era grosso, e mi aveva già aggredito. L’ultima volta l’ho visto quel giorno».

MAURO IOVENITTI, SCOMPARSO NEL 1994 DA COGLIATE

Mauro era affetto da gravi disturbi psichici, emersi dieci anni prima la sua scomparsa, durante il servizio militare. Di conseguenza era stato congedato con anticipo dalla leva. Quando scomparve pesava circa 130 chilogrammi, ed era una persona pericolosa quando aveva le sue crisi. Nel corso di questi 25 anni sono successe molte cose, con la mamma di Mauro, Serafina, che ha accusato il marito Romano: «E’ stato lui – disse nel 1999 – l’ha ucciso e seppellito nel giardino di casa». La villetta di Cogliate venne quindi messa sotto-sopra, ma non si trovò mai il corpo del ragazzo e poco tempo dopo il padre venne scagionato. Ora, ad 85 anni, Romano vorrebbe scoprire la verità, con quel forte desiderio di dare ancora un abbraccio al figlio: «Mi piacerebbe riabbracciarlo. Se mi prende mi stritola ma correrei volentieri questo rischio: non c’è nulla di più caro di un figlio».



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