Iolanda, morta di tumore a 10 anni/ La madre: “Niente funerale, non credo più a Dio”

- Paolo Vites

La madre di una bambina di 10 anni morta di tumore rinuncia al funerale in chiesa perché ha perso la fede

iolanda morta tumore
Iolanda, morta di tumore a 10 anni (foto dal web)

Alla domanda perché i bambini muoiano, papa Francesco un paio di anni fa, durante un’udienza in Vaticano con operatori ospedalieri e malati, rispose così: “Io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta”. Aggiungendo: “Nemmeno Gesù ha dato una risposta a parole”. Iolanda, una bambina di 10 anni, è morta dopo lunga malattia nel reparto di Oncoematologia pediatrica di Napoli. Era vittima di un tumore alla testa. I primi segnali della malattia c’erano stati a marzo: un fastidio all’occhio sinistro, perdite di equilibrio, una crisi improvvisa a scuola. Viene visitata e la diagnosi è tumore aggressivo, poco tempo ancora da vivere. La chemioterapia le permette di tornare a scuola, sembrava che la massa tumorale si fosse ridotta, ma negli ultimi due mesi tutto era precipitato, con una crisi proprio lo scorso giorno di Natale: «Aveva perso l’uso della voce e delle gambe, non riusciva più a mangiare, a bere, era gonfia per il cortisone: da quel momento è iniziato un periodo di sofferenza estrema, in cui ha perso quasi 20 chilogrammi» racconta la madre. Adesso è morta e la madre, Nike, dice che non vuole il funerale in chiesa: «Non vogliamo fare il funerale, io non credo più: ho visto mia figlia soffrire troppo. Non auguro a nessuna mamma di vedere la propria bambina gridare dai dolori lancinanti. L’unica cosa che mi consola è che ha smesso di soffrire».

DIO E’ INGIUSTO?

Una reazione, questa, che si capisce benissimo, inutile fare i moralisti e cercare di offrire inutili consolazioni. Quelle, forse, le porterà il tempo, anche se nessuno deve sopravvivere ai propri figli, è il dolore più immane che ci possa essere, la crudeltà più sanguinante che si possa vivere. “Perché i bambini soffrono? Non c’è risposta a questo”, aveva detto ancora il papa quel giorno: “Soltanto guardare il Crocifisso, lasciare che sia lui a dare la risposta. ‘Ma padre, Lei non ha studiato teologia, non ha letto libri?’ Sì, ma guarda il Crocifisso: soffre, piange, questa è la nostra vita. Non voglio vendere ricette che non servono, questa è la realtà”. E allora? Allora ognuno troverà la sua risposta. D’altro canto, se questo appare crudele, nessuno ci ha mai detto che saremmo venuti al mondo per non soffrire. E’ parte dell’esistenza. Si può solo accompagnare chi soffre. “Dio è ingiusto? Sì, è stato ingiusto con suo figlio, l’ha mandato in croce. Ma è la nostra esistenza umana, la nostra carne che soffre in quel bambino, e quando si soffre non si parla: si piange e si prega in silenzio” aveva concluso Francesco. Dal dolore, vissuto senza chiudersi nel proprio buco nero, può sempre nascere qualcosa di buono. La domanda deve rimanere aperta.



© RIPRODUZIONE RISERVATA