Federico, ucciso a 9 anni dal padre/ “Mai creduta, ora giustizia per mio figlio!”

- Emanuela Longo

Federico, ucciso 10 anni fa dal padre durante incontro protetto nei locali dell’Asl. La madre attende giustizia, in attesa della sentenza di Strasburgo

Federico, ucciso a 9 anni dal padre
Federico, ucciso a 9 anni dal padre

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Federico, un bimbo di appena 9 anni massacrato a coltellate durante un incontro protetto nella Asl di San Donato Milanese. Ad impugnare l’arma quel giorno del 25 febbraio 2009, fu il padre egiziano di Federico, Mohamed Barakat, divenuto estremamente violento dopo un periodo di forte depressione. Trenta le coltellate inflitte sul corpo del suo bambino prima di uccidersi. Oggi, dieci anni dopo, la madre di Federico, Antonella Penati, ancora non riesce a darsi pace ed anzi ora più che mai è desiderosa di avere finalmente giustizia. “Ce l’ho davanti agli occhi, nella sua bara bianca. Ricordo che aveva le manine tagliate perché aveva provato a difendersi, povera creatura. L’ho abbracciato forte e gli ho fatto una promessa: “Ti darò giustizia amore mio”. Sono passati dieci anni e adesso mi aspetto che almeno un briciolo di quella giustizia arrivi da Strasburgo, visto che dall’Italia non è arrivato niente”, tuona oggi la madre al Corriere della Sera, senza trattenere la rabbia. “Com’è possibile che nessuno mi abbia ascoltato?”, continua a ripetere. Le tre persone che finirono sotto accusa sono state assolte. La Cassazione ha stabilito che non fosse loro compito tutelare fisicamente il bambino sul quale semmai avrebbero dovuto svolgere solo un ruolo sociale ed educativo ma non di controllo e vigilanza.

FEDERICO, UCCISO DAL PADRE: MAMMA CHIEDE GIUSTIZIA

Mamma Antonella non si dà pace e a distanza di un decennio ripercorre con la mente quanto accaduto al suo piccolo Federico: “Incontro protetto: si rende conto di quanto mi faccia inc… anche solo quest’espressione?”, commenta. La donna rammenta di aver chiesto aiuto molte volte, di aver firmato denunce. “Ero andata da tutti. Tutti. Assessori, assistenti sociali, carabinieri, psicologi, avvocati, giudici. Avevo detto a tutti quanti la stessa cosa: “vi supplico, non fate incontrare Federico con suo padre, gli farà del male, ci ha minacciati, mi ha promesso di ucciderlo, il piccolo ha paura di lui…” Niente. Non mi hanno creduta, e guarda com’è finita…”, dice oggi a distanza di 10 anni. Ripensando al padre del suo bambino, la donna ripercorre le tappe della loro separazione resasi necessaria “perché lui non era più l’uomo gentile e intelligente che avevo conosciuto”. I problemi fisici e psichici che sopraggiunsero nel tempo avevano portato alla fine del loro matrimonio ma oggi Antonella rimpiange non essere riuscita a convincere i suoi interlocutori: “Non mi hanno ascoltata. Dicevano che ero una mamma alienante e ipertutelante”. Antonella ricorda anche la paura del suo bambino in occasione degli incontri protetti con il padre: “Mi diceva: mamma non voglio vederlo, glielo dico io al giudice e alle signorine. Così chiamava le assistenti sociali”. Oggi, dopo l’assoluzione delle tre persone la donna si è rivolta alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e la sentenza dovrebbe arrivare a breve, nella speranza che possa mantenere almeno parte della promessa che la mamma fece al suo bambino dieci anni fa.



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