Alfio Molteni, architetto ucciso a Carugo/ 20 anni a moglie, ergastolo all’amante

- Silvana Palazzo

Omicidio di Alfio Molteni: confermate in Appello le condanne in primo grado. Quindi 20 anni alla moglie dell’architetto ucciso a Carugo, ergastolo all’amante

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Alfio Molteni

La Corte d’Appello di Milano si è espressa sull’omicidio dell’architetto Alfio Vittorio Molteni. Ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Como ad Alberto Brivio e quella a 20 anni di carcere in abbreviato a Daniela Rho, moglie della vittima. I due, amanti, sono ritenuti mandante del delitto. Uno degli esecutori materiali dell’omicidio è Vincenzo Scovazzo, per il quale è stato confermato il carcere a vita. Sono stati confermati 5 anni all’investigatore privato Giovanni Terenghi, accusato di stalking, incendio e calunnia per una serie di atti intimidatori nei confronti della vittima. Giuseppe De Martino, anche lui accusato di omicidio volontario, ha ottenuto uno sconto di pena: da 14 anni e 8 mesi a 9 anni e 10 mesi di carcere. Nella ricostruzione dell’accusa, avrebbe partecipato alla spedizione per gambizzare il professionista, che poi morì a causa delle gravi ferite riportate. Avrebbe accompagnato i due killer sul luogo del delitto.

OMICIDIO MOLTENI: 20 ANNI A MOGLIE, ERGASTOLO ALL’AMANTE

L’ex moglie della vittima, Daniela Rho, e amante di Alberto Brivio, ha scelto il rito abbreviato e collaborato con la giustizia, ottenendo così un cospicuo sconto di pena. Da qui appunto la differenza nell’entità della stessa. L’ex guardia giurata Luigi Rugolo è stato condannato a 19 anni per aver fatto da trait d’union tra la coppia di amanti e gli esecutori materiali dell’omicidio di Alfio Vittorio Molteni. Indicò Vincenzo Scovazzo come uno dei componenti del commando che sparò contro il professionista. Michele Crisopulli, uno dei partecipanti all’agguato, è stato condannato a 14 anni e otto mesi. Federico, il figlio maggiore della vittima, nato dal primo matrimonio dell’architetto, in aula ricordò la sera dell’omicidio: «Papà doveva venire a prendermi alla stazione, ma non c’era. Sono tornato a piedi. L’ho visto a terra. Urlavo: papà, papà. Era vivo, ansimava ma non mi rispondeva».



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