Mariam Moustafa, uccisa di botte da 6 bulle/ Nottingham, il padre “aiuto dall’Italia”

Mariam Moustafa, ad un anno dalla morte sopraggiunta dopo un brutale pestaggio da parte di sei baby bulle, il padre lancia un appello all’Italia

15.03.2019 - Emanuela Longo
Mariam Moustafa
Mariam Moustafa uccisa dalle bulle

Il 14 marzo 2018, dopo 22 giorni di agonia, Mariam Moustafa 18enne nata e cresciuta a Ostia ma di origini egiziane è morta dopo un lungo coma sopraggiunto dopo un brutale pestaggio avvenuto la sera del 20 febbraio 2018 a Nottingham, in Inghilterra, alla fermata dell’autobus, fuori dal Victoria Centre. Come spiega Corriere.it, la giovane trasferitasi 4 anni fa nel Regno Unito per realizzare il sogno di studiare ingegneria fu brutalmente pestata senza motivo da un gruppo di bulle, anche più piccole di lei. Dopo essersi avvicinate, iniziarono a chiamarla “Black rose”, probabilmente con intento razzista. Alla risposta della 18enne – “No, io mi chiamo Mariam” – le baby bulle le si scagliarono contro con violenza inaudita. L’italiana tentò di fuggire al gruppetto salendo su un bus ma fu raggiunta anche qui e nuovamente picchiata, fino a quando fu necessario l’intervento dell’autista per mettere fine all’assalto. A causa del brutale pestaggio la ragazza iniziò ad accusare dei forti mal di testa per i quali decise di recarsi al Queen’s medical center. Qui fu visitata ma nonostante le macchie sul cervello emerse anche dai referti, nessuno si sarebbe accorto della grave emorragia cerebrale al punto da essere dimessa. Durante la notte Mariam fu vittima di un malore ma dopo il ricovero al Nottingham city hospital entrò in coma per poi morire 22 giorni dopo.

MARIAM MOUSTAFA MORTA UN ANNO FA, L’APPELLO DEL PADRE

Sulla morte di Mariam Moustafa è stata aperta una indagine e il capo degli investigatori di Nottingham, Rob Griffin, qualche giorno dopo il decesso aveva commentato: “Sappiamo che coinvolto nell’aggressione c’è un gruppo di sei ragazze che abbiamo già identificato. Una è stata arrestata”. La baby gang è formata da cinque minorenni e dalla 19enne Mariah Fraser. Davanti al giudice, le sei ragazzine non appaiono più così unite ma ciascuna di loro intraprende una strategia difensiva differente. Due si dichiarano subito colpevoli confidando in qualche attenuante mentre un’altra 15enne si proclama innocente. Le restanti chiedono un rinvio a fine ottobre per prendere tempo. Ad un anno dalla morte di Mariam e in concomitanza con i nuovi episodi di violenza in Inghilterra, il padre Hatem continua a non darsi pace: “Secondo le ultime perizie, la mia bambina è morta per cause naturali e non per le conseguenze delle botte ricevute il 20 febbraio. In Inghilterra le indagini si stanno chiudendo così, ma io non posso accettare che se ne lavino tutti le mani in questo modo”, ha spiegato telefonicamente al Corriere. “E non accetto che lo faccia l’Italia, che è il paese dove Mariam è nata e cresciuta. Non ho intenzione di rinunciare ai nostri diritti e a quelli di mia figlia”, ha proseguito, lanciando un appello all’Italia, al prefetto di Roma ed alle autorità, “perché mi aiutino, perché esaminino tutte le carte del processo e tutti i referti medici. Il governo italiano, l’ambasciata italiana in Inghilterra, nessuno si è mai interessato a noi. E questo è stato un altro grande dolore”. Le sei bulle indagate, oggi sono tutte libere, in attesa dell’inizio del processo che le vede imputate, fissato al 23 aprile, con sentenza prevista già entro il 10 maggio.



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