Don Mario Frittitta/ Chi è frate che dice messa per boss morto e minaccia giornalista

Chi è don Mario Frittitta, il frate carmelitano che dice messa per il boss morto Tommaso Spadaro e poi minaccia giornalista di Repubblica

16.03.2019 - Silvana Palazzo
don mario frittitta reptv
Don Mario Frittitta

È diventata un caso la messa per il boss defunto. E non poteva essere altrimenti visto che il carmelitano Mario Frittitta ha officiato una solenne funzione in ricordo di Tommaso Spadaro, re della Kalsa a Palermo e padrino del contrabbando e della droga, condannato per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella. Lo chiama «nostro fratello Tommaso» nell’affollata chiesa di Santa Teresa. Ma non è solo la messa a destare indignazione e polemiche. Il carmelitano ha rivolto anche pesanti minacce ad un giornalista di Repubblica che gli aveva chiesto come mai avesse celebrato una messa per un mafioso, quindi uno scomunicato. «Voi siete cattivi. Stia attento a come parla, perché altrimenti lei la paga. Perché il Signore fa pagare queste cose». Affermazioni gravi che spingono l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice a intervenire. Ma non accetta alcun confronto padre Frittitta, anche se le domande nascono spontaneamente a fronte del suo passato “movimentato”. A metà degli anni Novanta, riporta il quotidiano, è stato arrestato e poi assolto dall’accusa di aver favorito il clan del latitante Pietro Aglieri. Ma comunque andava a dire messa nel covo del boss. Ma questa è una storia che il sacerdote non ha mai voluto raccontare.

DON MARIO FRITTITTA E L’ARRESTO: CONFESSAVA BOSS LATITANTE

La vicenda dell’arresto del carmelitano Mario Frittitta risale a vent’anni fa. Non passarono inosservate neppure le foto del frate a testa bassa tra due poliziotti con l’accusa di aver favorito la latitanza di Pietro Aglieri, il più grande e ricco trafficante di droga della Sicilia occidentale. Insomma, non un boss mafioso qualunque, ma un pezzo da novanta di Cosa Nostra. Il parroco della Kalsa, il quartiere arabo di Palermo, fu accusato di aver incontrato più volte Aglieri nel suo rifugio e di non essersi limitato a confessioni e messe, ma di aver dato anche consigli al boss. Dopo quattro giorni in isolamento, come spiegato da Repubblica nella sua ricostruzione, fu spedito lontano dalla Sicilia. In primo grado don Mario Frittitta si difese spiegando che voleva convertire il boss, ma fu condannato a due anni e quattro mesi. In Appello e in Cassazione l’assoluzione. E alla Kalsa fu accolto come un eroe. Per quei quattro giorni in carcere ha chiesto un risarcimento da devolvere ai bambini poveri del quartiere.

CHI È DON MARIO FRITTITTA

Padre Mario Frittitta sembrava scomparso dai radar fino a quando non è emerso l’ultimo incidente giudiziario: una mansarda abusiva sul terrazzo della sua chiesa. Ne ha parlato Repubblica, citando anche la reazione del carmelitano riguardo le confessioni dei latitanti. «A Palermo ce ne sono tantissimi», dice riferendosi agli altri preti. L’esperienza dell’arresto insomma non lo cambiò. «Non faccio il prete per quattro verginelle o due bambini da portare alla prima comunione. Devo salvare ciò che è perduto e Pietro Aglieri era perduto e si doveva salvare», dichiarò all’AdnKronos anni fa. Neppure il carcere intaccò la sua filosofia. «Ho vissuto quattro giorni in carcere, non mi hanno fatto né caldo né freddo». Però parlò di un’angoscia terrificante che lo spinse a chiedersi: «Perché è un male aiutare gli altri? Mi trovavo in quello stanzone freddo dell’Ucciardone, per avere aiutato una pecorella smarrita. Una notte ho chiesto a Gesù di morire». Voleva convincere Aglieri a costituirsi. Ma quando gli fu contestato anche di aver detto messa in un luogo poco consono, padre Frittitta rispose: «Ma direi messa anche in una stalla se spiritualmente trovassi la partecipazione, la commozione, l’intensità che ho trovato lì celebrando per Aglieri e i suoi amici».



© RIPRODUZIONE RISERVATA