Truffò il Lotto per 60 miliardi/ 20 anni dopo il mago del raggiro è finito in miseria

- Dario D'Angelo

L’ex usciere che truffò lo Stato per 60 miliardi di euro: il gioco del Lotto era manipolato, “fu tradito dall’avidità”. Oggi è malato e in rovina…

lotto 2019 lapresse
lotto 2019 lapresse

Fu grazie a lui, o per colpa sua, a seconda dei punti di vista, se il gioco del Lotto perse quella sorta di alone mistico che accompagnava ogni estrazione facendo sperare milioni di italiani nella vincita della vita davanti alla televisione. Bastava d’altronde che la dea bendata guardasse per una volta dalla parte giusta, che il bambino di turno estraesse le palline coi numeri giusti. Peccato, però, che la fortuna c’entrava poco o nulla: il meccanismo, incredibilmente, era manipolato. Il “mago” del raggiro non era un truffatore provetto, ma un uomo modesto che s’era ingegnato sul sistema per fare soldi lavorando dall’interno. Lo ricostruisce Il Corriere della Sera, spiegando come l’ex usciere dell’Intendenza di finanza di Milano, ideatore della truffa, avesse studiato tutto nei dettagli, osservando le abitudini del funzionario che a mezzogiorno del sabato “allineava in una scatola le 90 palline di metallo in cui un funzionario avrebbe inserito uno ad uno i bigliettini con i numeri prima di metterle in un cesto rotante dal quale un bambino bendato ne avrebbe estratte 5, quelle valevoli per la «ruota» di Milano”. Sì, il modo per truffare lo Stato c’era…

LA TRUFFA DEL LOTTO

Come si poteva fare in modo di vincere all’interno di un sistema che la maggior parte degli italiani credeva garanti? L’usciere, scrive Il Corriere, “aveva saputo da un ex collega che c’era la possibilità di truccare le uscite, ma non come. Dopo anni di studio e di prove aveva trovato la soluzione. Semplice e micidiale. Si era accorto che quando il funzionario metteva i numeri nelle palline seguiva sempre lo stesso ordine. Bastava fare in modo che almeno 5 fossero più lucide delle altre, quindi riconoscibili, per sapere con anticipo quale numero ci sarebbe finito dentro. Il resto lo avrebbe fatto il bambino che, figlio di un complice, avrebbe scelto le palline lucide grazie a un benda che gli avrebbe messo un altro complice in modo che potesse vedere lo stesso”. Ma come crollò il castello del raggiro? La situazione gli sfuggì di mano, l’operazione che doveva restare segreta, col passaparola arrivò alle orecchie di alcuni criminali pugliesi che minacciarono con gli spari pur di sapere in anticipo i numeri estratti. L’ex usciere allora si impaurì e si rivolse all’ispettore di Polizia Pio Radano. L’inchiesta fu avviata dall’allora sostituto procuratore di Monza Walter Mapelli, oggi procuratore di Bergamo, che ricorda:”Ero scettico, era incredibile. Sembrava impossibile che un meccanismo così presidiato potesse essere alterato con facilità e per tanto tempo”. Eppure…

IL TRUFFATORE OGGI IN MISERIA

Oggi l’ideatore della truffa del Lotto è malato e vive in miseria: la moglie,che partecipò delle vincite, racconta che ad occuparsi della famiglia sono alcuni parenti che beneficiarono del raggiro. Come l’ex usciere diventarono miliardari, poi dovettero restituire fino all’ultima lira. Mapelli spiega:”La cosa gli sfuggì di mano, non per colpa sua. Aveva bisogno della complicità di alcuni colleghi e dei genitori dei bambini. Per tutti la raccomandazione fu: ‘Attenzione, non ci scopriranno se non eccediamo. Vinciamo spesso e poco e non solleviamo sospetti'”. Non andò in questo modo: il passaparola allargò eccessivamente la portata delle vincite, basti pensare che in 3 anni di gioco e di imbrogli, la somma sottratta allo Stato toccò la sessantina di miliardi ed è probabile che molte delle vincite non furono totalmente recuperate poiché ritirare in contanti. L’autore della truffa? “Era una persona modesta, per lui fu una sorta di rivincita sulla vita. Diventò miliardario attraverso la cerchia dei familiari ai quali sequestrammo qualcosa come 7/8 miliardi di lire”. Era mosso soltanto da avidità, oggi ha perso tutto, è malato e vive in miseria. Paradossalmente se il Lotto è oggi diventato più sicuro è anche “merito” suo.

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