DELITTO SCOPELLITI, PATTO MAFIA-‘NDRANGHETA/ Dda, “sicari venuti dalla Sicilia”

Patto Mafia-‘ndrangheta dietro l’omicidio del giudice Scopelliti: tra i 17 indagati anche Matteo Messina Denaro, boss latitante n.1 in Italia

17.03.2019, agg. alle 16:30 - Niccolò Magnani
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Matteo Messina Denaro

Un patto tra mafia e ‘ndrangheta per uccidere Antonino Scopelliti, magistrato della Cassazione ucciso a 56 anni nella sua Calabria. Questo il quadro che emerge dalla mossa della Dda di Reggio Calabria, che nella sua inchiesta ha iscritto nel registro degli indagati boss siciliani e calabresi, tra cui quel Matteo Messina Denaro oggi numero uno di Cosa Nostra. Il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, sentito dall’Ansa, ha spiegato:”Con questa indagine – ha spiegato il magistrato – riacquista vigore la pista mafiosa già emersa con i processi celebrati nel ’94 e ’98. All’epoca, però, si parlava solamente di mandanti e non di esecutori. Si diceva che c’era un patto tra ‘ndrangheta e Cosa nostra, però si pensava all’ideazione, alla progettazione e al mandato omicidiario dalla Sicilia agli ‘ndranghetisti calabresi. Oggi, la nuova proiezione investigativa fa ritenere che anche gli esecutori, pur godendo di appoggi della ‘ndrangheta locale, siano venuti dalla Sicilia, che anche nella fase esecutiva Cosa nostra abbia svolto un ruolo fondamentale”. (agg. di Dario D’Angelo)

LA SVOLTA NELLE INDAGINI

Enorme svolta nelle indagini per l’omicidio del magistrato Antonino Scopelliti – sostituto procuratore Generale della Corte di Cassazione freddato il 9 agosto del 1991 a Villa San Giovanni mentre faceva rientro a Campo Calabro – con l’indizione di ben 17 indagati tra cui anche il ricercato n.1 Matteo Messina Denaro: il boss di Cosa Nostra latitante e più ricercato d’Italia potrebbe rientrare nella cospirazione alle spalle del magistrato che stava cercando di compiere in Calabria il medesimo lavoro fatto da Falcone e Borsellino in Sicilia. Come ricostruito dalla Dda di Reggio, sarebbe stato in atto un “patto” tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta per arrivare a chiudere per sempre la bocca al libero giudice, uno dei “martiri” nella lotta alle mafie del Sud Italia: delle 17 persone indagate dal procuratore Lombardo, ben 7 sono siciliane (oltre a Messina Denaro anche Marcello D’Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola) mentre 10 sono calabresi, ovvero Giuseppe Piromalli, Giovanni e Pasquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti, fonte Tg Com24.

IL DELITTO DEL MAGISTRATO SCOPELLITI

Secondo il pentito (a sua volta indagato) Maurizio Avola, lo stesso che nello scorso agosto ha fatto ritrovare il fucile utilizzato per uccidere Antonino Scopelliti, proprio Messina Denaro e gli allora vertici di Cosa Nostra sarebbero all’origine del patto con i clan ‘ndrini per eliminare il sostituto procuratore.  Anche un altro collaboratore di giustizia, Francesco Onorato, nel processo “‘ndrangheta stragista” ha sostenuto che Scopelliti «fu ucciso dalle ‘ndrine per fare un favore a Totò Riina che temeva l’esito del giudizio della Cassazione sul maxiprocesso alla Mafia siciliana». Scopelliti era in auto quel giorno del 1991 quando venne affiancato da 2 persone a bordo di una moto che aprirono il fuoco contro il magistrato, facendo finire fuori strada il veicolo. Il commando entrato in azione la sera del 9 agosto sarebbe stato composto sia da calabresi sia da siciliani: avrebbero utilizzato un fucile calibro 12 ritrovato nelle campagne siciliane proprio grazie alle indicazioni di Avola. Lo stesso pentito ha confessato un centinaio di omicidi per commissioni, compreso quello del giornalista Giuseppe Fava.

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