Ilaria Cucchi: “Pesavo 40 chili come Stefano”/ Foto, “Non ero anoressica, ma…”

- Emanuela Longo

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, pubblica su Facebook una foto: è lei all’epoca dell’arresto del giovane, pesava 40 chili come lui ma non era anoressica

Ilaria Cucchi
Ilaria Cucchi (Foto Facebook)

Nei giorni in cui Stefano Cucchi veniva arrestato, la sorella Ilaria pesava, esattamente come lui, appena 40 chili. Ma non era anoressica. Lo racconta lei stessa in uno scatto dell’epoca pubblicato su Facebook e che la immortala proprio come si descrive, nei giorni precedenti all’inizio del dramma che avrebbe poi travolto (e continua a farlo) la sua intera famiglia. E così, Ilaria Cucchi torna a parlare per mezzo dei social della morte dell’amato fratello al quale quotidianamente rivolge il suo pensiero, e lo fa con una foto che lascia riflettere in quanto torna anche sui famosi verbali dei Carabinieri, in cui i militari riferirono che il fratello era, tra le altre cose, anche anoressico. La smentita arriva proprio da Ilaria che nel suo post scrive: “Questa ero io pochi giorni prima dell’arresto di mio fratello. Alta come lui, pesavo anch’io poco più di 40 chili. Stavo bene come bene stava lui. Ero malata di anoressia nervosa? Mah… io non me ne sono accorta”. La sua magrezza, forse eccessiva ma comunque contornata dal suo grande sorriso mentre tiene in braccio la figlia, Ilaria la mette in luce senza vergogna nel suo scatto diventato inevitabilmente virale.

ILARIA CUCCHI, IL POST FACEBOOK

Ma nel suo post Facebook, Ilaria Cucchi lancia anche l’ennesima denuncia al modo in cui sono state condotte le indagini sulla morte del fratello Stefano: “Certo se mi avessero pestata violentissimamente spezzandomi la colonna vertebrale in due punti e provocandomi una commozione cerebrale avrei sicuramente smesso di stare bene. Se poi ne fossi morta in ospedale dopo sei giorni, sono certa che qualunque medico legale avrebbe mandato in carcere i miei aggressori”, scrive. Quindi conclude: “A meno che non fossero intervenuti con le loro “consulenze“ fatte in casa ma preveggenti i Generali Casarsa e Tomasone”. Il riferimento è ai documenti dell’Arma in cui Vittorio Tomasone – all’epoca dei fatti comandante provinciale a Roma – e l’allora comandante del gruppo Roma Alessandro Casarsa, arrivarono alle conclusioni sulle cause della morte di Cucchi ancor prima delle perizie. Negli stessi documenti si legge che “i risultati parziali dell’autopsia sembrerebbero non attribuire le cause del decesso a traumi” e si parla di “malessere attribuito al suo stato di tossicodipendenza” ma anche di “gravi patologie, anoressia, epilessia e sieropositività”.



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