IMANE FADIL, “NO TRACCE DI RADIOATTIVITÀ”/ Avvelenamento, omicidio o malattia rara?

- Emanuela Longo

Morte Imane Fadil, non ci sono evidenze di radioattività: al vaglio ancora tre ipotesi, proseguono indagini nel suo appartamento

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Imane Fadil (LaPresse)

Non ci sono tracce di radioattività nel corpo di Imane Fadil, la marocchina 34enne morta in circostanze sospette il primo marzo scorso. Le cause del suo decesso saranno chiarite in modo dettagliato solo con l’autopsia che sarà eseguita all’Enea di Roma, eppure, come riferisce Repubblica.it, restano tre le ipotesi ancora al vaglio: avvelenamento accidentale da metalli pesanti, omicidio per avvelenamento, malattia rara e fulminante. Non si può del tutto escludere, infatti, che la donna sia stata colpita da una malattia autoimmune che i sanitari della Humanitas non sarebbero riusciti a diagnosticare per tempo, dopo un ricovero di oltre un mese. Al momento però l’indagine da parte del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dei pm Luca Gaglio e Antonia Pavan procede spedita con l’ipotesi di avvelenamento da metalli pesanti. Come spiega MilanoToday, in parallelo a quelle mediche proseguono anche le indagini nell’abitazione della donna morta, nella quale “non sono state trovate sostanze sospette che possano spiegare la presenza di valori alti, ma non letali, di metalli nel corpo dell’ex modella”, spiegano gli investigatori. “Nulla è stato trovato che possa far ipotizzare che la donna possa aver volontariamente assunto queste sostanze”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LELE MORA: “ERA SOLA E AMAREGGIATA”

Dopo i risultati delle prime analisi sui campioni dei tessuti degli organi prelevati a Imane Fadil, l’inchiesta della procura di Milano sulla morte della giovane marocchina va avanti con l’ipotesi di avvelenamento da metalli. Ora si attende l’autopsia vera e propria, che verrà effettuata nei prossimi giorni, forse già sabato secondo SkyTg24. Ma intanto Lele Mora ha parlato al Fatto Quotidiano della modella: «La conoscevo, ma non benissimo e non l’ho mai frequentata». L’ex manager aveva portato Imane Fadil ad Arcore. «Era venuta a chiedermi di lavorare con me, ma non abbiamo chiuso nessun accordo di lavoro. Una sera, anzi due, l’ho invitata ad Arcore. Una volta abbiamo cenato, un’altra solo bevuto qualcosa». Poi, aggiunge, l’ha vista in tribunale altre due volte. «Questo fatto mi ha portato molto dispiacere, è morta una ragazza così giovane senza motivo… Le cause le scoprirà la magistratura oppure l’autopsia, di certo non le posso sapere io. Tutti vengono a chiederlo a me, ma come posso sapere io di cosa è morta questa povera ragazza?». Lele Mora ha poi concluso: «L’ho sempre vista molto sola e molto amareggiata dalla vita». (agg. di Silvana Palazzo)

NON È STATA AVVELENATA DA RADIOATTIVITÀ

Imane Fadil non è stata avvelenata dalla radioattività. Nessuna traccia di questo tipo è stata trovata nel corpo della modella, testimone dei processi Ruby, morta il 1° marzo scorso. Questo è l’esito dei primi esami disposti dalla Procura di Milano e condotti da un pool di consulenti – specialisti dell’istituto di fisica dell’Università di Milano – sui campioni dei tessuti degli organi. Stando a quanto riportato da Agi, che cita fonti qualificate, gli accertamenti «escludono la presenza di radioattività». I prelievi sono stati effettuati sul fegato e su un rene ieri pomeriggio. I campioni sono stati messi in appositi contenitori e inviati sia all’Arpa di Milano sia all’Istituto di Fisica dell’Università Statale. Il risultato delle analisi è che è «sempre più improbabile» che la giovane sia stata contaminata da sostanze radioattive. Ma l’ultima parola sulla presenza di tracce radioattive spetta ora al Centro ricerche Casaccia dell’Enea, vicino a Roma. Sembra cadere una delle tre ipotesi, quella di morte per avvelenamento da radioattività, ipotizzata per giustificare il decesso avvenuto dopo un mese di agonia alla clinica Humanitas. Ma restano in piedi le altre due: avvelenamento da metalli pesanti o morte naturale per una malattia autoimmune. (agg. di Silvana Palazzo)

IMANE FADIL, PRIMI ESAMI SU CORPO

Sono iniziati oggi, mercoledì 20 marzo i primi accertamenti sul corpo di Imane Fadil, testimone chiave nel processo Ruby e morta a Milano lo scorso primo marzo all’Humanitas in circostanze ancora tutte da chiarire. In mattinata, come aveva riferito l’Ansa, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano si era limitata a confermare la sua presenza in vista di una riunione preparatoria nella quale sarebbero state prese decisioni con i suoi consulenti. Dopo la riunione si sarebbe proceduto al cosiddetto carotaggio su alcuni organi interni. I tessuti prelevati saranno successivamente analizzati per verificare l’eventuale presenza di radioattività all’interno di un istituto specializzato e in caso positivo si procederà all’esame autoptico con tutte le cautele del caso, compreso l’intervento delle squadre speciali dei vigili del fuoco. Intanto giungono le dichiarazioni dei familiari della giovane morta, a partire dal fratello Sam che a Il Fatto Quotidiano ha commentato: “Le hanno mangiato la vita già una volta otto anni fa. Siamo sconvolti, distrutti dal dolore. Non crediamo a nessuno”. Ad intervenire, anche la sorella Fatima “L’hanno uccisa veramente”. Ora la famiglia chiede solo che sia fatta chiarezza su quanto accaduto. Cosimo, il cognato, ha commentato: “Fu lei a chiamarci a fine gennaio. Ci disse che era stata ricoverata perché aveva dei dolori molto forti allo stomaco”. Quando le andarono a fare visita la trovarono ridotta molto male. “Conosco nome e cognome della persona con cui Imane uscì”, ha proseguito il cognato parlando dell’ultima cena della ragazza prima del ricovero, senza però voler rivelare l’identità. “Alla fine l’hanno uccisa veramente”, ha ribadito la sorella Fatima, la sola della famiglia che ha potuto vedere il corpo.

MORTE IMANE FADIL, SOUAD SBAI CONVOCATA IN PROCURA

Intanto nel pomeriggio è trapelata un’ulteriore novità sul caso: Souad Sbai, ex deputata del Pdl e presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia è stata convocata in procura a Milano per ascoltarla sulla morte misteriosa di Imane Fadil. Era stata proprio la Sbai, in una intervista a La Repubblica a parlare di una “pista marocchina” asserendo che la modella “sapeva tanto. Probabilmente aveva deciso di fare un passo indietro. E l’hanno uccisa”. Anche per questo gli inquirenti hanno deciso di convocarla. In precedenza, l’ex parlamentare si era scagliata contro l’ambasciatore del Marocco a Roma: “Perché non parla pubblicamente di questa storia? Come rappresentante della comunità marocchina in Italia sarebbe stato suo dovere trovare il tempo di interessarsene, anziché preoccuparsi di polemizzare con Souad Sbai per aver legittimamente chiesto chiarezza su questa storia”, aveva tuonato attraverso una nota. “Io non sono contro il Marocco, né contro chi lavora e svolge il proprio dovere in Ambasciata, ma con la mia associazione mi sono sempre occupata delle donne maltrattate e ci costituiremo parte civile anche per Imane”, aveva aggiunto la Sbai.

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