MARCELLO DE VITO ARRESTATO/ Oggi interrogatorio di garanzia: 400mila euro di tangenti

- Davide Giancristofaro Alberti

Marcello De Vito, arrestato l’esponente del M5s del comune di Roma: oggi l’interrogatorio di garanzia

Marcello De Vito, consigliere comunale Roma
Marcello De Vito (LaPresse)

Questa mattina si svolgerà l’interrogatorio di garanzia di Marcello De Vito, l’ex consigliere comunale di Roma ed ex presidente dell’Assemblea capitolina, arrestato ieri per corruzione nell’ambito dell’indagine riguardante il nuovo stadio della Roma. L’interrogatorio si terrà presso il carcere romano di Regina Coeli, dove De Vito è rinchiuso dall’alba di ieri, e al termine dello stesso si deciderà se confermare gli arresti o disporre una misura cautelare più lieve. L’esponente del Movimento 5 Stelle, ormai ex viste le parole di fuoco rilasciate ieri dal leader dei grillini Luigi Di Maio, è in galera assieme a Camillo Mezzacapo, con cui lo stesso De Vito aveva dato vita ad una sorta di partnerhsip con l’obiettivo di ottenere denaro in cambio di favori a imprenditori. Ai domiciliari invece Fortunato Pititto, architetto del gruppo immobiliare Statuto, nonché l’imprenditore Gianluca Bardelli, mentre risultano essere solo indagati Pierluigi e Claudio Toti dell’omonima holding, Luca Parnasi, già indagato in un altro filone di indagine sempre sullo stadio giallorosso, e l’imprenditore Giuseppe Statuto. Stando a quanto emerso in queste ultime ore, De Vito e Mezzacapo avrebbero ricevuto mazzette per circa 230mila euro, e in arrivo ve ne sarebbero altri 160/170, per un totale di circa 400mila euro. «Entrambi – scrive la gip nell’ordinanza – appaiono consapevoli che in una logica di mercato, che è l’unica che essi comprendono e quella che dirige le loro condotte, la posizione di potere del pubblico ufficiale ha assunto in ragione della congiuntura favorevole un consistente valore che ne richiede un’adeguata gestione in un’ottica di gestione del profitto». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MARCELLO DE VITO ARRESTATO

“Giorno nero per il Movimento 5 Stelle”: a qualche ora di distanza dalla notizia dell’arresto di Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, è tranchant il giudizio di alcuni esponenti pentastellati in merito alla vicenda che getta nuovamente nella bufera il Comune di Roma. E se qualcuno parla di “colpo pesante”, altri elogiano invece la prontezza con cui il vicepremier Luigi Di Maio ha subito preso le distanze da De Vito mettendolo di fatto fuori dal M5s. Più complessa e articolata è invece la posizione di Nicola Morra, uno degli esponenti storici dei grillini e voce mai allineata che spiega come da questa vicenda il Movimento debba ripartire ricordandosi di quali siano i suoi valori fondanti. “Il M5s ha una storia robusta alle spalle e saprà superare anche questi momenti, bisogna ricordare la tensione morale che animava ad esempio Enrico Berlinguer e soprattutto bisogna chiedere severità a noi stessi per poter altrettanto severamente controllare gli altri” ha concluso il presidente della Commissione Antimafia. (agg. di R. G. Flore)

“VADA NEL PD”

Dopo la decisione di Luigi Di Maio di espellere Marcello De Vito in seguito al suo arresto nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti per il nuovo stadio della Roma, dal MoVimento 5 Stelle sono stati in tanti a prendere le distanze – tra incredulità e sdegno – dall’ormai ex presidente dell’assemblea capitolina. Voce fuori dal coro quella di Davide Galantino, primo militare eletto nel M5s (è Caporal Maggiore Capo Scelto dell’esercito) che sentito dall’Adnkronos non ha utilizzato mezzi termini:”Stamani ho la nausea. Non certo per l’arresto di Marcello De Vito, chi lo conosce tra noi lo descrive come un incorruttibile. Ho la nausea per l’accanimento di certi soggetti…“. Il riferimento è alle parole del capo politico Di Maio:”Il M5S non si sostituisca alla magistratura. Eppure De Vito è già fuori dal M5S, senza che si sia nemmeno difeso, senza che il collegio dei probiviri si sia pronunciato. Magari è in carcere per errore ma è già stato messo alla gogna, come Zingaretti. Penso che il M5S non debba sostituirsi alla magistratura. Quando si diffondono certe informazioni si influenza l’opinione pubblica e si mette alla gogna non solo colui che si presume abbia commesso il reato ma anche la famiglia e le persone che lo circondano. Non condivido tale metodo“. Durissima la reazione del M5s Roma, secondo cui Galantino “può andare nel Pd, anzi lo invitiamo proprio ad andare nel Pd, o in Forza Italia, insomma in qualsiasi altro posto che non sia il Movimento 5 Stelle. Sono partiti dove i propri indagati e i propri arrestati vengono protetti, tutelati, a volte persino coperti. Noi siamo un’altra cosa, abbiamo il nostro dna che si fonda su un principio molto chiaro: la questione morale. Se Galantino è contrario a questi principi è contrario al Movimento 5 Stelle stesso, quindi può farsi da parte. Per coerenza, visto che è stato eletto con i voti del Movimento 5 Stelle conoscendo prima ancora di candidarsi i nostri valori, si può dimettere. Nessuno se ne risentirà“. (agg. di Dario D’Angelo)

BUFERA IN CAMPIDOGLIO

Mentre il vicepremier Luigi Di Maio prova a smontare subito il caso, prendendo le distanze da Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina arrestato con l’accusa di aver intascato delle tangenti, non sono solo le opposizioni ad andare all’attacco del Movimento 5 Stelle ma all’interno della forza politica sono diverse le voci che si levano contro una vicenda che rischia di rivelarsi l’ennesimo boomerang. De Vito infatti non solo era uno dei fedelissimi di Roberta Lombardi ma era anche in prima fila tra quelli che si dichiaravano “diversi” in nome della legalità: anche per questo motivo chi potrebbe risentirne più di tutti potrebbe essere la stesa Giunta guidata da Virginia Raggi dato che tornano a levarsi gli inviti alla prima cittadina romana a dimettersi. E in questo clima di regolamento dei conti, in cui molti consiglieri pentastellati si dicono attoniti e sorpresi da quello che è stato una sorta di tradimento da parte di De Vito, potrebbero esserci nuove defezioni dato che la bufera potrebbe portare anche alle dimissioni della consigliera Monica Montella, secondo cui oramai la situazione al Campidoglio sarebbe divenuta “insostenibile” anche per via del patatrac legato alla questione dello stadio della Roma. (agg. di R. G. Flore)

ECCO L’INTERCETTAZIONE CHE LO INCASTRA

Nelle carte del gip che ha deciso l’arresto di Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, viene riportata anche l’intercettazione che ha incastrato l’esponente M5s. Al telefono con Camillo Mezzacapo, l’avvocato che secondo gli inquirenti percepisce le tangenti (che poi spartisce con De Vito) sotto forma di consulenze fittizie da parte degli imprenditori, De Vito pronuncia testuali parole:”Va beh, ma distribuiamoceli questi”. Il riferimento, secondo quanto riportato da La Repubblica, è alla somma proveniente dalle erogazioni del gruppo Toti e dall’immobiliarista Statuto, soldi che finivano nella società Mdl, di cui De Vito era titolare di fatto con l’avvocato Camillo Mezzacapo. Il gip, Maria Paola Tomaselli, spiega che fu Mezzacapo a temporeggiare, più precisamente “lo convince ad aspettare fino al termine del suo mandato elettorale”. Cioè la chiudiamo – risponde Mezzacapo a De Vito – distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà… Non c’è più niente e allora però questo lo devi fà quando hai finito quella cosa”. Secondo il gip, questa conversazione è “illuminante” poiché chiarisce “in modo inequivocabile il patto scellerato che lega i due dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso”. (agg. di Dario D’Angelo)

IL FEDELISSIMO DELLA LOMBARDI

Era il fedelissimo di Roberta Lombardi e rappresentava il contrappeso politico interno al M5s capitolino: Marcello De Vito si trova di colpo in carcere e abbandonato dai vertici del suo stesso partito. Prima DI Maio con l’espulsione e poi la “nemica della sua amica”, la sindaca Virginia Raggi: «Nessuno sconto. A Roma non c’è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione». Su Facebook la Raggi ha poi aggiunto di avere fiducia piena nel lavoro dei giudici, «Una cosa è certa: nessuna indulgenza per chi sbaglia. Ho dichiarato guerra alla corruzione e respinto i tentativi di chi vuole fermare l’azione di pulizia che portiamo avanti». De Vito è stato candidato sindaco nel 2013 contro Ignazio Marino, ma venne sconfitto e per questo “sostituito” pochi mesi dopo quando cadde la giunta M5s e “vinse” le comunarie la rivale interna al M5s romano. Come lo definisce Repubblica, era il leader degli “ortodossi” legatissimo alla Lombardi e ora, non appena giunta notizia del suo arresto, subito scaricato da Di Maio e dalla maggioranza del suo stesso Movimento. (agg. di Niccolò Magnani)

DI MAIO “DE VITO ESPULSO DAL M5S”

Con un durissimo comunicato apparso poco fa sul Blog delle Stelle, il leader politico del M5s Luigi Di Maio ha deciso di espellere in seduta stante (e senza il normale percorso che passa da Garante e probiviri) Marcello De Vito dopo l’arresto di stamane: «Marcello De Vito è fuori dal MoVimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l’ho già comunicata ai probiviri» sono le parole durissime apparse sul portale del M5s. Non c’è garantismo e nessuna presunzione di innocenza, a neanche processo iniziato la condanna (politica) è già eseguita: «oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto. Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del MoVimento, è inaccettabile», scrive Di Maio che poi conclude «De Vito potrà e dovrà infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà lontano dal MoVimento 5 Stelle». (agg. di Niccolò Magnani)

IL NUOVO STADIO ROMA MIETE ANCORA VITTIME

Tornado in casa Movimento Cinque Stelle: Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, è stato arrestato. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di corruzione nell’ambito della nota inchiesta sul nuovo stadio della Roma, che vede coinvolti altri volti noti della imprenditoria e della politica capitolina come Luca Parnasi e Luca Lanzalone. Come riferisce l’edizione online del quotidiano Il Tempo, De Vito è stato portato in carcere stamane dai carabinieri romani, dopo che gli stessi hanno perquisito la sua abitazione alle prime luci dell’alba. Il consigliere comunale grillino avrebbe ricevuto, stando a quanto sostiene l’accusa, delle somme di denaro in maniera diretta o meno da Luca Parnasi, di modo da agevolare l’iter autorizzativo del progetto del nuovo stadio di Tor di Valle, e di altri impianti sportivi in programma. Un duro colpo per i pentastellati di Roma, visto che per il sindaco Virginia Raggi si tratta dell’ennesima testa “caduta” facente parte della sua amministrazione.

MARCELLO DE VITO ARRESTATO PER TANGENTI

Lo scorso dicembre, l’ex braccio destro Raffaele Marra, ex responsabile del personale, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per corruzione. A giugno dell’anno scorso, domiciliari per il superconsulente Luca Lanzalone, al momento a processo per corruzione, così come il socio dello studio legale Luciano Costantini e Fabio Serini, commissario straordinario dell’Ipa (l’ente previdenziale dei dipendenti comunali). Il prossimo 2 aprile altre 15 persone potrebbero essere rinviate a giudizio proprio nell’ambito dell’indagine sul nuovo stadio, fra cui l’assessore allo Sport del X Municipio Giampaolo Gola (M5S). Roberta Lombardi, ex deputata ed ora capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, da sempre in stretti rapporti lavorativi con De Vito, ha commentato così la notizia del suo arresto ai microfoni de Il Messaggero: «Sono sconvolta, non ci posso credere. Ho letto le notizie sul cellulare, davvero non ci posso credere. Nei mesi scorsi quando scoppiò gli inchiesta, chiesi a Marcello se si sentiva tranquillo: mi rispose di sì».

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