Nanga Parbat, Alpinisti Nardi-Ballard Dispersi/ Ultima intervista a Le Iene

- Dario D'Angelo

Daniele Nardi e Ballard, elicotteri verso il Nanga Parbat costretti a fermarsi per il maltempo. La fidanzata di Tom ha perso le speranze

simone moro Nanga Parbat
Tom Ballard e Daniele Nardi (foto Twitter)

Tra i servizi della puntata di domenica 3 marzo 2019 de Le Iene Show c’è anche l’ultima intervista a Daniele Nardi, lo scalatore che con Tom Ballard sono attualmente dispersi sul Nanga Parbat in Pakistan. Il 14 dicembre 2019 Daniele Nardi ha lasciato l’ultima intervista dicendo: “sotto certi punti di vista sono folle” dice lo scalatore che poi racconta la sua impresa”. “Vado a cercare di aprire una via nuova in inverno su una montagna di 8000metri, passerò da una parte dove non è mai passato nessuno e lo farò in inverno” dice Nardi, che da bambino si è fatto una promessa: “fare qualcosa che non aveva mai fatto prima”. La montagna conosciuta come “la montagna assassina” è lo sperone Mummery, uno sperone di ghiaccio di mille metri. Un’impresa mai riuscita a nessuno e che seguiva le orme di Brad Pitt in “Sette anni in Tibet”. “Se non dovessi più tornare a mio figlio vorrei dire di non fermarsi mai perché il mondo ha bisogno che la pace sia realtà e non solo un’idea” ha detto lo scalatore. Sul finale: “Vorrei essere ricordato come un ragazzo che ha provato una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

STEFANIA PEDERIVA: “ERA CONTENTO DI ANDARE”

Il maltempo che continua ad abbattersi sul Nanga Parbat, dove sono dispersi i due alpinisti, ha frenato oggi le operazioni di salvataggio rimandate alla giornata di domani (meteo permettendo). “La squadra di soccorso è attualmente a Skardu e volerà verso il campo base del Nanga Parbat domani mattina presto”, ha scritto su Twitter l’ambasciatore italiano in Pakistan, Stefano Pontecorvo in merito alla situazione che vede coinvolti Daniele Nardi e Tom Ballard. Intanto, come riferisce SkySport, a prendere la parola nelle ultime ore è stata anche la fidanzata dall’inglese che ha commentato con enorme dolore: “Non ha più senso. Non c’è più speranza”. Stefania Pederiva, che vive sulle Dolomiti non ha più speranze e non vuole più illudersi. L’ultima volta che ha sentito Ballard era il 22 febbraio scorso: “Si annoiava al campo base. Era contento di andare. Di solito non porta il telefono. Era calmo. Stava bene. Aveva perso peso a causa dell’altitudine. Con Nardi valutavano come andava giorno per giorno”. Ora però, per lei sembra ormai inutile continuare a sperare ancora nonostante domani riprenderanno le operazioni anche con gli attesi droni. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

STOP ELICOTTERI PER MALTEMPO: SPERANZA DRONI

Nella mattinata di oggi due elicotteri dell’aviazione militare pakistana avevano raggiunto il campo base del K2 prelevando gli spagnoli Alex Txikon, Ignacio De Zuloaga e Felix Criado, insieme ad un medico, a tutta l’attrezzatura utile per le ricerche ad alta quota di Daniele Nardi e del compagno inglese e ovviamente i droni. Tutto sembrava pronto quando però il maltempo ha ancora una volta fermato tutto. Lo riferisce La Gazzetta dello Sport nell’edizione online, la quale ha spiegato come gli stessi elicotteri diretti al campo base del Nanga Parbat alla fine sono stati costretti a tornare indietro a Skardu a causa del maltempo che sta rendendo le operazioni sempre più complesse. A darne conferma a Montagna Tv è stato Agostino da Polenza che ha spiegato: “E’ notizia di poco fa che gli elicotteri non sono riusciti a raggiungere il Nanga Parbat decidendo di tornare indietro poco prima dell’arrivo al campo base a causa delle pesanti nevicate e dei conseguenti rischi per la sicurezza. I piloti hanno deciso di rientrare a Skardu”. Un nuovo tentativo sarà effettuato nella giornata di domani, durante la quale la speranza resta tutta appesa ai super droni, eppure non è escluso che le condizioni meteo avverse delle ultime ore possano ancora portare a nuovi colpi di scena. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SIMONE MORO “MAI SULLA VETTA”

«Non voglio assolutamente dire che Nardi è un kamikaze, posso solo dire che non mi è mai venuto in mente di tentarlo perchè mi fa paura. Non proverò mai a salire quello sperone perché mi ha sempre messo timore»: così Simone Moro, tra gli alpinisti più bravi e professionisti al mondo, già più volte salito sul Nanga Parbat ma mai su quel maledetto sperone Mummery scelto da Daniele Nardi e Tom Ballard, dispersi purtroppo dallo scorso 24 febbraio. «Sopra lo sperone ci sono due seracchi giganteschi. Fette di ghiacciaio alte come palazzi che per effetto della gravità ogni tanto si staccano, precipitano e poi esplodono», spiega ancora Moro ai colleghi del Quotidiano.net nello spiegare i pericoli che potrebbero aver compromesso la scalata dei due dispersi, «Non è questione di tanta neve o poca neve. Cadono perchè il ghiacciaio scivola a valle. E la cosa spaventosa è che si tratta di un fenomeno talmente dirompente che i blocchi più piccoli che si formano dalla rottura del seracco che precipita sono grandi come un furgone e cadono da tutte le parti, anche lungo lo sperone Mummery». Intanto due elicotteri militari pakistani sono in volo verso il Nanga Parbat per cercare Nardi e Ballard, grazie alla mediazione dell’ambasciatore italiano Stefano Pontecorvo. (agg. di Niccolò Magnani)

L’ULTIMA INTERVISTA ALL’ITALIANO SUL NANGA PARBAT

Daniele Nardi è disperso ormai da giorni sul Nanga Parbat insieme al collega alpinista Tom Ballard. Le ricerche sono state sospese per maltempo e le speranze di trovare i due ancora in vita sono sempre più flebili. Di certo però non si può dire che Daniele sia partito senza conoscere i rischi comportati dalla spedizione. Questa sera, infatti, Le Iene trasmetteranno l’ultima intervista rilasciata dall’alpinista quattro giorni prima della partenza per l’impresa. Daniele Nardi era consapevole che per realizzare qualcosa di storico avrebbe dovuto affrontare dei grandissimi rischi:”Vado a cercare di aprire una via nuova in inverno su una montagna di 8000 metri. Passerò da una parte dove non è mai passato nessuno e lo farò d’inverno, che è la condizione più difficile”. Nardi, alle difficoltà di scalare quella che viene chiamata la “montagna assassina“, ha aggiunto poi l’ostacolo rappresentato dallo sperone Mummery, uno sperone di roccia e ghiaccio alto mille metri”E’ in assoluto la via più diretta alla vetta, più elegante, più bella, ma anche più pericolosa. Ho scelto quella via perché quando vedi la montagna da quella valle, a forma di imbuto, dalla vetta al campo base è proprio una linea diretta, una super diretta alla vetta del Nanga Parbat e che in salita non l’ha mai scalata nessuno”.

DANIELE NARDI, “SE NON TORNO…”

A Daniele Nardi, prima della sua partenza per il Nanga Parbat, Le Iene hanno chiesto la domanda che frulla oggi alla maggior parte dei comuni mortali:”Perché correre tutti questi rischi?”, detta più semplicemente, “chi te la fa fare?”. L’alpinista rispose:”Questo per me fa parte di una promessa che mi sono fatto da bambino, quando a un certo punto ho deciso di fare l’alpinista e ho scelto di lasciare un segno indelebile nella storia dell’alpinismo: per farlo dovevo fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima”. Ci sono però delle parole che rilette oggi suscitano un misto di inquietudine e dolore, perché alla domanda delle Iene “E se tu non dovessi tornare, come vorresti essere ricordato?”, Daniele Nardi non esita, non ha dubbi:”Come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile e però non si è arreso”.

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