Giosuè Ruotolo, niente risarcimento: è nullatenente/ Deve 720mila euro alle famiglie

- Silvana Palazzo

Giosuè Ruotolo, deve 720mila euro alle famiglie di Teresa Costanza e Trifone Ragone, ma niente risarcimento: è nullatenente

Giosuè Ruotolo
Giosuè Ruotolo

Ergastolo, due anni di isolamento diurno e risarcimento per 720mila euro alle parti civili. Questa è la condanna inflitta a Giosuè Ruotolo per l’omicidio di Pordenone, dove sono stati uccisi i fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone. L’unica cosa certa, in attesa della Cassazione, è proprio la condanna. I risarcimenti rischiano di restare solo sulla carta, perché Ruotolo è nullatenente. Lo stesso dovrebbe accadere, secondo quanto riportato da Il Gazzettino, per le spese di costituzione di parte civile per quasi 60mila euro alle famiglie di Teresa e Trifone. L’avvocato Serena Gasperini, che assisteva la madre e sorella minore di Trifone, ha invitato lo Stato a cominciare a provvedere seriamente a questo aspetto. «Spesso accade che il soggetto condannato a risarcire non abbia alcun reddito o che nelle more del giudizio i beni aggredibili scompaiano. In questi casi l’unica giustizia è quella della condanna». Sicuramente i risarcimenti non placano il dolore delle famiglie dei fidanzati uccisi il 17 marzo 2015 a Pordenone.

GIOSUÈ RUOTOLO, NIENTE RISARCIMENTO: È NULLATENENTE

«Nessuno mi restituirà Teresa», ha dichiarato Rosario Costanza dopo la lettura del dispositivo della sentenza che ha confermato quella di primo grado. La tensione era altissima in aula. La madre di Giosuè Ruotolo è uscita urlando la sua rabbia. «Non è giustizia… non è giustizia! È innocente!». Il figlio nel blindato della polizia penitenziaria di Belluno piangeva a dirotto, come riportato da Il Gazzettino. Era disperato per non essere riuscito a convincere i giudici che non è stato lui quella sera a uccidere Teresa e Trifone. «Nessuno vede l’imputato sparare questi colpi di arma da fuoco, nessuno vede l’Audi A3 grigia sulla scena del delitto, non ci sono prove scientifiche che possano ricondurre l’imputato al delitto, non si sa a chi fosse il proprietario dell’arma ritrovata dopo sei mesi», ha dichiarato il legale di Giosuè Ruotolo, l’avvocato Roberto Rigoni Stern. Ma la battaglia non è finita. «Trascorsi i 90 giorni per il deposito dei motivi della sentenza, presenteremo ricorso in Cassazione: siamo convinti che un quadro di questo tipo si presenti assolutamente lacunoso e inidoneo a fondare un giudizio di penale responsabilità». In questo lasso di tempo è prevista la sospensione dei termini della durata massima della misura cautelare, quindi Ruotolo resterà in carcere.



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