Mamma reclama feto del figlio morto alla nascita/ Riceve gamba di un altro cadavere

- Silvana Palazzo

Macabro scambio in provincia di Perugia: una mamma aspetta il feto del figlio morto alla nascita ma riceve una gamba amputata, perché il corpo era stato messo per sbaglio in un’altra bara

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LaPresse

Aspettava il feto del figlio morto alla nascita, al suo posto riceve la gamba di un altro morto. Il macabro scambio è avvenuto in provincia di Perugia, nel presidio ospedaliero Alto Tevere di Città di Castello. La vicenda non è recente, ma ora sono arrivate le scuse dell’Usl 1 dell’Umbria che cerca di chiuderla con una freddezza incredibile, come riferisce La Nazione. «Ci scusiamo del disservizio». Hanno restituito ad una mamma per il funerale la gamba amputata di uno sconosciuto, anziché il corpicino del figlio nato morto, quindi hanno seppellito il corpicino come se fosse la gamba dello sconosciuto, mettendolo nella bara insieme al resto della salma, e parlano di “disservizio”. Molti particolari di questa vicenda restano da chiarire, ma tutto ha origine a febbraio 2018. Una famiglia di origine rumena ma residente a Monterchi ottiene il permesso di seppellire il bimbo nato morto a fine 2016, ma tecnicamente ancora un feto. Gli addetti alle pompe funebri incaricati dai genitori aprono la cella frigorifera in cui il cadavere era rimasto teoricamente conservato per quasi un anno e mezzo, trovando però una gamba amputata.

MAMMA RICEVE GAMBA AL POSTO DEL FIGLIO MORTO

Quella gamba apparteneva ad un uomo che aveva subito l’amputazione ed era poi deceduto. Lei la riceve al posto del figlio morto. Così parte subito la ricerca del feto che si conclude con la scoperta scioccante: era stato sepolto nella bara di quell’uomo al posto della gamba. Ora l’Usl 1 Umbria dà la colpa del “disservizio” all’azienda di pompe funebri che aveva eseguito i funerali dell’uomo, ma – come riportato da La Nazione – la mamma si è rivolta ad un avvocato per capire cosa è successo e avere giustizia. Un dolore che si aggiunge a quello provato la sera del 17 novembre 2016, quando il parto si risolse in un aborto spontaneo. Il piccolo Luca nacque morto, ma appunto cominciò un’odissea, perché il corpicino venne trattenuto per il riscontro diagnostico. Dopo l’esame necroscopico il feto non venne restituito alla famiglia. Si arriva al 17 febbraio 2018, quando l’azienda di pompe funebri ha ottenuto l’accesso alle celle frigorifere della camera mortuaria. La famiglia riceve la lettera in cui è spiegato che la salma non era presente, bensì la gamba amputata dell’uomo deceduto l’8 febbraio 2018. Due giorni dopo arriva un’altra lettera: dalla verifica si riscontra che la salma era stata inserita “per mero errore materiale” da un operatore dell’agenzia funebre nella bara dell’uomo. Dunque, il cadavere del piccolo Luca è stato seppellito per dieci giorni insieme a quello di un’altra persona.



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