Maria Archetta/ Uccisa dall’ex marito: l’assurda chiamata al 112 (Amore Criminale)

- Emanuela Longo

Maria Archetta Mennella detta Mariarca: 38enne uccisa nel sonno dall’ex marito Antonio Ascione. L’uomo condannato in primo grado a 20 anni, il caso ad Amore Criminale

Mariarca Mennella
Mariarca Mennella

C’è un dettaglio se possibile ancora più inquietante nell’orrenda fine di Maria Archetta Mennella, la donna uccisa nel sonno dal marito Antonio Ascione. L’uomo, dopo aver accoltellato la mamma dei propri figli, ha infatti telefonato al 112 per raccontare ciò che aveva appena fatto:”Senti, ho ucciso mia moglie. Venite”. Questa la frase affidata al centralinista che evidentemente sorpreso risponde:”Cosa, cosa ha fatto?”. Il marito della vittima replica di aver ucciso la moglie ma subito dopo specifica: “Chiamate l’autoambulanza, respira ancora”. Il carabiniere lo invita allora a prestare soccorso ma l’uomo risponde: “Non lo so fare”. In quel momento dal carabiniere arriva la domanda:”Cos’ha fatto?” e Antonio Ascione risponde freddo:”Tre coltellate”. Da qui l’invito del centralinista del 112 a tamponare le ferite con gli stracci, ma al loro arrivo non ci sarà più nulla da fare: Maria Archetta è già morta, uccisa dal marito mentre dormiva…(agg. di Dario D’Angelo)

IL MARITO OSSESSIONATO

Quella di Maria Archetta Mennella è una storia da far accapponare la pelle: uccisa nel sonno dal marito Antonio Ascione, il marito 44enne che non accettava la fine della loro relazione. Una fine terribile, annunciata, un epilogo tragico per una donna che alle difficoltà di coppia dovette aggiungere anche il dolore per la perdita del papà, malato di cancro ai polmoni. Come raccontato da Amore criminale, il 5 novembre 2013 l’uomo muore provocando nella donna un vero choc: il papà era una colonna portante, colui che la salvava da ogni situazione. Da questo momento in poi la donna inizia ad avere attacchi di panico e a cadere in depressione. Ci vogliono 3 anni per riprendersi e lasciare il marito: tutto sembra procedere civilmente ma è solo una calma apparente, perché l’uomo fatica ad accettare la sua indipendenza, decide di riconquistarla, è ossessionato da un pensiero di possesso che diventa un tarlo quotidiano. E che purtroppo sappiamo dove porterà…(agg. di Dario D’Angelo)

MARIA ARCHETTA MENNELLA

Amore Criminale riparte questa domenica 3 marzo con la nuova stagione accendendo i riflettori sulla drammatica storia di Maria Archetta Mennella, detta Mariarca. Un femminicidio terribile che vide vittima la mamma 38enne di Torre del Greco, uccisa all’alba del 23 luglio 2017 a Musile di Piave, in provincia di Venezia, dove si era trasferita con i figli per rifarsi una vita. Autore del delitto, reo confesso, fu l’ex marito di Mariarca, Antonio Ascione, pizzaiolo all’epoca dei fatti 44enne anche lui di Torre del Greco. Quel caso di femminicidio che stasera sarà raccontato con dovizia di particolari colpì particolarmente l’opinione pubblica soprattutto per la grande forza e generosità sempre dimostrata dalla stessa vittima. Nonostante avesse deciso di separarsi dall’uomo, considerato un marito estremamente violento ed oppressivo, aveva comunque deciso di riaccoglierlo – seppur temporaneamente – nella sua vita e nella sua casa per tentare un riavvicinamento ai figli di 16 e 10 anni. Accecato dalla gelosia, però, Ascione la accoltellò a morte nel sonno. Ciò che avvenne all’alba di una mattina di estate di quasi due anni fa, secondo l’accusa fu tutt’altro che un raptus, bensì “un crimine frutto di un’escalation di violenza e minacce covato nel tempo”. Ad escludere il delitto d’impeto fu anche l’autopsia che confermò la morte di Mariarca avvenuta mentre dormiva, dunque “una conferma schiacciante che è stato premeditato”.

MARIA ARCHETTA MENNELLA CHI E? UCCISA PER MANO DELL’EX MARITO

Antonio Ascione uccise l’ex moglie Maria Archetta Mennella con numerose coltellate perchè non riusciva ad accettare la fine del loro matrimonio. L’uomo confessò il brutale delitto puntando al rito abbreviato ma nonostante questo il pm Raffaele Incardona chiese comunque l’ergastolo per l’imputato. Nell’ambito del processo di primo grado l’accusa gli contestò l’omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa poichè l’aggressione avvenne mentre Mariarca dormiva, dunque impossibilitata a opporre una adeguata difesa. Pochi giorni prima del misfatto, Ascione minacciò la ex moglie con un coltello, come emerse da alcuni messaggi “schiaccianti” scambiati con la figlia. Per tale ragione il sostituto procuratore contestò al pizzaiolo reo confesso anche l’ulteriore reato di minacce aggravate oltre alla richiesta del mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tra le aggravanti, secondo il Pm, anche quella dei futili motivi “perché non accettava che la moglie, dalla quale era legalmente separato, avesse una relazione con un altro uomo”. Prima della sentenza di primo grado, a prendere la parola – come rammenta Napolitoday.it – era stato lo stesso assassino attualmente detenuto nel carcere di Santa Maria Maggiore. Ascione in aula si disse pentito per quanto da lui compiuto, scusandosi tardivamente con i figli. “Sono morto anch’io quel giorno, meriterei di essere buttato via”, furono alcune delle dichiarazioni dell’uomo, che ha continuato a ribadire di non sapere cosa accadde di preciso quel giorno del delitto della ex.

VERSO IL PROCESSO D’APPELLO

Per il delitto di Maria Archetta Mennella, l’ex marito Antonio Ascione è stato condannato lo scorso 4 ottobre ad appena 20 anni di reclusione, al termine del processo di primo grado che si è celebrato con il rito abbreviato. Niente ergastolo, dunque, come chiesto invece dal pm. Il giudice Massimo Vicinanza non riconobbe le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, nonostante le prove schiaccianti a carico dell’imputato, stabilendo al tempo stesso una provvisionale di 50mila euro per ciascuno dei due figli della coppia, oltre a 30mila euro per la mamma della vittima e 20mila per ciascuno dei cinque tra fratelli e sorelle della vittima. L’avvocato Alberto Berardi, legale della famiglia di Mariarca, come riferì al Gazzettino online, considerò “inadeguata” la pena: “Sono perplesso sull’esclusione dell’aggravante della premeditazione perché il fascicolo evidenziava molteplici elementi capaci di provarla” nonché “amareggiato della quantificazione della pena perché effetto legittimo del meccanismo processuale che è il rito abbreviato”. E’ di pochi giorni fa la notizia che l’avvocato Giorgio Pietramala, difensore dell’assassino reo confesso della 38enne, ha appellato la sentenza di primo grado con cui Ascione fu condannato a 20 anni. “E’ una vergogna, siamo profondamente delusi dalla giustizia italiana. Ci saremo dovuti appellare noi, vent’anni sono niente in confronto al crimine che l’assassino ha commesso, e invece lo può fare (e l’ha fatto) solo la difesa. La realtà è che le leggi sono fatte non per tutelare le vittime, ma i colpevoli, che godono di tutti i privilegi”, il commento amaro della sorella di Mariarca, Assunta Mennella, a TvCity.it. In vista del processo d’Appello, la famiglia della vittima teme in un ulteriore sconto di pena all’assassino reo confesso della 38enne. Proprio ad Assunta sono stati affidati i due nipoti, figli di Mariarca.

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