Padre Graziano, lettera dal carcere/ Video, “Sentenza razzista, media contro di me”

- Emanuela Longo

Padre Graziano, condannato anche in Cassazione per l’omicidio di Guerrina Piscaglia scrive una lettera dal carcere parla di razzismo ed accusa i media

Lettera di Padre Graziano
Lettera di Padre Graziano (Quarto Grado)

La Corte di Cassazione lo scorso 20 febbraio si è pronunciata con sentenza sul destino di Padre Graziano, condannando il religioso congolese a 25 anni per l’omicidio di Guerrina Piscaglia e confermando quanto già deciso in Appello il 14 dicembre di due anni fa. Per i tre gradi di giudizio, dunque, sarebbe stato proprio Gratien Alibi ad uccidere la casalinga di Ca’ Raffaello il primo maggio 2014, allo scopo di tenere per sempre custodito quel segreto che rischiava di venire prepotentemente a galla e relativo alla loro relazione. Subito dopo la sentenza di condanna, Padre Graziano aveva avuto una prima reazione a caldo molto dura. Il frate congolese, infatti, aveva accusato duramente lo Stato Italiano parlando senza mezzi termini di “razzismo”. A distanza di alcune settimane, dal carcere di Rebibbia dove Gratien era stato trasferito dopo il verdetto della Cassazione (in precedenza era sottoposto ai domiciliari con braccialetto elettronico presso il monastero dei premonstratensi a Roma), ha scritto una nuova lettera indirizzata al giornalista Remo Croci della redazione di Quarto Grado ribadendo il suo punto di vista espresso in un primo momento, dopo aver appreso della sentenza giunta dopo circa tre ore di camera di consiglio.

PADRE GRAZIANO: LETTERA DAL CARCERE DOPO LA SENTENZA

“Sì, è stata una sentenza razzista”: queste, in sostanza, le parole usate da Padre Graziano nella lettera scritta dal carcere romano e indirizzata al giornalista Remo Croci. E’ una missiva scritta a mano con inchiostro rosso datata 27 febbraio. “Dichiaro di non essere razzista contro il popolo italiano. Ma sono lesi i miei diritti di difesa nei tre gradi di giudizio, quindi dico che sì è stato razzismo nei miei confronti”, si legge nella lettera. Poi, colui che anche secondo la Corte di Cassazione è l’assassino di Guerrina Piscaglia ha aggiunto una sua reazione anche contro i media ed in particolare la stampa che sin dall’inizio ha seguito con estrema attenzione la vicenda legata alla scomparsa della donna, il cui corpo non è mai stato trovato: “Inoltre”, scrive, “ho avuto da sempre tutte le testate giornalistiche contro di me, che mi hanno fatto un processo mediatico senza prove rendendomi colpevole”. Remo Croci, dal canto suo, ha tenuto a replicare spiegando che “nessun giornalista ha mai condannato nessuno”.

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