“Penso ad un omicidio-suicidio”/ Dimesso dell’ospedale, ammazza la moglie e si uccide

Un anziano 82enne aveva avvisato i medici di essere pronto ad un omicidio-suicidio: ora la famiglia chiede i danni

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Finge rapimento per giustificare assenza ai genitori (Pixabay)

Pietro Zaramella era stato il protagonista suo malgrado di un caso di omicidio-suicidio. Aveva 82 anni e preso dalla disperazione ammazzò la propria consorte gravemente malata (Edda Rossetto di anni 81) il 4 febbraio del 2014. Una triste quanto classica vicenda che sembrava destinata all’archiviazione ma che invece è finita in tribunale. Come racconta Il Corriere della Sera, il 6 gennaio di quell’anno Pietro, originario di Montagnana (Padova), chiamò il 118 chiedendo di essere ricoverato con urgenza: «Paziente al pronto soccorso accompagnato dal 118 – si leggeva nel referto medico dell’ospedale di Monselice – chiamato da lui stesso a domicilio, affermando di non farcela più a sostenere la difficile situazione familiare (moglie invalida al 100%, allettata e non autosufficiente) ed esprimendo ripetutamente pensieri di omicidio-suicidio». L’anziano restò ricoverato per tre settimane, fino al 28 gennaio, quando venne poi dimesso e rimandato a casa. Peccato però che una settimana dopo Zaramella accoltellò a morte la moglie per poi impiccarsi in un capanno. Prima del suicidio la telefonata ai carabinieri: «L’ho ammazzata… perché è invalida e nessuno me la riconosce e la ricovera… l’ho ammazzata, l’ho ammazzata… e adesso mi ammazzo anche io».

“PENSO AD UN OMICIDIO-SUICIDIO” MA NON VIENE ASCOLTATO

Per la vicenda vennero iscritti sul registro degli indagati due psichiatri dell’Usl, con l’ipotesi di omicidio: obiettivo, comprendere se le condizioni psichiche del signor Zaramella furono sottovalutate. Nulla da fare però, le posizioni dei due specialisti vennero archiviate, non avendo rivelato alcune responsabilità. Ma a cinque anni dall’omicidio-suicidio, il caso si riapre. I figli hanno infatti deciso di portare la vicenda in sede civile, chiedendo un risarcimento danni di due milioni di euro: «Quell’uomo chiese espressamente di essere ricoverato – spiega il legale, Matteo Mion – perché non riusciva più a sostenere il peso dell’assistenza che da anni prestava alla moglie malata, e un documento dimostra che disse ai medici di volerla uccidere per poi togliersi la vita. A questo, si aggiunga che già nel 2009 gli era stato diagnosticato un episodio depressivo. È evidente che la gravità della situazione fu quantomeno sottovalutata». Un doppio dramma che forse poteva essere scongiurato.



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