MARCO VANNINI, MOTIVAZIONI SENTENZA/ “Ciontoli sparò ma fu omicidio colposo”

- Niccolò Magnani

Omicidio Marco Vannini, le motivazioni della sentenza d’Appello: “Antonio Ciontoli sparò in modo colposo e mentì per paura delle conseguenze sul lavoro”

Marco Vannini
Marco Vannini (Quarto Grado)

Fu omicidio colposo ma i ritardi vennero ritardati “volontariamente”: le motivazioni della sentenza d’Appello sul caso Vannini fanno ovviamente discutere e porteranno quasi sicuramente al ricorso in Cassazione dei familiari di Marco per ottenere piena giustizia su uno dei casi più intricati della cronaca nera recente. «Il giudice di primo grado, per giustificare il dolo, accredita Ciontoli di un comportamento lucido nel mendacio, nel ritardo dei soccorsi, nel minimizzare anche davanti al pm, e, al contempo, lo grava di una condotta irrazionale e immotivata laddove sostiene che egli ha ‘omesso di prendere in considerazione’ il più grave costo che la morte avrebbe comportato. Ma se così fosse, sin dall’inizio, sin dallo sparo, cioè, si dovrebbe ipotizzare il nesso consapevolezza-accettazione dell’evento morte», si legge nelle motivazioni della sentenza rese pubbliche oggi dalla Corte d’Appello di Roma. Da ultimo, «Le richieste di soccorso, ancorché condotte con modalità inaccettabili e mendaci, resterebbero prive di senso».

CIONTOLI SPARÒ IN MANIERA COLPOSA

Sono state rese note le motivazioni della sentenza d’Appello contro Antonio Ciontoli per la morte di Marco Vannini, il giovanissimo bagnino di Ladispoli ucciso il 18 maggio 2015 in periferia di Roma: «Antonio Ciontoli esplose colposamente un colpo di pistola che attinse Marco Vannini», scrivono i giudici della Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma motivando la sentenza con la quale Ciontoli ha preso 5 anni in Appello causando una bufera mediatica e giudiziaria che attendeva per l’appunto tali motivazioni per provare a capire il perché di quello sconto “clamoroso”. I giudici osservano che «Ciontoli ha consapevolmente e reiteratamente evitato l’attivazione di immediati soccorsi per evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo», come del resto emergeva già nei giorni della sentenza di fine gennaio. Stando alla ricostruzione dell’epoca emersa nel processo, Vannini si trovava nella famosa vasca del bagno dei Ciontoli (la famiglia della sua ragazza, Martina) quando entrò il padre Antonio per prendere da una scarpiera un’arma e proprio in quel momento sarebbe partito il colpo che ferì gravemente il bagnino romano.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Da quel punto iniziano i misteri, le versioni abbozzate e l’estremo ritardo nel chiamare i soccorsi che di fatto ha causato la morte di Marco. Secondo i giudici della Corte d’Appello nelle motivazioni «appare estremamente riprovevole sotto il profilo etico… ma il fatto di trovarsi alle prese con un imputato la cui condotta è particolarmente odiosa non può di per sé comportare che un fatto colposo diventi doloso. Nel rispetto del principio del favor rei, dunque, la condotta di Ciontoli va qualificata come sorretta da colpa cosciente». Tuttavia, visto quanto emerso e quanto causato d quel comportamento, la Corte ha deciso di comminare il massimo della pena stabilita per omicidio colposo, ovvero proprio 5 anni «vista la gravità della condotta tenuta dall’imputato, della tragicità dell’accaduto, all’assenza di significativi tratti di resipiscenza». Da ultimo, come riporta ancora l’Ansa, è diverso il ragionamento fatto sui familiari di Antonio Ciontoli presenti in casa il giorno della morte di Marco Vannini: «difettavano della piena conoscenza delle circostanze… e proprio in considerazione della non provata consapevolezza circa la natura del colpo esploso, delle rassicurazioni di Antonio Ciontoli e delle caratteristiche della ferita, si deve ritenere non sufficientemente certo che essi si siano rappresentati con la lucidità e la nettezza del padre la possibilità dell’evento mortale».

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