Camorra, decapitato il clan Sibillo a Napoli: 11 arresti/ Omicidio ed estorsione

Decapitato il clan Sibillo di Napoli: 11 arresti. Gravissimi i reati di cui sono accusati

Grosseto, 35enne ucciso
Immagine di repertorio (Pixabay)

Importante scacco al clan Sibillo a Napoli. Nelle scorse ore la polizia partenopea coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 persone facenti parte del noto clan camorristico. Dei 15 finiti in manette, undici sarebbero accusati dei gravissimi reati di associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra, e ricettazione, mentre gli altri 4 sarebbero coinvolti in azioni atte all’estorsione. La polizia fa sapere che sono stati presi in esame le condotte criminali di alcuni soggetti che facevano parte del clan Sibillo nel 2015, quando i due capi Emanuele e Pasquale Sibillo, si resero prima latitanti, poi assassinati (Emanuele) e arrestati (Pasquale). Dalle indagini effettuate dalle forze dell’ordine si è inoltre scoperta una faida criminale interna alla stessa Camorra fra il clan dei Sibillo e quello dei Buonerba-Mazzarolla, con l’obiettivo di ottenere il controllo degli affari illeciti nei territori di Forcella, della Maddalena, di via dei Tribunali.

CAMORRA, DECAPITATO IL CLAN SIBILLO A NAPOLI: 11 ARRESTI

Fra le persone arrestate oggi, anche quello che viene ritenuto il killer di Luigi Galletta, il meccanico di via Carbonara ucciso il 31 luglio 2015, vittima innocente della camorra. L’assassino sarebbe tale Ciro Contini, conosciuto nella zona come “il ribelle”, nipote del boss dell’Arenaccia Eduardo Contini detto “o romano”. Gli altri quattro arrestati sarebbero invece accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso presso una nota pizzeria sita nel centro storico di Napoli. I titolari del ristorante di via dei Tribunale erano stati di recente presi di mira dalla malavita, con colpi d’arma da fuoco, e da due anni erano costretti a pagare il pizzo ad alcuni esponenti del clan Sibillo. Richieste che si facevano sempre più esose, e che aumentavano in occasione delle varie festività: servivano per sostenere gli uomini del clan finiti in manette e le loro famiglie.



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