Utero in affitto/ Sentenza Cedu ‘apre’ a maternità surrogata: “figli da riconoscere”

- Niccolò Magnani

Utero in affitto, la Corte Cedu “apre” alla maternità surrogata: “figli da riconoscere”. La sentenza “storica” non è vincolante ma rischia lo stesso di sconvolgere le legislazioni Ue

Utero in affitto
Utero in affitto (LaPresse, 2019)

Con una sentenza che non lascerà certo “sereni” i difensori della famiglia naturale (e non solo), la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo – lo ripetiamo ancora una volta, non è una Corte dell’Ue ma un organismo autonomo a parte, ndr – ha ufficialmente “sdoganato” la maternità surrogata, ovvero l’utero in affitto. La Cedu invita (senza parere vincolante) i Paesi Ue a permettere ad una donna di poter riconoscere come proprio figlio il bambino partorito da una madre surrogata all’estero: in un parere consultivo in merito alla richiesta della Cassazione francese sul caso Sylve Mennesson (dopo utero in affitto in Usa, al momento della trascrizione all’anagrafe in Francia solo il marito che aveva donato il seme era stato registrato come genitore. La “madre” no perché senza alcun legame biologico con il bimbo), la Cedu lascia libero ogni Paese di scegliere se trascrivere l’atto di nascita estero o, per esempio, far figurare la madre intenzionale come madre adottiva. Ciò che però resta decisivo e fondamentale per i giudici della Corte in questa sentenza è il riconoscimento del legame di filiazione, purché la donna sia stata già riconosciuta come madre legale all’ufficio anagrafe dove è avvenuto il concepimento. Non è vincolante la sentenza per i Paese Ue ma se d’ora in poi chiunque in Europa dovesse rivolgersi alla Corte Cedu per il riconoscimento post-utero in affitto, potrebbe evidentemente avere parere favorevole. Sul caso della donna francese, la Corte dei Diritti ha ritenuto che l’eventuale mancato riconoscimento legale del legame tra la madre non biologica e il bambino avrebbe violato il rispetto della vita privata del minore.

LE REAZIONI ALLA SENTENZA CEDU SULLA MATERNITÀ SURROGATA

Per i giudici di Strasburgo, leggendo la sentenza definitiva sul caso Mennesson, l’interesse prioritario è «tutelare il benessere del minore ed è dunque necessario identificare legalmente le persone responsabili della sua crescita». Tra le primissime reazioni negative alla sentenza sulla maternità surrogata viene dall’Alliance Vita con la presidente Tugdual Derville che parla di scelta politica e ambigua: «Se questo parere ha appena dato ragione alla Francia, riguardo al suo rifiuto di trascrivere gli atti di nascita menzogneri prodotti all’estero, esso contribuisce purtroppo a relativizzare questa frode verso la legge». Il forte rischio è che in questo modo la Corte Cedu abbia di fatto trovato il “grimaldello” adatto per far saltare il banco delle legislazioni che finora vietavano in ogni modo il ricorso all’utero in affitto. Per la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, «Abominevole la decisione della Corte europea dei diritti umani che vorrebbe imporre agli Stati che aderiscono al Consiglio d’Europa (tra cui l’Italia) la legalizzazione dell’utero in affitto e delle adozioni gay». In una odierna intervista ad Avvenire, la promotrice della campagna Stop Surrogacy Now – Jennifer Lahl – non usa mezzi termini: «La maternità surrogata va abolita, non regolamentata». Per motivi di salute, per motivi legali e per motivi di protezione dei veri diretti interessati, ovvero i bambini: «La maternità surrogata è presentata come un modo per «dare il dono della vita», e i rischi sono minimizzati. È invece il denaro che determina questo processo. Per sancire questo atto vengono sottoscritti dei veri e propri contratti», conclude la fondatrice e presidente del Center for Bioethics and Culture Network.



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