Enzo Anghinelli, chi è la vittima di agguato a Milano/ Tra droga, sicari e arresti

- Niccolò Magnani

Enzo Anghinelli, chi è il 46enne vittima dell’agguato a Milano in Via Cadore: passato turbolento tra droga, sicari e arresti

Agguato a Milano, i reperti
L'auto dell'agguato a Milano in Via Cadore (LaPresse, 2019)

Ha un nome e un cognome la vittima dell’inquietante agguato avvenuto in pieno centro di Milano questa mattina tra Via Cadore e Porta Romana: Enzo Anghinelli, 46enne per nulla “sconosciuto” alle Forze dell’Ordine per diversi precedenti in un passato assai turbolento. Era nella sua Ford Focus blu nella stretta Via Cadore, in pieno traffico del mattino milanese, quando due uomini a bordo di uno scooter gli si sono avvicinati facendo partire 6 colpi di arma da fuoco, colpendolo al volto e scappando via tra il terrore della folla presente. Trasportato d’urgenza al Policlinico di Milano, l’uomo è in condizioni gravissime: stando alle prime indicazioni degli inquirenti sul posto, gli spari era decisamente atti ad uccidere il 46enne e – incredibilmente – non sarebbe quella di Via Cadore la prima volta che qualcuno voglia eliminarlo. Come infatti riporta il Fatto Quotidiano, Anghinelli già nel 1998 visse un’esperienza simile: era la mezzanotte del 5 novembre di 21 anni quando in Via Carlo Forlanini l’allora barista incensurato stava rientrando a casa dalla compagna polacca quando un uomo in Vespa gli sparò tre colpi di pistola ravvicinati.

CHI È ENZO ANGHINELLI

Lui rimase ferito gravemente, il sicario fuggì ma in quel caso – come si spera possa accadere anche oggi – Enzo Anghinelli rimase vivo e superò il trauma: non si seppe mai chi potesse averlo messo nel mirino, ma è certo che qualcosa da quel giorno cambiò anche nella vita quotidiana della vittima. La sua compagna raccontò agli investigatori «di un gruppo di albanesi allontanati da Anghinelli alcuni giorni prima mentre cercavano di entrare nella villetta di un vicino», riporta ancora il Fatto Quotidiano. L’orologio del tempo va poi spostato nel più recente 2007, quando sempre l’uomo venne ritrovato dai Carabinieri fuori da un garage di Via Teodosio (zona Lambrate Milano) con due chili di cocaina addosso facente parte di un carico di ben 26 chili (ritrovato poi nell’autonoleggio alle loro spalle) “destinato alle discoteche di Milano” raccontarono gli inquirenti all’epoca. Anche qui ci serviamo delle fonti del Fatto: «Anghinelli venne sorpreso alla guida di una Golf, tentò di disfarsi di due panetti da un chilo che aveva infilato nella giacca. Il suo complice Alessandro Ciancio, a bordo di una Toyota, ne aveva altri 6 addosso ma alla vista dei carabinieri non provò neppure a fuggire perché dopo un incidente in moto poteva camminare solo con le stampelle». Sempre quell’anno, scrive Tg Com 24, Anghinelli è finito nell’indagine “White” della terza sezione del nucleo investigativo dei carabinieri di Milano: nel 2012 si arrivò all’arresto di 45 persone accusate di far parte di un’organizzazione che importava cocaina dal Sudamerica.



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