“IL PICCOLO ALEX È GUARITO”/ Trapianto di midollo: Alessandro Maria torna a casa

- Dario D'Angelo

Il piccolo Alex, Alessandro Maria Montresor, è completamente guarito: lo ha detto il professore che ha eseguito il trapianto di midollo osseo.

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Il piccolo Alessandro Montresor con i suoi genitori (Foto dal web)

Il piccolo Alex ce l’ha fatta: Alessandro Maria Montresor, quattro mesi dopo il trapianto di midollo a cui è stato sottoposto per combattere la malattia genetica rara dalla quale era affetto, può considerarsi guarito. Lo ha annunciato lo stesso chirurgo che l’ha operato, Franco Locatelli, oncoematologo del Bambino Gesù:”Sì, possiamo dire che Alex sia completamente guarito. Abbiamo tolto anche il catetere venoso centrale servito per i prelievi e infusioni di midollo nel periodo del trattamento intensivo”. Come riportato da “La Repubblica”, il professore – evidentemente soddisfatto – ha aggiunto:”Sta molto bene, anche la frequenza dei controlli è sempre più prolungata e siamo straordinariamente soddisfatti di come sono andate le cose. Il bambino è pronto a riprendere la vita che tutti i bambini della sua età dovrebbero avere. E questa notizia ci impreziosisce la Pasqua”.

IL PICCOLO ALEX E’ GUARITO

La storia del piccolo Alex ha commosso l’Italia, con 23mila nuovi donatori che in soli 2 mesi e mezzo, a partire da ottobre 2018, si erano iscritti al registro italiano dei donatori di midollo osseo, nella speranza di poter aiutare il bambino affetto da una malattia genetica rara, la linfoistiocitosi emofagocitica (HLH). Come riportato da La Repubblica, il piccolo alessandro Maria Montresor aveva subito il trapianto di cellule staminali emopoietiche al Bambino Gesù: ad essergli infuse erano state le cellule del padre, che ad un mese di distanza dal trapianto avevano attecchito perfettamente. Il professor Locatelli ha dichiarato:”La malattia di cui era affetto Alex è diffusa in tutto il mondo, noi stiamo sviluppando il trapianto da genitore ottimizzando i risultati. Sia per pazienti come Alex affetti da immunodeficienze primitive (nel suo caso la linfoistiocitosi emofagocitica) dove abbiamo raggiunto tassi di guarigione sopra il 90%, che nei leucemici dove siamo a più del 70%: si tratta di risultati che solo qualche anno fa non erano neppure pensabili”.



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