25 APRILE, L’ALTRA RESISTENZA/ Soldati e sacerdoti cattolici insieme ai partigiani

- Paolo Vites

25 aprile, tra i partigiani che lottarono per la liberazione dell’Italia anche tanti cattolici finiti uccisi dai partigiani comunisti

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Partigiani a Milano il 25 aprile
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La storia della Resistenza italiana è stata davvero quella di un popolo, nei suoi vari aspetti culturali, sociali e politici. Anche se la narrativa ufficiale in tutti questi decenni che ci separano dal 25 aprile 1945 ha sempre cercato di omologarla a un movimento di sinistra, comunista per la precisione, alla Resistenza presero parte brigate di monarchici, di liberali, di cattolici, tutti impegnati a combattere il fascismo. Era l’anima più vera e composita del popolo italiano che si sollevava in un anelito di libertà. Purtroppo, complice il tentativo di far passare l’Italia nell’orbita sovietica come accadde per i paesi dell’est europeo, ci furono brutali regolamenti di conti in cui chi era partigiano ma non comunista venne eliminato anche fisicamente, e la loro storia cancellata o dimenticata. Ci sono stati autentici martiri, li ricorda oggi il sito Aleteia. Uno di questi fu senz’altro Teresio Olivelli, beatificato un anno fa, di Vigevano, alpino dell’esercito italiano, ucciso il 17 gennaio 1945  a 29 anni nel campo di concentramento di Hersbruck, in “odium fidi”: aveva fatto scudo con il suo corpo al pestaggio di un prigioniero ucraino. Prima di essere arrestato, si era unito alla Resistenza e nel 1944 aveva scritto la Preghiera del ribelli, manifesto dei cattolici che presero parte alla lotta partigiana. In realtà il testo era stato intitolato “Signore facci liberi” e terminava con la frase: “ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”. Ci furono anche dei religiosi  che presero parte alla resistenza. E’ il caso di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi, benedettino e trappista, figlio della prima coppia di coniugi beatificati dalla Chiesa.

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IL PRIMO PARTIGIANO D’ITALIA

Mentre i suoi genitori a Roma nascondono in casa partigiani e fuggiaschi, prende parte alla resistenza come agente segreto. Nel 1944 si recò personalmente dal ministro della guerra della Repubblica di Salò riuscendo a ottenere la sospensione della pena di morte per 26 partigiani. La storia del beato Rolando Rivi è invece una delle più drammatiche. Entrato in seminario nel 1942 a Marola in provincia di Reggio Emilia, nel 1945 tornato a casa con il suo abito da seminarista viene rapito dai partigiani comunisti che lo accusano di essere una spia dei tedeschi solo perché seminarista. Viene brutalmente picchiato e torturato per tre giorni: il 13 aprile 1945 viene ucciso con due colpi di pistola alla testa. Vale la pena ricordare ancora Aldo Castaldi, nome di battaglia Bisagno, genovese, sottotenente del genio durante la guerra. Dopo l’8 settembre viene contattato dal Partito comunista per dar vita a una formazione partigiana. Darà vita alla Divisione Cichero, che si distinse in tutta la zona di Genova per la sua lotta partigiana. Fervente cattolico, si oppose al tentativo di far diventare la resistenza l’arma segreta di Stalin per prendere il potere in Italia: Noi non abbiamo un partito, noi non lottiamo per avere un domani un cadreghino, vogliamo bene alle nostre case, vogliamo bene al nostro suolo e non vogliamo che questo sia calpestato dallo straniero, dobbiamo agire nella massima giustizia e liberi da prevenzioni” disse. Muore il 21 maggio 1945 candendo dal tetto del mezzo su cui stava viaggiando insieme ad alcuni alpini che avevano combattuto al suo fianco. Si è sempre parlato di incidente, ma forti sono i sospetti che venne ucciso dai partigiani comunisti contro i quali lui si era opposto per non rompere l’unità del movimento partigiano. Per il suo valore nella lotta, è stato definito “primo partigiano d’Italia”. Aveva solo 24 anni.

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