ANNO GIUBILARE SAN RICCARDO PAMPURI/ Obbedienza a Dio senza “apparire”

- Laura Cioni

San Riccardo Pampuri: indetto l’anno giubilare per il medico dei Fatebenefratelli, canonizzato 30 anni fa da Giovanni Paolo II

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San Riccardo Pampuri (1897-1930)

Un pensiero di Martin Heidegger, collegato alla fotografia di un campo di erba accarezzata dal vento, dice: “Sublimità di ciò che è dimesso”. La terra e l’aria compongono un’immagine di bellezza semplice e riposante, che unisce insieme concretezza e infinito.

Essa richiama, con poche varianti, al paesaggio di Trivolzio, in provincia di Pavia, dove ieri si è aperto solennemente il Giubileo di san Riccardo Pampuri, il medico canonizzato trent’anni fa da san Giovanni Paolo II. L’iniziativa della diocesi di Pavia vuole avvicinare, attraverso la devozione a san Riccardo, alla misericordia di Dio la gente del posto e i tanti pellegrini che in questi anni vi si sono recati.

Nulla di rilevante sembra esserci nella sua vita. Nato nel 1897 a Trivolzio, perde la mamma ancora piccolo e viene affidato agli zii, a poca distanza dalla casa natale. Studia con risultati buoni, ma non eccellenti e si iscrive alla facoltà di Medicina di Pavia. Partecipa alla Grande Guerra, distinguendosi per aver salvato il materiale sanitario dalla disfatta di Caporetto. In quell’occasione si ammala di pleurite, cosa che segnerà da ora la sua salute. La sua vita di fede è dall’infanzia profonda e centrata sull’Eucaristia. Desidera dedicarsi alla vita religiosa, ma le condizioni di salute sconsigliano di intraprendere quella via. Dopo la laurea nel 1923 ottiene la condotta di Morimondo e qui si stabilisce con la sorella Margherita, esercitando la sua professione con grande cura e carità cristiana. Ma il desiderio di dedicarsi a Dio in modo più completo non l’aveva mai lasciato. Nel 1927 chiede ed ottiene l’ammissione all’Ordine di san Giovanni di Dio. Da allora fino alla morte, nel 1930, egli svolgerà il suo compito di infermiere nelle case dell’ordine, nell’obbedienza e nel nascondimento.

33 anni di vita, spesa nella lode di Dio e nel servizio ai compagni di studio, ai commilitoni, ai malati, ai poveri. Una sobrietà di pensieri tutta tesa all’abbandono alla volontà di Dio nel dovere presente. Un giudizio privo di fronzoli su delicate questioni familiari e politiche. Un fisico non certo granitico, che non si sottraeva alla fatica della professione. Questo si può imparare da un uomo mite e deciso, quando invece molto spesso all’inquietudine si mescola l’orgoglio.

È utile guardare a questo santo semplice, nascosto nelle ore quotidiane in calesse percorrere da medico condotto i campi fino alle case di campagna o da infermiere dirigere il gabinetto dentistico. Ovunque il suo tocco esprimeva l’adorazione per la dignità della persona che gli stava davanti, piena di bisogno e di speranza. Il Giubileo appena istituito possa aiutare a riempirsi a tal punto della misericordia di Dio da farne traboccare un rivolo su chi ci è prossimo.

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