ANTONIO PICCIRILLO, FIGLIO BOSS/ Video Le Iene: “Meglio scemo che camorrista”

- Silvana Palazzo

Antonio Piccirillo, figlio del boss contro la camorra: l’intervista a Le Iene, video. La provocazione: “Se sono così diverso, uccidetemi!”

antonio piccirillo iene
Antonio Piccirillo a Le Iene

«Io lo dirò sempre che i camorristi non fanno bene a nessuno: se per un camorrista io sono uno scemo ben venga, io sono uno scemo», così Antonio Piccirillo a Le Iene: il figlio del boss Rosario Piccirillo si scaglia contro la camorra. «Mio padre lo catalogo nella categoria dei boss, non ha aiutato i propri figli: inevitabilmente saremo coinvolti in tante cose senza volerlo: prima di essere Antonio e Saverio, saranno i figli di…», spiega Antonio, che motiva così i suoi gesti: «Urlo perché sono quelle urla positive, le urla buone: purtroppo questi ragazzi vedono nei genitori un mito, come ho visto io per anni, un mito da non seguire». A proposito del padre: «Lui ora è in un carcere riservato per quelle persone che si sono macchiate di reati più gravi. Come lo definirei? Mi rifaccio a una sua frase: un fallito di successo. Può essere che una persona crede di fare il malavitoso per fare il bene dei suoi figli, ma è un paradosso, è una stro*zata. Non ci sono i presupposti per creare un futuro migliore per i figli: non fateli i figli piuttosto, perché soffrono solamente. La mia infanzia è stata bugiarda: tutte le mamme raccontano bugie ai figli. Dalle elementari mi sono sempre chiesto cosa stava facendo mio padre: si inventavano delle cose e io gli credevo». E racconta come scoprì tutto: «Tirai una pallonata senza volerlo a un ragazzo del quartiere, gli uscì del sangue dal naso e c’era suo nonno che mi disse: “Che hai fatto a mio nipote? Io non ho paura di nessuno, anche se tuo padre è lui” e mi diede uno schiaffo. Mi chiesi “ma chi è mio padre”. Iniziai a chiedere in giro e una mia compagna di scuola mi disse: “Guarda Antonio, tuo padre è questo”. Lessi sul giornale, boss, camorra, racket, estorsioni. Io non potevo accettare che mio padre fosse una persona e per il bene di mia madre la presi in giro: ho deciso di tenermi tutto dentro, il male più assordante al mondo». Clicca qui per vedere il servizio de Le Iene. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“SONO DIVERSO? UCCIDETEMI”

Antonio Piccirillo qualche giorno fa si è fatto coraggio e ha raccontato pubblicamente la sua storia: è figlio di un boss della camorra ma quel mondo gli fa «schifo». Ed è pronto a sfidarlo: «Se sono così diverso, uccidetemi!». Il 23enne è intervenuto con un megafono durante la manifestazione di Napoli indetta in solidarietà alla piccola Noemi, la bambina ferita gravemente per sbaglio durante un agguato camorristico avvenuto venerdì scorso. Lo ha incontrato per “Le Iene” l’inviata Roberta Rei e il servizio andrà in onda nella puntata di oggi, martedì 7 maggio 2019. «C’è chi pensa che la camorra 50 anni fa era meglio di com’è oggi, ma ha sempre fatto schifo, è sempre stata ignobile, non ha mai pagato», ha dichiarato Antonio Piccirillo al corteo. «Le persone perbene sono quelle che rispettano gli altri e i camorristi non rispettano nessuno». Frasi importanti che ha ribadito a “Le Iene”: «Lo dirò sempre che i camorristi non fanno bene a nessuno».

ANTONIO PICCIRILLO, FIGLIO BOSS CONTRO CAMORRA

«Sono Antonio Piccirillo, figlio di Rosario Piccirillo, che ha fatto scelte sbagliate nella vita. È un camorrista. Dissociatevi, figli di queste persone. Perché la camorra è ignobile, ha sempre fatto schifo e non ha mai ripagato». Così ha parlato Antonio Piccirillo al corteo per la piccola Noemi. A “Le Iene” ha raccontato che suo padre è un boss condannato per reati di estorsione, usura e droga. Ora è in un carcere per persone che si sono macchiate di reati gravi. «Se dovessi descriverlo, mi rifarei ad una sua frase: un fallito di successo», ha dichiarato il 23enne. È un ragazzo senza padre, perché non lo ha mai visto: «Per vent’anni è entrato e uscito dal carcere». Non ci sono scuse per Antonio: «Può essere anche che una persona creda di fare il malavitoso per dare un futuro migliore, ma è ‘na strunzata!». In un colpo il “mito di Gomorra” si trasforma in uno schifo. È bastato aprire il suo cuore. Clicca qui per il video che anticipa il servizio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA