BIMBO UCCISO DALLA MAMMA A CASSINO/ Compagna del papà “Voleva rovinare anche me”

- Davide Giancristofaro Alberti

Bimbo ucciso a Cassino dalla mamma: Anna, la compagna di papà Nicola, racconta in tv cosa accadde il giorno del delitto “Lui voleva un alibi ma…”

Cassino, il padre del bimbo (Chi l'ha Visto?)
Cassino, il padre del bimbo (Rai)

Anna, la compagna di Nicola, il padre del piccolo Gabriel, è tornata a parlare in collegamento con la trasmissione Pomeriggio 5, in occasione di una lunga intervista. La donna ha ripercorso i momenti della vicenda, a partire da quando ha saputo del tradimento: “me lo ha detto quando lei è rimasta incinta, mi ha detto che aveva una storia con una ragazza ma io non la conoscevo”, ha esordito. “Lui non voleva Gabriel perchè diceva che non la poteva mantenere. Lei sognava una famiglia ma lui no, ho trovato anche delle lettere nei suoi pantaloni in cui lei diceva che si dovevano sposare sull’altare”. Anna ha spiegato di aver sofferto molto per quella situazione: “Mi sono ammalata ma per amore di mio figlio sono rimasta con Nico”, ha aggiunto. Ha poi confermato di non aver mai conosciuto il bambino e di non aver mai saputo in che rapporti il suo compagno fosse con la madre di Gabriel: “lei era molto insistente, chiamava sempre al telefono, una volta ho risposto io e le ho detto che doveva finirla. Lo chiamava per farsi portare in giro”, ha spiegato. E sul suo rapporto con Nicola ha aggiunto: “ci trattava normalmente, come tutti i giorni, come una famiglia. Io ero felice perchè avevo una famiglia ma non tanto di lui. Quando ho saputo che mi aveva tradito il bene è diminuito”.

Quindi è arrivata a parlare del giorno dell’omicidio del bimbo: “era tranquillo, è arrivato alle 15.30 a casa (il piccolo fu ucciso intorno alle 14.30, ndr), si è seduto a tavola a pranzare”. Quel giorno lui sarebbe dovuto andare a Cassino per una esenzione che però non le fece mai. La sera non fece ritorno a casa né rispose al telefono: “Alle 23.30 mi dice che è in caserma e che è successo un guaio. All’1.30 di notte sono venuti a prendermi i carabinieri per portarmi in caserma, dove sono stata fino alla mattina. Ho detto tutto quello che sapevo”. Alla donna è stata messa in una stanza con il compagno: “lui mi ha detto che dovevo dire che a casa era ritornato alle 14-14.30 ma io gli ho detto che no, avevo detto la verità e che era tornato alle 15.30. Voleva un alibi e voleva incastrare anche me ma io non posso perché ho un figlio da portare avanti”. Quindi ha chiosato: “Se lo avessi davanti gli sputerei in faccia quel cretino, quel bastardo…”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“C’ERA ANCHE IL PAPÀ E…”: LA RICOSTRUZIONE CHOC

Si sono tenuti oggi i funerali del piccolo Gabriel, il bimbo di due anni strangolato e ucciso dalla madre. Ma sarebbe coinvolto anche il padre, Nicola Feroleto. «Lui era lì, gli ha dato due schiaffoni», ha dichiarato infatti Donatella Di Bona agli inquirenti. I due si sono incontrati alle 14.30, ma non riescono a stare insieme perché Gabriel piangeva, quindi lui gli ha dato due schiaffoni. Poi lei ha cominciato a strangolarlo, mentre il padre avrebbe assistito. «Vi tolgo dal mondo, a tutti e due», avrebbe detto lui prima di scappare. Ad Anna, la sua compagna “ufficiale”, Nicola Feroleto avrebbe rivelato: «Io finisco in carcere se dici la verità, quella pazza lo ha ucciso». Quando la donna le ha chiesto perché non avesse impedito l’omicidio, lui ha alzato semplicemente le spalle. Queste sono le novità rivelate da “La Vita in Diretta”, che ha sentito la signora Anna. «Eravamo una famiglia felice, poi è arrivato il diavolo, così la chiamo. Mi disse che Donatella era rimasta incinta e che era suo figlio. Non ci ho visto più. Non l’ho cacciato di casa per mio figlio. Lui non voleva Gabriel, le aveva detto di abortire». Poi ha parlato dei loro rapporti: « Lei non lo amava, lo sfruttava e lo rigirava. Lui è rimasto da me perché lei non ha possibilità, mentre io ho fatto tutto per mandare avanti la famiglia, mentre lui non ha mai lavorato. Io l’amavo, ho dato tutta la mia vita e se n’è approfittato. Mi fa schifo, lo odio, non lo voglio vedere più. È morto per me». Quindi, ha raccontato che Nicola Feroleto le ha chiesto di coprirlo: «Alle 12.15 mi ha risposto e lui mi ha detto che era a Cassino. L’ho aspettato e lui è arrivato alle 15.30. Era tranquillo e si è messo a mangiare. Lui mi ha detto che aveva fatto tardi per il traffico, ma erano passate tre ore. Mi ha chiesto di dire che dalle 14 alle 16.30 stavo a casa. Vuole coprire lei, ma lei lo ha incastrato». (agg. di Silvana Palazzo)

FUNERALI E NOVITÀ: IL PAPÀ È COMPLICE?

«Addio Gabriel Feroleto»: erano in centinaia questa mattina ai funerali nella Chiesa Santa Maria Assunta di Piedimonte San Germano (Cassino) di quel piccolo bimbo ucciso dalla mamma Donatella e secondo le indagini anche con l’aiuto di papà Nicola. Per ora il 58enne si difende e gli inquirenti dovranno ancora dimostrare se e come Nicola Feroleto abbia in qualche modo aiutato la giovane donna nell’orribile mattanza. Decine di palloncini bianchi nella piazza e altri di colore azzurro che formano il suo nome: in chiesa e anche fuori tantissime persone che non conoscevano Gabriel ma che volevano lo stesso dare un’ultima preghiera di sostegno e benedizione a quel piccolo corpo innocente ucciso ancora senza un vero motivo. In diretta a Pomeriggio 5 parlerà invece a breve Anna, la compagna da oltre 15 anni di quel padre che ora è indagato dalla Procura proprio per le dichiarazioni rese dalla signora in merito alla richiesta di alibi da fornire per il giorno dell’omicidio. «La prima volta l’ho chiamato, era mezzogiorno e un quarto e lui mi ha detto che stava a Cassino. L’ho richiamato e non mi ha risposto. Poi l’ho richiamato di nuovo e mi ha risposto e ha detto che stava venendo. Nicola è arrivato alle 15 e 30 e ha subito mangiato, senza dire una parola. Lui mi ha chiesto di confermare il suo alibi, ma io non l’ho fatto, ho detto la verità. Per lui provo odio, gli direi: ‘Mi fai schifo”», ha spiegato a Barbara D’Urso. (agg. di Niccolò Magnani)

IL PADRE È COMPLICE?

Si terranno alle ore 15:00 di oggi i funerali del piccolo Gabriel, il bimbo di due anni e mezzo ucciso dalla madre, Donatella Di Bona di anni 29, in quel di Cassino, in provincia di Frosinone. Due giorni dopo l’arresto della giovane, sono scattate le manette anche per il padre, anche se l’uomo continua a proferirsi innocente ed estraneo ai fatti. E’ certa la presenza del 54enne sul luogo del delitto, ma al momento non è ancora stata stabilita l’ora in cui il camionista si trovava dove è stato ucciso il piccolo Gabriel. In particolare vi sarebbe un’intercettazione fra il padre del bimbo e la sua attuale compagna, in cui l’uomo diceva alla donna di raccontare agli inquirenti che lui si trovava a casa al momento dell’omicidio, forse per costruirsi un alibi. Il programma di Rai Uno, Storie Italiane, ha sentito alcuni dei vicini di casa della donna che ha ucciso il figlio: «Stavo rifacendo la facciata della casa dove abita lei – racconta un uomo – e abbiamo visto la ragazza arrivare con il bimbo in braccio praticamente morto, il cuore si sentiva pochissimo, abbiamo chiamato subito l’ambulanza. Lei aveva lo sguardo perso, immobile, nessuna emozione, zero. Era un bambino solare, sembrava un principino, giocava, rideva, aveva sempre il sorriso». Per l’ultimo saluto al piccolo Gabriel è stato indetto il lutto cittadino a Cassino. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

BIMBO UCCISO DALLA MAMMA A CASSINO: SI INDAGA SUL PADRE

Emergono nuovi retroscena sull’omicidio di Gabriel, il bambino strangolato dalla mamma a Cassino. Li ha evidenziati “La Vita in Diretta”, che ha sentito la nonna del piccolo. Lei ha raccontato che Nicola Feroleto picchiava lei, la figlia Donatella e i figli. Sì, perché Gabriel non era l’unico figlio dell’uomo. È stato sposato con una donna, da cui ha avuto due figli, poi è stato insieme 18 anni con la signora Anna, con cui vive insieme al figlio che hanno avuto in un’altro paese, ma da due anni conosce Donatella, da cui ha avuto Gabriel. “Vi do fuoco, vi incendio tutti”, le minacce rivolte a Donatella e la nonna se avessero parlato. «Lo odio, non meritavo tutto questo. È rientrato alle 15.30, ma appena è arrivato mi ha chiesto di dire che era tornato alle 14», ha raccontato l’attuale compagna di Feroleto. Ma non è l’unica novità emersa: poco prima dell’arresto stava parlando con Lucilla Masucci. «Non so perché mi hanno chiamato, forse mi devono ancora dire delle cose. Sono venuti poco fa», ha dichiarato quando ha visto i carabinieri. «Se ho paura di essere arrestato? No, io ho detto la verità. Se potevo evitare questa situazione, l’avrei fatto. Era un bambino d’oro». Ma ora è accusato di omicidio volontario in concorso. (agg. di Silvana Palazzo)

COMPAGNA DEL PADRE “LO ODIO, MI FA SCHIFO”

Il caso del bimbo di Cassino è stato affrontato anche dalla trasmissione Pomeriggio 5 che ha raccolto le parole di Anna, compagna di Nicola, il padre del piccolo ucciso. Le parole della donna rese ai microfoni del programma di Canale 5 sono durissime: “Lui dopo 3-4 mesi mi disse che era cambiato, che aveva conosciuto una ragazza ma che era stata lei a volerlo conoscere, lei era rimasta incinta, lui voleva farla abortire ma lei disse di no”. Ed in merito al giorno del delitto: “lui era qui ma alle 15.30 non alle 14 come dice… qui è arrivato alle 15.30, ha mangiato, era tranquillo”. E sulla richiesta esplicita di confermare l’alibi la donna ha spiegato: “mi ha chiesto di confermare il suo alibi ma io non l’ho fatto ho detto la verità. Per lui ora provo solo odio, gli direi che mi fa schifo!”. A parlare anche la vicina di casa, Dilma e che ogni tanto giocava e si prendeva cura del piccolo Gabriel: “era un bambino bellissimo, stupendo, intelligente e una cosa indescrivibile. La mamma era come tutte le mamme ma negli ultimi tempi non stava molto bene. Non potevo crederlo, una madre non potrebbe fare mai una cosa del genere a un figlio. Rimpiango che dovevo dire qualcosa a qualcuno e non l’ho fatto, forse all’assistente sociale. Forse avrebbero potuto aiutarla. A lei non direi nulla perchè non credo abbia tanta colpa”, ha chiosato. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

PAPÀ INCASTRATO DALLE INTERCETTAZIONI IN CASERMA

Il papà del piccolo Gabriel è stato incastrato dalle intercettazioni in Caserma, oltre che dalle dichiarazioni della compagna. Aveva prima ammesso di essere arrivato subito dopo la morte del figlio, strangolato dalla madre Donatella Di Bona, poi aveva ritrattato. «Non c’ero. Con questa storia non c’entro nulla», ha dichiarato Nicola Feroleto, come riportato da Il Messaggero. E continua a dirsi innocente, ma la ricostruzione è confusa. Resta un’ora tra le 14.30 e le 15.30 di mercoledì 17 aprile, per la quale l’uomo non riesce a fornire un alibi. Ed è proprio in quel lasso di tempo che sarebbe avvenuto il delitto. Quindi per gli inquirenti Nicola Feroleto era presente mentre Donatella Di Bona strangolava il piccolo, quindi non avrebbe fatto nulla per salvarlo. Tra gli indizi che hanno fatto vacillare il racconto dell’uomo ci sono le intercettazioni ambientali che i carabinieri hanno captato venerdì nel tardo pomeriggio nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri di Cassino. A parlare sono Nicola Feroleto e la compagna con cui vive a Santa Lucia. A un certo punto l’uomo chiede alla donna di confermare la sua presenza a casa, a Villa Santa Lucia, il primo pomeriggio di mercoledì. A confermare la presenza del papà di Gabriel sulla scena dell’omicidio anche Donatella nel corso dell’interrogatorio. (agg. di Silvana Palazzo)

CASSINO, BIMBO UCCISO: PARLA L’AVVOCATO DEL PADRE

Continua a tenere banco la vicenda del bambino di due anni e mezzo morto a Cassino, in provincia di Frosinone, la scorsa settimana. Ad ucciderlo è sta la mamma, Donatella Di Bona, una ragazza 29enne che pare avesse soffrisse di depressione, ma in carcere vi è anche il padre, Nicola Ferolato, accusato al momento di concorso in omicidio. Il suo avvocato, Luigi D’Anna, ha parlato ai microfoni di “Chi l’ha Visto?” stamane per cercare di aggiornare la situazione: «Al momento non ci sono novità – dice il legale – il mio assistito continua a dire di non essere presente sulla scena al momento dell’omicidio e me lo ha continuato a ripetere. Ha cambiato più volte versione, è vero, ma è confuso, e comunque mi ripete sempre “Avvocato, io lì non c’ero”». Fondamentale sarà quindi capire se Renato fosse presente o meno sul luogo dell’omicidio mentre la madre ammazzava il piccolo Gabriel, cominciando dal capire quali celle ha agganciato lo smartphone del Ferolato: «Stamattina mi è stato notificato un decreto di convalida di sequestro probatorio in riferimento al telefonino, e vedremo se la cella agganciata sarà quella del luogo dell’omicidio. Lui dice di essere arrivato tardi».

“È MOLTO CONFUSO”

Anche le testimonianze non collocherebbe in maniera precisa la presenza dell’uomo sulla scena del crimine: «Alcuni teste – prosegue l’avvocato – dicono che era presente sul luogo alle ore 14:30, altri invece lo collocano alle 13:00: non si riesce a capire effettivamente dove stesse, e nemmeno lui riesce a ricordarlo perché è molto confuso. Stamattina sembrava un po’ più lucido e nei prossimi giorni cercheremo di fare un po’ di chiarezza». La sensazione è che il quadro non sia ancora completo: «Ci sarà da lavorare – conclude il legale – ma non so se ci siano altre persone coinvolte in questa storia». Ricordiamo che la madre del piccolo Gabriel si trova in carcere a Rebibbia mentre il padre è al momento detenuto a Cassino.

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