MANLIO CERRONI/ Chi è il “re di Malagrotta”

Ecco chi è Manlio Cerroni, proprietario della gruppo Co.La.Ri. che gestiva la discarica di Malagrotta prima della chiusura e che di recente è stato arrestato dai carabinieri del Noe di Roma

09.01.2014, agg. il 11.02.2019 alle 15:15 - La Redazione
cerroni_malagrotta_r439
Manlio Cerroni (InfoPhoto)

Anche Manlio Cerroni, proprietario della gruppo Co.La.Ri. (Consorzio Laziale Rifiuti) che gestiva la discarica di Malagrotta prima della sua chiusura, è tra le sette persone arrestate dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio. Insieme a lui sono finiti in manette anche l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, l’ex capo della Direzione regionale Energia Luca Fegatelli, l’imprenditore Francesco Rando, oltre a Raniero De Filippis e Pino Sicignano. Per tutti, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Manlio Cerroni, definito “ottavo re di Roma” da Dagospia ma solitamente chiamato “l’avvocato”, è nato 87 anni fa Pisoniano, comune laziale di circa 800 abitanti, è sposato e ha due figlie. Vive all’Eur ed è proprietario della ben nota discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa grazie ai suoi 230 ettari che si estendono tra l’Aurelia e il comune di Fiumicino, chiusa nel settembre 2013 dopo essere stata definita da molti una “bomba a orologeria” stracolma di rifiuti e pronta ad esplodere. Nel marzo dello stesso anno l’Italia è stata anche denunciata dalla Commissione europea per l’ambiente alla Corte europea di giustizia perché parte dei rifiuti scaricati non subivano il trattamento meccanico biologico richiesto dai regolamenti europei. Tifoso della Roma (“ho la tessera in tribuna da trent’ anni”), Cerroni ha sempre detto di aver avuto con Franco Sensi, ex presidente giallorosso scomparso nel 2008, “un legame di sangue, frequentavo anche i suoi genitori”. Secondo La Repubblica (articolo del maggio 2011), Cerroni ha fondato un impero “con 7 mila dipendenti in tutto il mondo, una fatturato da 700 milioni di euro”, mentre Francesco Bonazzi de L’Espresso scriveva che “Re Manlio ha saputo costruire sulla spazzatura e sui fanghi di scarto un impero gigantesco, capace di operare a Brescia come in Australia, a Perugia come in Romania, in Puglia come in Albania. E poi Francia, Brasile e Norvegia”. Non solo, “se domani chiudesse i cancelli dei suoi terreni alla periferia di Roma farebbe cadere il governo in poche ore”, aggiungeva il cronista.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori