Chiara Ribechini, 24enne morì per reazione allergica/ Il papà “Me l’hanno avvelenata”

- Silvana Palazzo

Chiara Ribechini, 24enne morì per reazione allergica dopo una cena in un locale che conosceva bene. Il papà a La Vita in Diretta: “Me l’hanno avvelenata”

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Chiara Ribechini

Morì per uno shock anafilattico il 15 luglio scorso: ora i suoi genitori creano un’associazione. Si tratta di Chiara Ribechini, 24enne di Navacchio deceduta dopo aver cenato, insieme al fidanzato e due suoi amici, in un ristorante di Colleoli di cui era cliente abituale. L’associazione si chiama “Con l’allergia si può” ed è stata presentata a “La Vita in Diretta”. Tra gli scopi prefissati nello statuto c’è quello di aiutare tutte le persone con allergie più o meno gravi a condurre il più possibile una vita normale, proprio come aveva fatto Chiara Ribechini. Spesso infatti chi soffre di allergie rischia di soffrire di marginalità ed esclusione sociale, ma Chiara era riuscita a condurre una vita normale senza isolarsi. «Doveva partire, quindi era felice e contenta. La sera è uscita a cena, poi ci hanno chiamato dicendoci che stava male. Ci siamo catapultati da lei, ma non pensavamo di trovarla senza vita. Abbiamo provato ad aiutare i soccorsi, ma non c’era più niente da fare», ha dichiarato la mamma di Chiara Ribechini ai microfoni del programma di Raiuno.

CHIARA RIBECHINI, PAPÀ: “ME L’HANNO AVVELENATA”

Anche il papà di Chiara Ribechini è intervenuto a “La Vita in Diretta”. «Andava lì dal 2011. Ci andava abitualmente, era quasi come in famiglia, quindi eravamo tranquilli». Nonostante ciò, la 24enne portava sempre con sé il suo kit salvavita. «Evidentemente quella sera è successo qualcosa che… Io dico sempre che me l’hanno avvelenata: sono convinto che se fosse stato un contagio si sarebbe salvata». La mamma ha aggiunto che Chiara prima di cenare fuori si assicurava che fossero esclusi i cibi a cui era allergica. Sapeva bene cosa mancare e le contaminazioni che non potevano sfuggire in cucina. «Chi ha un problema del genere deve stare tranquillo e combattere. Lei lavorava e seguiva i suoi hobby, aveva una vita sociale anche se difficile», ha aggiunto il padre. Nel frattempo prosegue il procedimento penale nei confronti dei gestori del locale e delle due cuoche che quella sera stavano cucinando.



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