Corte Ue vs Salvini: “No a rimpatri rifugiati”/ Morelli: “Sentenza difende immigrati”

- Dario D'Angelo

La Corte Ue con una sentenza ha sancito che i rimpatri dei migranti nei Paesi d’origine non sono possibili se questi rischiano la vita. La replica di Salvini

Matteo Salvini migranti
Matteo Salvini, il caso Diciotti (LaPresse)

No ai rimpatri dei rifugiati nei Paesi d’origine se rischiano la vita anche in caso di revoca, rifiuto status o se delinque: questa la sentenza della Corte Ue che entra in conflitto con il progetto di Matteo Salvini. Lega sul piede di guerra, ecco le parole di Alessandro Morelli a Sky Tg 24: «L’Europa dice sostanzialmente che un immigrato che delinque non può essere allontanato dal Paese se nel proprio Paese rischia persecuzione, dunque l’Europa preferisce il diritto al delitto rispetto alla possibilità di lasciare andare queste persone nei luoghi da cui sono arrivati. Se uno può rischiare di uccidere gli italiani non è un grosso problema, ma è un problema per l’Europa se nel suo Paese potrebbe rischiare qualcosa, magari anche perché lì non ha un passato di lustro. Io sono convinto che l’Europa ancora una volta si mette contro i suoi cittadini e contro gli italiani in questo caso. Ci spiace che l’Europa stia dalla parte dei delinquenti immigrati e non da quella dei cittadini italiani». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

IL COMMENTO DI SALVINI

Prevedibile e contraria la replica di Salvini alla sentenza della Corte Ue in merito al tema dei rimpatri per rifugiati e migranti: «Ecco perché è importante cambiare questa Europa, con il voto alla Lega del 26 maggio. Comunque io non cambio idea e non cambio la Legge: i ‘richiedenti asilo’ che violentano, rubano e spacciano, tornano tutti a casa loro. E nel Decreto Sicurezza Bis norme ancora più severe contro scafisti e trafficanti», scrive il Ministro degli Interni commentando con dura critica la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Insomma, non cambia idea e non cambia sopratutto la legge sulla sicurezza per l’immigrazione: il Governo a guida Conte ora dovrà prendere una decisione in merito al continuare la “linea Salvini” o adeguarsi alle direttive dell’Unione Europea. L’impressione è che, se non si troverà subito un accordo di massima, anche questo caso potrebbe trasformarsi in un “nervo scoperto” piuttosto ingente tra Lega e M5s, per di più a ridosso delle Elezioni Europee. (agg. di Niccolò Magnani)

SENTENZA CORTE UE “CONTRO” SALVINI

La Corte Ue con una sentenza manda di fatto a carte quarantotto i progetti di Matteo Salvini sui rimpatri dei migranti. Con un pronunciamento della Corte di Giustizia europea pubblicato oggi viene infatti sancito che un rifugiato in fuga da un Paese in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumani vietati dalla Convenzione di Ginevra non può essere rimpatriato o respinto nel sopracitato Paese anche se lo status di rifugiato gli viene negato o revocato dallo Stato ospitante per validi motivi di sicurezza. Come riferito dall’ansa, “fintanto che il cittadino di un Paese extra-Ue o un apolide abbia fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese d’origine o di residenza, questa persona deve essere qualificata come rifugiato indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato sia stato formalmente riconosciuto”. La Corte ha infatti ricordato come la stessa Carta dei diritti fondamentale dell’Ue vieta infatti “in termini categorici la tortura nonché pene e trattamenti inumani e degradanti a prescindere dal comportamento dell’interessato e l’allontanamento verso uno Stato dove esista un rischio serio che una persona sia sottoposta a trattamenti di tale genere”.

CORTE UE, “NO A RIMPATRI RIFUGIATI CHE RISCHIANO LA VITA”

La Corte Ue che ha stabilito che un cittadino di uno Stato extra-Ue o apolide non può essere rimandato in un paese dove la sua vita o la sua libertà possano essere minacciate è intervenuta sulla questione in risposta al caso sollevato da un cittadino ivoriano e uno congolese, nonché una persona di origine ceceni, che – come riporta La Stampa – si sono visti revocare lo status di rifugiato o negare il riconoscimento in Belgio e Repubblica Ceca poiché considerate una minaccia alla sicurezza o condannate per un reato particolarmente grave per la comunità dello Stato membro ospitante. I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che le disposizioni previste dalla direttiva del 2011 che regola le procedure di revoca dello status sui rifugiati sono valide ma “la decisione di revocare o rifiutare il riconoscimento dello status di rifugiato non produce l’effetto di privare una persona né dello status di rifugiato né dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status se questa persona ha il fondato timore di essere perseguitata nel suo paese di origine”. In altri termini, la Corte ha riconosciuto che il diritto Ue assicura ai rifugiati una protezione maggiore di quella garantita dalla Convenzione di Ginevra. Spetta alla magistratura nazionale stabilire se l’interessato è da considerarsi o meno un clandestino con tutte le implicazioni connesse a questo status.

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