Daniela Poggiali: chiesto l’ergastolo per l’infermiera/ “Il movente è la personalità”

Chiesta la conferma dell’ergastolo per l’infermiera Daniela Poggiali

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Daniela Poggiali

Il sostituto procuratore generale, Luciana Cicerchia, ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Daniela Poggiali, 46enne ex infermiera Ausl, accusata di aver ucciso un suo paziente. Dopo oltre due ore di requisitoria il pg si è rivolta così ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Bologna: «Chiedo che la sentenza di primo grado – le parole riportate dall’edizione online de Il Resto del Carlino – sia confermata. Non abbiate paura di pronunciare una sentenza di condanna sull’ipotesi di una dose subacuta di potassio». La Poggiali, già condannata in primo grado all’ergastolo, è accusata di aver ucciso la paziente 78enne di Russi, Rosa Calderoni, morta l’8 aprile del 2014, a poche ore dal ricovero presso l’ospedale Umberto I di Lugo, in provincia di Ravenna, a causa di una concentrazione di potassio che l’ha avvelenata nel giro di qualche ora. «Questo è un processo con cui bisogna approcciarsi con serenità, valutando dati e personaggi – ha proseguito la Cicerchia – deve essere un esame complessivo di tutti gli elementi illuminati dal dato statistico».

DANIELA POGGIALI: CHIESTO L’ERGASTOLO PER L’INFERMIERA

Il pg ha voluto sottolineare alcune azioni che la Poggiali è sospettata di aver messo in pratica: «Somministrava a proprio piacimento sostanze medicali ipnoinducenti fino a fare finire una paziente in rianimazione. Utilizzava i degenti per fare dispetto a persone a lei invise, somministrando lassativi che rendevano poi difficile la pulizia alle oss». In aula sono stati poi ricordati due fatti gravissimi, come il furto ai danni di un marito di una signora in coma, e la foto scattata accanto ad una paziente morta, sorridente con i pollici alzati. «Sono chiari elementi da prendere in considerazione – ha chiosato il pg – perché un movente lo dobbiamo trovare. E il movente è nella personalità». La Poggiali era stata condannata all’ergastolo in primo grado a marzo 2016, ma nel 2017 la sentenza venne annullata e l’imputata scarcerata, sottolineando come la paziente fosse morta in modo naturale. Nel luglio 2018 la Cassazione ha rimesso nuovamente tutto in discussione, rinviando ad un appello-bis.



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