LAURA E ROCCO, PROCESSO UN GIORNO IN PRETURA/ Infanticidio o aborto spontaneo?

- Emanuela Longo

Processo alla giovane coppia di fidanzati, Laura e Rocco, accusata di infanticidio: ma il neonato non c’è. Uno dei casi più difficili ripresi dalle telecamere di Un giorno in Pretura

roberta petrelluzzi giorno in pretura
Roberta Petrelluzzi, Un giorno in pretura

Occhi puntati sul caso di cronaca noto come “infanticidio di Pico” nella puntata di oggi di Un giorno in Pretura su Rai Tre. Non mancheranno i momenti di tensione nelle aule di tribunale per ricostruire una vicenda che ha sconvolto una comunità: Laura e Rocco, due giovani fidanzati, si volgono uno contro l’altro con un’accusa pesantissima, quella di aver fatto scomparire il neonato nato dalla loro relazione. Per quanto una vicina di casa sostenga in lacrime di aver sentito chiaramente l’odore della morte provenire dall’abitazione del ragazzo, alla fine la difesa riuscirà a smontare l’accusa: quel neonato non è morto per volontà della coppia, che pure si accusava reciprocamente, ma a causa di un aborto spontaneo. L’unica “colpa” di Rocco è quello di aver tentato di aiutare la ragazza provocandole delle lesioni…(agg. di Dario D’angelo)

INFANTICIDIO DI PICO

Il caso al centro della nuova puntata di Un giorno in pretura narra di uno dei processi più duri ripresi dalle telecamere della trasmissione di Raitre. E’ la storia di due giovani fidanzati della provincia di Frosinone, Laura e Rocco. La ragazza, appena 21enne, il 18 novembre 2012 si presenta al pronto soccorso dell’ospedale di Cassino per un problema ginecologico. Si pensa ad una infezione all’utero ma dopo un attento esame, gli stessi medici rivelano una certa perplessità. Dopo apposite analisi a cui Laura si sottopone al fine di escludere malattie gravi e persino tumori, emerge la verità choc: tutti i sintomi rimandano ad una infezione da parto. La ragazzina non può lasciare l’ospedale se prima non spiega come mai, al suo ingresso, ha negato di avere un bambino e soprattutto deve dire dov’è il piccolo neonato che, a giudicare dal suo stato avrebbe appena pochi giorni. La tensione in ospedale sale sempre di più al punto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma. La cartella clinica di Laura viene così sequestrata e si apre ufficialmente un’indagine non solo sanitaria ma giudiziaria al fine di fare chiarezza sul destino del bimbo. A detta della stessa Laura, nessuno, né il compagno Rocco né le rispettive famiglie sapevano della gravidanza portata avanti.

LAURA E ROCCO, INDAGINI SULL’INFANTICIDIO

La vicenda sulla quale gli inquirenti sono chiamati a indagare è tra le più inquietanti e le ipotesi non possono essere da meno: il neonato potrebbe essere stato partorito in casa e gettato nella spazzatura come un rifiuto, oppure morto chissà in quale modalità o per mano di chi. L’attenzione degli investigatori si concentra così sul contesto in cui sarebbe maturato l’infanticidio. Laura, infatti, viene accusata esattamente di questo reato. Emergono così ulteriori dettagli sulla coppia: lui è di Piedimonte San Germano, lei di Pico. Entrambi vivono un’esistenza tranquilla, tra pranzi e cene in famiglia, centri commerciali e vita casalinga. In questo contesto però si inserisce una gravidanza indesiderata e poi ignorata. In un momento successivo delle indagini però, ecco il colpo di scena: Laura inizia ad addossare tutte le colpe a Rocco, definito un fidanzato infedele. Difficile per gli inquirenti capire chi ha torto e chi ha ragione ed inevitabile lo scontro tra le due famiglie, ciascuna schierata dalla parte del proprio caro. Occorreranno due anni prima che le due differenti versioni possano giungere in un’aula di tribunale, nel corso del processo che deve stabilire come sono realmente andate le cose e che sarà ripreso dalle telecamere di Un giorno in pretura.

IL PROCESSO A LAURA E ROCCO, UN GIORNO IN PRETURA

Nel corso del processo, sarà importante la dichiarazione di una testimone che, come rammenta Fanpage, in lacrime avrebbe raccontato dell’odore di marcio fortissimo, simile all’odore di morte, che inevitabilmente notò nella casa di Pico. Entrambi accusati di infanticidio, le difese di Laura e Rocco tentarono di far valere la tesi dell’aborto spontaneo: il piccolo sarebbe morto naturalmente mentre era nel grembo della madre e Rocco avrebbe solo cercato di aiutarla estraendo il feto dal corpo della compagna. Tesi a cui tuttavia è difficile credere. Al termine del primo grado Rocco viene accusato solo di lesioni (ovvero quelle procurate a Laura mentre tentava di estrarre il feto), mentre in Appello fu assolto. Non si trattava di infanticidio né di procurato aborto, dunque non viene definito alcun reato. Secondo i giudici, Rocco, giovane barbiere, non smaltì il corpicino di suo figlio in un borsone della palestra o nei rifiuti, come invece fu accusato di aver fatto. Due anni fa, il durissimo processo si è chiuso senza colpevoli e senza innocenti. A parte il neonato senza nome.

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