Mare Jonio sequestrata a Lampedusa/ Equipaggio indagato, Bologna “mandateci migranti”

- Niccolò Magnani

Mare Jonio con a bordo 30 migranti soccorsi in Libia, a Lampedusa: nave sequestrata e equipaggio indagato, associazione di Bologna si rivolge a Conte e Salvini

Nave Mare Jonio
Nave Mare Jonio (Ong Mediterranea, Twitter)

Risulta indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina l’equipaggio della Mare Jonio, la nave Mediterranea Saving Human approdata a Lampedusa, dove sono stati fatti scendere i 30 migranti a bordo. Proprio il suo sequestro, ha specificato la Guardia di Finanza, ha giustificato l’ingresso al porto di Lampedusa. Dopo l’accusa riferita da fonti del Viminale, è giunta anche la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’equipaggio da parte della procura di Agrigento come atto dovuto dopo la segnalazione della Finanza. Ai pm ora il compito di valutare se ci sono stati profili di reato o meno. In merito al destino dei migranti, si è espresso Fabrizio Tonello dell’associazione Famiglie Accoglienti di Bologna che rivolgendosi al premier Conte ha lanciato un appello: “Mandateli a Bologna e noi li accoglieremo”. “Siamo un’associazione, possiamo accogliere i migranti della Mare Jonio, attendiamo una risposta”, ha sollecitato Tonello rivolgendosi anche a Salvini. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

EQUIPAGGIO INDAGATO

Dopo lo sbarco dei migranti a Lampedusa, la Mare Jonio è stata sequestrata dalle forze dell’ordine e i componenti dell’equipaggio sono stati iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Come riporta Tg Com 24, si tratta di un atto dovuto dopo la segnalazione fatta dalla Finanza, con la Procura di Agrigento che ora dovrà valutare se ci siano stati profili di reato. «Ultimo viaggio per la nave dei centri sociali #MareJonio: bloccata e sequestrata. Ciao ciao», così il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha esultato per il sequestro della nave, mentre il dem Matteo Orfini mette nel mirino il capo del Viminale: «Salvini ordina il sequestro della #MareJonio. La colpa? Aver salvato dalla morte decine di persone, tra cui una bimba di appena un anno. Evidentemente per il governo era meglio lasciarli morire in mare. Per noi chi salva una vita è un eroe: grazie alla Mare Jonio». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

CONTE: “D’ACCORDO CON SALVINI”

Nuova imbarcazione di una Ong sequestrata nei porti italiani. Questa volta tocca alla Mare Jonio, gestita dall’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Human, che ha soccorso 30 migranti in difficoltà al largo della Libia su un gommone in avaria. La nave sbarcherà presso il porto siciliano di Lampedusa, e la Guardia di finanza, come ribadito anche dal ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha disposto il sequestro della stessa nave con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo essere salita a bordo e aver riscontrato delle irregolarità. Sulla vicenda si è esposto il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che ha fatto sapere di essersi già sentito con Salvini: «Ci siamo sentiti con Salvini – le parole del premier – e siamo d’accordo sul sequestro. La nave era già stata diffidata, ora si faranno le verifiche. C’è di mezzo l’autorità giudiziaria e non entro nel merito. I migranti a bordo verranno fatti scendere e messi in sicurezza, ci mancherebbe, mica li mettiamo nelle patrie galere o li affoghiamo in mare». Le parole del presidente del consiglio sembrano quasi a discolpa del leader del carroccio, visti anche i recenti trascorsi su vicende molto simili. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MIGRANTI, MARE JONIO A LAMPEDUSA: ONG VS SALVINI

Continua lo scontro fra il ministro dell’interno Matteo Salvini, e le Ong, e l’ultimo arriva in concomitanza con il sequestro dell’imbarcazione Mare Jonio a Lampedusa. Il governo italiano ha annunciato di aver preso la decisione di sequestrare lo stesso nave al suo arrivo nel porto siciliano e pronta è giunta la replica della Mediterranea Saving Humans, l’organizzazione non governativa che gestisce appunto l’imbarcazione: «Viminale annuncia sequestro? – si legge sul profilo ufficiale Twitter della stessa – curioso che lo faccia via stampa prima che a noi. Nessuna notifica. Nessuna irregolarità riscontrata. Sequestro è atto per tentare di fermarci. Ma importante per noi è che le persone siano salve. Unico crimine è far morire la gente in mare o in Libia». Quindi un secondo tweet: «Questo è l’unico crimine – si legge ancora – lasciar morire persone in mare e in Libia», con l’aggiunta di un messaggio della piattaforma Alarm Phone, in cui si sottolinea come la guardia costiera libica non abbia risposto alla richiesta di soccorso. Da segnalare anche il nuovo commento di Salvini, che ha scritto sui social: «Mi risulta che la nave Jonio non entrerà a Lampedusa da nave libera. Non voglio portare via il lavoro ai magistrati. Io faccio il ministro dell’Interno e garantisco la sicurezza ai cittadini». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MARE JONIO A LAMPEDUSA

Due donne incinta e 5 minori, in tutto 30 i migranti a bordo della nave Mare Jonio: ebbene, nelle prossime ore è ufficiale sbarcheranno tutti a Lampedusa, l’isola a sud della Sicilia primo avamposto italiano nel Mar Mediterraneo. La nave della Mediterranea Saving Humans che giovedì ha salvato 30 migranti al largo della Libia viene fatta sbarcare dalla Guardia di Finanza che però provvederà al sequestro non appena l’equipaggio toccherà terra: non sarà la prima volta per la Mare Jonio, incappata nella stessa sanzione anche qualche mese fa quando esplose lo scontro col Ministro degli Interni Matteo Salvini. «Partita Mare Jonio per fare ingresso al porto di Lampedusa – scrive la piattaforma italiana su Twitter – per completare le operazioni di salvataggio con lo sbarco dei naufraghi nel porto sicuro, come prevede la legge». La Guarda di Finanza ha però specificato che la Mare Jonio farà sbarco in Sicilia ma verrà sequestrata per «irregolarità riscontrate a bordo».

29 MIGRANTI SALVATI DALLE MARE JONIO

L’emergenza migranti torna ad “esplodere” nelle cronache italiane a meno di 20 giorni dalle Elezioni Europee: nelle scorse ore la Marina Militare aveva già salvato 36 clandestini al largo della Libia, mentre questa mattina la nave della piattaforma Mediterranea Saving Humans, la Mare Jonio, è entrata nelle acque italiane e si dirige verso Lampedusa con a bordo 29 migranti. «Chiediamo l’ingresso in un porto sicuro dove sbarcare uomini, donne e bambini», scrive sui social la stessa nave protagonista nei mesi precedenti di uno scontro accesissimo con il Ministro degli Interni Salvini che in più occasioni ha sottolineato la presenza di ex no global e centri sociali come personale a bordo (su tutti, Luca Casarini). La scorsa notte la nave della rete italiana di soccorso pro-migranti aveva già chiesto al Centro di coordinamento dei soccorsi italiano un porto sicuro dove attraccare: «Ci è stata inoltrata una mail del Viminale – si legge sul twitter della Ong – che chiede di fare riferimento alle ‘Autorità Libiche’, quelle di un Paese in guerra dove i diritti umani non esistono».

MARE JONIO CHIEDE PORTO SICURO: IL “NO” DI SALVINI

La storia si ripete in sostanza, con la nave Mare Jonio che ora nelle prossime ore rappresenterà di certo – a meno di soluzioni “blitz” non previste al momento – un ennesimo problema interno al Governo dopo il già perdurante scontro nella giornata di ieri tra Salvini e Trenta (sì, ancora una volta Lega vs M5s) sull’altra nave della Marina Militare, un caso sinistramente simile a quello della Diciotti. Intanto all’alba, quando la nave Mare Jonio è entrata in acque italiane, è stata raggiunta da due motovedette della Guardia di Finanza di Lampedusa per un «controllo di polizia», ovvero la misura imposta dal Viminale per bloccare la navi con migranti che possono rappresentare un pericolo per l’ordine e la sicurezza dello Stato italiano. In serata ieri lo stesso Salvini, parlando dell’emergenza che si stava profilando tra Marina Militare e Mare Jonio, sentenziava «Per la nave dei centri sociali i porti rimangono CHIUSI!». Ora, la prima emergenza è stata “chiusa” da Conte che ha aperto il porto di Augusta e di fatto già redistribuito tramite accordi con altri Paesi Ue. Per la nave di Casarini & Co. il rischio però è che la trafila e vicenda si facciano tutt’altro che semplici e “brevi”..

© RIPRODUZIONE RISERVATA