’NDRANGHETA E TANGENTI/ Così la “saggezza” della mafia calabrese si è presa Milano

- int. Luca Fazzo

Politici e imprenditori coinvolti in tangenti e affari con la criminalità organizzata arrestati in Lombardia

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Guardia di Finanza (LaPresse)

Una maxi operazione in Lombardia ha portato al fermo di 43 persone tra imprenditori, politici e aderenti a gruppi criminali della ‘ndrangheta. Tra questi spiccano il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle Europee, e il sottosegretario azzurro della Regione Lombardia Fabio Altitonante. Anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana è stato tirato in ballo, dicendo però di non essersi accorto di un tentativo di corruzione nei suoi confronti. Secondo Luca Fazzo, cronista giudiziario de Il Giornale, “evidentemente la corruzione di alcuni politici è qualcosa di endemico destinato a non scomparire mai, anche se ci avevano illuso che fosse così. Inoltre la ‘ndrangheta è stata capace di infilarsi in un sistema che coinvolge imprenditoria e politica con grande abilità”.

A che cosa siamo di fronte? Ad un sistema consolidato, ad un “così fan tutti” che è venuto alla luce?

Siamo di fronte all’immutabilità del sistema correttivo. Cambiano i decenni, cambiano le forze politiche, anche le persone fisiche, ma evidentemente c’è un’anima di malcostume dai piani bassi delle amministrazioni comunali fino ai piani più alti della politica che appare inestirpabile. Colpisce anche come sia singolarmente impavida, non si spaventa delle conseguenze che ormai sono scontate. Prima o poi li beccano invece continuano a farne di tutti i colori.

Può accadere che un politico si trovi coinvolto in intrecci di malaffare che non conosce? Abbiamo sentito le dichiarazioni del governatore Fontana, che ha detto di non essersi accorto del tentativo di corruzione.

Certamente sì è molto facile anche per un politico onesto venir chiamato in causa perché qualcuno millanta il suo nome e quel nome finisce in intercettazioni da cui poi non esci più. Però c’è una capacità di avvertenza che il politico onesto deve avere. Nel caso di Fontana le carte dicono che questo dovere è stato rispettato, anche perché i suoi interlocutori erano tutti personaggi tra virgolette puliti, ci sono altri politici come quelli arrestati che invece hanno avuto rapporti con personaggi con i quali il buon senso suggerirebbe di non intrattenersi.

C’è qualcosa di nuovo dal suo punto di vista nelle modalità con cui i politici favorivano il malaffare e nelle modalità espansive di questo malaffare tramite appalti?

Una qualche lezione si è imparata, nel senso che i soldi che passavano di mano in mano nella valigetta è una modalità quasi del tutto sparita. Vengono messi in campo modalità speculative, come le false consulenze, i finanziamenti che vengono triangolati. Il lato negativo è che rispetto ai tempi di Tangentopoli è molto più presente la criminalità organizzata che opera con l’imprenditoria del nord e con la politica senza che scattino gli anticorpi che dovrebbero esistere, che forse abbiamo ottimisticamente dato per scontato che esistessero.

Eppure abbiamo un ente ben preciso, l’Autorità anti corruzione: ha fallito in qualche cosa in questo caso?

E’ un gigantesco carrozzone che non serve a niente, basti pensare a questa azienda che era il cuore del sistema criminale che operava in collegamento diretto con la malavita organizzata ma era stata inserita nella “white list”, la lista delle aziende con cui le amministrazioni locali potevano interfacciarsi a cuor leggero perché considerata sana e pulita. Ma chi l’ha data questa certificazione? E’ un sistema di controlli che ha dimostrato tutta la sua inefficienza.

Abbiamo visto che si tratta di appartenenti alla ’ndrangheta, la cui infiltrazione in Lombardia è nota da tempo, mentre non lo sono la mafia siciliana e la camorra. Che peso ha oggi la ‘ndrangheta e come agisce? Quello che emerge da questa inchiesta va ricondotta in quale modalità operativa?

Bisogna dire che gli appartenenti alla ‘ndrangheta hanno avuto una grande saggezza nel non focalizzarsi sul reato classico. Mafiosi siciliani e camorristi sono venuti in Lombardia per trafficare in droga e sono stati arrestati quasi tutti. I calabresi invece hanno fatto diventare il loro “core business” tutte quelle attività pulite che permettono di penetrare nel sistema usando le relazioni tra imprenditori e politici. In questo modo permettendo una attività più sicura di quanto sarebbe il sequestratore classico o il trafficante di droga.

E’ un livello più alto, vediamo che sono coinvolti gli appalti Amsa, le partecipate pubbliche e i piani di governi del territorio della regione Lombardia. Sono questi gli ambienti più appetibili, dunque?

Esatto: porte aperte, grande acquiescenza da parte delle aziende che per far affari si rapportano con questi personaggi. Fermarli diventa difficile, ma non impossibile come abbiamo visto in questo caso.

(Paolo Vites)

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