RAMI, “NIENTE CITTADINANZA? MEGLIO INCONTRARE DYBALA”/ Parla l’eroe del bus dirottato

- Dario D'Angelo

Rami, il ragazzino eroe del bus dirottato alle porte di Milano, ha incontrato Dybala: promessa mantenuta. Lo stesso non si può dire per la cittadinanza…

rami dybala 2019 instagram
Rami e Dybala, foto Instagram

Rami Sheata, il 13enne che ha sventato la tragedia sul bus dirottato alle porte di Milano, uno dei suoi sogni lo ha realizzato: incontrare il suo idolo della Juventus, Paulo Dybala. Come promesso il faccia a faccia che il numero 10 bianconero gli aveva richiesto oltre un mese fa, pochi giorni dopo lo sventato attentato, si è verificato: “Sei un eroe, voglio incontrarti”, aveva detto la Joya. Ma c’è un’altra promessa, quella relativa all’assegnazione della cittadinanza italiana al giovane Rami, che a quanto pare non è stata mantenuta. Lo ha detto lo stesso Rami intervistato da L’Huffington Post:”Per quella non si è fatto più vivo nessuno dal giorno prima che incontrassi Salvini (il 26 marzo ndr). Nessuna lettera, nessuna chiamata. Ma non fa niente”. Rami in ogni caso la prende con leggerezza:”Mi interessava molto di più incontrare Paulo (Dybala, ndr)”.

RAMI, “SONO STANCO DI PARLARE DELL’INCIDENTE”

Dietro le parole di Rami si nasconde forse un senso di delusione:”Mi sono stancato di parlare dell’incidente e di tutto il resto. E’ passato, basta. I giornalisti mi hanno fatto molte domande sceme, banali. Ora non li ascolto più. Non voglio sapere cosa dicono, basta. Spero di tornare presto alla mia vita normale. Non voglio più parlare di cittadinanza. Quella è un plus, se mi capita bene, sennò la prenderò a 18 anni”. Il padre sostiene sia stato strumentalizzato dai giornalisti, lui dice:”Ho l’impressione che i giovani come me vengano trattati come bambini, da accarezzare e poi dirgli ‘bravo torna al tuo posto’. Mi dà fastidio”. E a chi gli chiede se la sua generazione, quella di Greta e Simone di Torre Maura abbia qualcosa in più risponde:”Non conosco le storie di Simone e Greta, ma sicuramente posso dire che c’è qualcosa che ci unisce: il coraggio. Siamo una generazione più coraggiosa delle precedenti, questo si. Io eroe? No. Non sono né un eroe né un simbolo. Sono solo il ragazzo di prima”.



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